INCHIESTE SBRICIOLATE

Il flop di Rimborsopoli: assolto anche ex assessore Giuliante

Ancora molti i processi aperti ma prevalgono le assoluzioni

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

378

Giuliante

Giuliante

L'AQUILA. Assolto con formula piena dal Tribunale di Livorno l'ex assessore regionale della Giunta Chiodi, Gianfranco Giuliante. Era accusato di peculato nell'inchiesta su presunti rimborsi facili alla Regione Abruzzo.

Nell'ottobre scorso il Gup del Tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea, su richiesta del pm Gennaro Varone, aveva dichiarato per Giuliante l'incompetenza territoriale del Tribunale del capoluogo adriatico.

A Giuliante erano contestate in particolare spese per 300 euro nell'arco di 2 anni giustificate con fattura in sei ristoranti diversi.

Nella maxi inchiesta, che ha visto recapitare 24 avvisi di garanzia a gran parte della ex giunta regionale e a mezzo consiglio, la Procura di Pescara aveva già richiesto l'archiviazione per ben 15 indagati.

Inoltre, per altri 7 era già stato disposto lo stralcio da parte della procura abruzzese, a causa della competenza territoriale: Alfredo Castiglione (Roma), Paolo Gatti (Roma), Luigi De Fanis (Roma), Mauro Febbo (Verona) e Carlo Masci (Roma).

L'inchiesta scattò nel gennaio del 2014, con le accuse per gli indagati di truffa aggravata, peculato e falso ideologico, riguardanti rimborsi per una cifra totale che si aggirava attorno agli 80mila euro.

 Ai politici abruzzesi si contestava l’aver fatto “creste” su pasti o alberghi. In alcuni casi le cifre contestate, legate ad esempio a missioni al Vinitaly di Verona, erano state irrisorie e i consiglieri durante la due giorni di sfilata in procura per essere interrogati, avevano portato le ricevute e gli scontrini accanto alle memorie dei rispettivi avvocati.

 

La vicenda fece molto scalpore, anche perché l'inchiesta scattò all'inizio della campagna elettorale per la presidenza della Regione Abruzzo, che incoronò successivamente Luciano D'Alfonso.

 

Restano inalterate, invece, le posizioni di alcuni big che erano finiti nell’inchiesta come l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi e l’ex presidente del consiglio regionale Nazario Pagano per cui già da tempo era stata decisa una nuova competenza territoriale. Sarà la procura di Roma, ad esempio, a giudicare la posizione di Chiodi a cui i due pm pescaresi Bellelli e Di Florio (entrambi promossi procuratori) in avevano contestato la cifra più alta di circa 24 mila euro, mentre quella di Rimini esaminerà il caso di Pagano a cui era stata contestata una cifra tra i 10 e 15 mila euro.