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Regione e indennità Ria, sindacato: «serve una indagine interna»

«La penitenza e l'astinenza per molti, la gioia ed il divertimento per pochi»

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REGIONE ABRUZZO

ABRUZZO. La Regione Abruzzo nei mesi scorsi ha cominciato a liquidare significative somme di denaro relative alla Ria a favore dei dipendenti regionali titolari di sentenze passate in giudicato.

La storia si trascina ormai da anni e ruota intorno alla contestatissima Ria, ovvero la retribuzione individuale di anzianità, l’indennità aggiuntiva allo stipendio riservata al personale della Regione Abruzzo, concessa con una legge regionale che allineava l’ammontare di tutti i dipendenti regionali alla soglia più alta maturata da quelli provenienti da altre amministrazioni.

Nell’estate del 2014 la Corte Costituzionale aveva dichiarato l'incostituzionalità della Legge Regionale salvando di fatto  la Regione da un salasso da decine di milioni di euro.

Gli anni intanto sono passati e le sentenze definitive sono aumentate: sono 19 quelle che, dopo il primo grado del tribunale dell’Aquila, non sono state appellate dall’Avvocatura regionale che scarica la responsabilità sull’Avvocatura distrettuale dello Stato.

Solo nell'anno 2014, rileva la Uil Fpl,  l'Ente Regione ha provveduto a liquidare una somma pari a 847.064 euro mentre, relativamente all'anno 2015, le somme erogate ammontano a  1.376.672 euro. Ad oggi, insomma, sono usciti dalle casse pubbliche 2.223.736 euro.
Secondo il sindacato l’argomento andava affrontato diversamente dalla Regione proprio perché relativo all'ingente esborso di pubblici denari, con presumibile danno sofferto dall'ente.


Il sindacato (oggi lo dice apertamente senza timore di essere smentito) si sarebbe aspettato in pratica un procedimento di indagine:  in pratica perizie, ispezioni, esami di documenti, investigazioni, per verificare se tutto sia addebitabile da un comportamento gestionale derivante «dalla violazione di regole di condotta amministrativa, ovvero determinato da precise indicazioni dell'organo di governo». 
D'altra parte le invocate indagini ed ispezioni, laddove correttamente espletate, secondo la Uil Fpl, avrebbero, fra l'altro, potuto fornire utili indicazioni in ordine alla attualità, alla certezza, alla concretezza e alla entità determinata o determinabile del presumibile danno erariale sin qui patito.

E sempre il sindacato ha inviato a D’Alfonso ma anche al direttore generale Cristina Gerardis  una diffida al fine di sollecitare l'espletamento di apposita indagine straordinaria, nonché una dedicata ispezione tesa all'accertamento dei fatti e alla ricerca di eventuali responsabilità.

«E le invocate indagini ed ispezioni, oltre a fornire riscontri e responsi in ordine agli interrogativi proposti in data 2 dicembre 2015», insiste oggi il sindacato, «si rendono necessarie anche per favorire l'accertamento della verità in ordine alla circostanza, semmai verificatasi, che avrebbe visto il Responsabile pro tempore dell'Avvocatura Regionale “predicare la quaresima per gli altri ed il carnevale per sé stesso”, vale a dire non aver proposto appello alla sentenza che lo riguardava personalmente».

In totale i dipendenti che hanno presentato il ricorso per ottenere la Ria superano le mille unità.

Di questi, 284 hanno presentato ricorso al tribunale di Pescara, 198 al tribunale dell’Aquila, 36 al tribunale di Avezzano, 31 al tribunale di Sulmona, 28 al tribunale di Lanciano, 25 al tribunale di Chieti, 22 al tribunale di Teramo, 20 al tribunale di Vasto, 4 al tribunale di Roma.