PREMONIZIONI

Piano regionale dei rifiuti, i dubbi di Rifondazione: «D’Alfonso chiarisca in Consiglio»

Perché è stata sospesa la Vas?

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Maurizio Acerbo

Maurizio Acerbo

ABRUZZO.  Rifondazione Comunista contesta il Piano Regionale sui Rifiuti e chiede risposte urgenti da parte della Regione.

Proprio lunedì la questione approderà nuovamente in Consiglio regionale dove da quasi 2 anni, però, Rc non occupa più scranni.

Ma oggi il partito, capitanato da Maurizio Acerbo e da Corrado Di Sante, nel corso di una conferenza stampa ha segnalato alcuni fatti. L’interrogativo principale è uno: perché è stata sospesa la Vas del Piano regionale dei rifiuti?

Ed è plausibile pensare che il privato escluso dalla gestione dell’impiantistica nel Piano Regionale preparato da Giunta di centrodestra di Chiodi rientri nel Piano con la Giunta D’Alfonso? E quando si parla di privato Rifondazione si riferisce al monopolista Deco.

Il partito chiede dunque a questo punto che il presidente Luciano D’Alfonso o il sottosegretario Mazzocca rassicurino rispetto all’infondatezza dei loro «cupi presagi».

La Regione Abruzzo aveva avviato nel giugno 2013 il processo di adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti in ottemperanza alla Direttiva 2008/98/UE che lo imponeva entro il dicembre 2013.

La proposta, formulata dalla Giunta Chiodi nel novembre 2013, perfezionata nell’ottobre 2014 e rimasta nel cassetto della Giunta D’Alfonso, finalmente vedeva la luce della VAS in netto ritardo con l’avviso pubblicato sul BURA N° 47 del 16 Dicembre 2015. «Per ragioni che non conosciamo», spiega Maurizio Acerbo, «la procedura VAS è stata  sospesa il 10 febbraio 2016».

La nota ufficiale spiega che lo stop è arrivato per aggiornare e completare il documento di adeguamento del PRGR.

«Saranno ragioni fondate ma non si capisce perché la Giunta non sia intervenuta prima di avviare VAS e comunque sarebbe interessante conoscerle», continua Acerbo.

La circostanza appare preoccupante in quanto la Regione è già soggetta a Procedura di Infrazione per il mancato adeguamento del PRGR, nei termini previsti dalla Direttiva 2008/98/UE.

Ovviamente se la sospensione è dovuta solo a aggiornamento dati (cosa strana visto che potevano farlo prima di avviare VAS) sarebbe solo segno di negligenza, insiste Acerbo. Altra cosa invece se la motivazione reale della sospensione fosse la modifica della strategia del Piano.

«RIAPRIRE LE PORTE AL PRIVATO AMICO DEI POLITICI?»

Il Prgr elaborato durante la Giunta Chiodi, individua negli “Scenari evolutivi della gestione dei rifiuti urbani. Marzo 2014”, tre potenziali bacini regionali autosufficienti per il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati (RUI), con l’impianto Cirsu SpA funzionale al bacino Teramo-Pescara, quelli Cogesa, Aciam e Segen per L’Aquila e Civeta a Chieti.

Secondo Rifondazione il PRGR elaborato al tempo della Giunta Chiodi e sospeso da quella D’Alfonso-Mazzocca dà un obiettivo (molto di sinistra!) per il 2020 della gestione pubblica dell’impiantistica, della completa autosufficienza pubblica.

«Probabilmente scottati dall’inchiesta “Re Mida” volevano mostrare un ravvedimento operoso», commenta Acerbo.

Nel complesso della regione, secondo i piani,  si sarebbero registrate, nella situazione a regime, le disponibilità impiantistiche di L’Aquila ACIAM SpA - GOGESA SpA - SEGEN SpA, Chieti CIVETA SpA, Teramo CIRSU SpA (Pescara non c’è ma sarebbe stata accorpata con Teramo. Secondo Acerbo non sarebbe stata prevista impiantistica pubblica «per non far concorrenza al privato Deco.  Dunque la Deco di Di Zio dopo Rifiutopoli pare che debba uscire dalla programmazione regionale e svolgere un ruolo al massimo solo nella fase transitoria».

«DECO COMMISSIONA LE MODIFICHE AL PIANO?»

A Rifondazione risulta però che la Deco non sia rassegnata a questa sorte e al partito sorge «il legittimo sospetto – considerati i rapporti tra Di Zio e il centrosinistro dalfonsiano» -che la sospensione della VAS possa servire proprio a far rientrare il grande monopolista privato in gioco modificando Piano.

«Infatti», spiega Acerbo, «abbiamo trovato in rete una notizia che conferma nostri sospetti».

Da qui parte la spiegazione di Rifondazione:  Agenia srl ha redatto uno studio “Predisposizione di un documento strategico su nuovo assetto gestionale per il trattamento e smaltimento dei RUI all'interno della Regione Abruzzo”. Il committente dello studio è proprio la Deco.

A tale studio si sarebbe dedicata Elena D’Arrigo negli anni 2014-2015 (dunque quando il piano era già confezionato) e la notizia l’abbiamo trovata proprio sul suo curriculum disponibile on line sul sito dell’Agenia srl».

CHI C’E’ IN AGENIA

Da informazioni reperibili su internet, ricostruisce Rc, Agenia srl è una società di consulenza aziendale che annovera nel team di lavoro Giovanni Caucci, membro del Consiglio di Amministrazione di Picenambiente SpA, società misto pubblica di San Benedetto del Tronto (AP), il cui amministratore delegato, su proposta di Deco SpA, è Alessandro Di Francesco, presidente di AIA SpA, ex socio di Sogesa SpA. Membro del Consiglio di Amministrazione di Picenambiente SpA è anche Giordano De Luca che, ai tempi dell’inchiesta Ecoemme  veniva presentato da Il Centro come “genero di Di Zio ed ex consigliere del cda Ecoemme e della società Ecologica srl”. La compagine sociale di PicenAmbiente SpA risulta costituita al 50,41% da 22 comuni della Provincia di Ascoli Piceno, al 25,27% da Eco Nord SpA di Varese, al 21,80 da Deco SpA di Spoltore (PE) e al 2,48% da Seab srl di Chieti.

COSA PREVEDEREBBE IL PIANO “DECO”?

Lo scenario tracciato da Agenia Srl, secondo la ricostruzione di Rc, condannerebbe le intere province di Teramo, Pescara e Chieti ad essere letteralmente   private di impiantistica pubblica di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati e         dipendenti da Deco SpA in una condizione, sempre più, «di assoluto monopolio».

La proposta relegherebbe le Province di Chieti e Teramo ad un semplice «ruolo di “discarica” di servizio dell’impianto di Deco SpA».

Da dove sono stati tratti certi scenari?

«Da quelli emersi ai tempi dell’inchiesta Rifiutopoli e dalle voci che circolano», spiega Acerbo.

«A parte l’inceneritore, che ormai è in Molise, vale la pena sottolineare, a distanza di circa cinque anni dell’operazione della Procura di Pescara, che lo scenario avrebbe  molte similitudini con il disegno che fu al centro dell’inchiesta Rifiutopoli finita a tarallucci e vino.

Insomma l’impiantistica Deco tornerebbe in campo e in posizione centrale con l’impianto TMB Deco che avrebbe il monopolio nelle province di Pescara-Teramo e Chieti (ovviamente non ci sarebbe posto per il CIRSU). Argenia srl. che non è stata incaricata dalla Regione in sostanza smonterebbe e stravolgerebbe quanto indicato dagli studi redatti da Oikos Progetti srl di Bergamo (società incaricata “ufficialmente” dalla Regione per opera di supporto tecnico-scientifico) e dalle risultanze di “cinque incontri” del Tavolo di concertazione appositamente istituito dalla Regione per l’adeguamento del Piano.

Da quel che ci risulta lo studio di Agenia srl. circola in Regione. Qualcuno lo vuol mostrare ai cittadini?»

 DECRETO INCENERITORI E ACCORDO CON REGIONE MOLISE

Il 5 febbraio 2016, il sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale Mario Mazzocca ha reso noto, nell’ambito della Conferenza Stato Regioni, la volontà/possibilità di un accordo interregionale con il Molise per l’utilizzo del termovalorizzatore di Pozzilli (IS), gruppo Hera SpA, autorizzato per il trattamento di 100.000 tonnellate.

Non è che l’impianto TMB di Deco SpA dovrebbe produrre secondo lo studio Agenia un quantitativo di CSS che corrisponde a quella cifra?

DOVE SON FINITI FONDI PER IMPIANTISTICA PUBBLICA?

Al fine di adeguare impiantistica pubblica erano stati stanziati dalla Giunta Chiodi un bel po’ di fondi FAS. «Sarà casuale ma con la Giunta D’Alfonso ci risulta che siano stati stornati per altri fini», continua Acerbo. «D’altronde se il pubblico non è attrezzato – come accade da sempre in provincia di Pescara – ci si deve rivolgere al privato.

C’è da domandarsi dove si reperiranno i fondi per impiantistica pubblica per il trattamento dei rifiuti se sono stati stornati a più riprese?

Come reperire altre risorse comunitarie se, non avendo approvato l’adeguamento del Piano, non è possibile programmarle ai sensi della normativa europea?»