SANITA'

Atri, «nel parto di Noemi sicurezza superiore alla media»

La Asl assicura: ospedale e pronto soccorso sono super attrezzati

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Atri, «nel parto di Noemi sicurezza superiore alla media»

ATRI. Ospedale sicuro, pronto soccorso attrezzato e un parto assolutamente normale e meno straordinario di quanto si creda.

Così la direzione generale dell’Asl Teramana ricostruisce quanto accaduto nei giorni scorsi ad Atri dove una donna ha partorito nel punto nascita chiuso a seguito del decreto Lorenzin.

La donna è arrivata al pronto soccorso con delle perdite e i medici hanno valutato che non ci fossero le condizioni per trasportarla al Mazzini di Teramo. Quattro ore dopo (dunque in realtà il tempo per il trasferimento ci sarebbe stato), ad Atri, è nata la piccola Noemi.

Se parte della politica locale si è appropriata della vicenda per gridare allo scandalo e chiedere una revisione di quanto fatto negli ultimi mesi, la stessa azienda sanitaria ricostruisce tutto, punto per punto, sostenendo che mai è stata a rischio la salute di mamma e bambino e che, soprattutto, parti del genere (ovvero in strutture senza punti nascita) avvengono frequentemente in tutta Italia.

L’argomento è di quelli che scottano: la famiglia della partoriente vogliono risposte precise, Luciano Monticelli, consigliere regionale di maggioranza, fa pressing a tutti i livelli per capire quello che è successo, e l’assessore Paolucci chiede di non strumentalizzare.

Dunque non solo «il pronto soccorso di Atri è sicuro», sottolinea la direzione generale, ma il parto della piccola Noemi è avvenuto «in condizioni di sicurezza superiori alla media» in quanto erano presenti due ginecologi, un’ostetrica, rianimatori e medico di pronto soccorso.

La Asl vuole spazzare via con queste precisazioni le dichiarazioni di qualcuno che nelle ultime ore ha parlato di una presunta insicurezza del nosocomio di Atri e del suo pronto soccorso, in particolare per la sua capacità di accogliere pazienti in gravidanza.

Proprio la situazione di Atri, inoltre, dicono con una certa soddisfazione dalla direzione generale, avrebbe dimostrato l’efficienza del sistema organizzativo della azienda che ha comunque concluso con successo tutta l’operazione.

Insomma nulla di straordinario e, forse, se sullo sfondo non ci fosse stata la notizia della chiusura dei punti nascita la notizia non avrebbe avuto tutto questo clamore, sembra voler dire la direzione generale.
Anche perché le emergenze-urgenze di tipo ostetrico sono affrontate nel Pronto soccorso di Atri in modo non difforme da ogni altra tipologia di patologia attraverso la valutazione delle condizioni della madre secondo l’approccio scientifico internazionale.

 COSA ACCADE QUANDO IN PS ARRIVA UNA PARTORIENTE
Il trasferimento della partoriente in pratica non è un evento insolito ma è normato in Italia attraverso protocolli dedicati e pianificati a diversi livelli a seconda delle diverse realtà regionali.
In Regione Abruzzo tali situazioni sono state ricomprese nel Decreto Commissariale n° 58/15 “Protocollo operativo trasporto perinatale in emergenza” dove è stabilito che la donna che si presenta in “non imminenza di parto” viene assistita dal medico del pronto soccorso a seconda delle condizioni cliniche della donna e viene attivato, a seconda delle necessità, il trasporto in ambulanza nel punto nascita più vicino.

Quando invece la donna si presenta in fase espulsiva – “imminenza di parto” il medico del pronto soccorso deve provvedere all’assistenza del parto e contestualmente al trasporto neonatale attuando le procedure previste. Il rianimatore presente provvederà, se necessario, alla stabilizzazione delle condizioni cardiorespiratorie del neonato.

AD ATRI COSA E’ ACCADUTO
Nel caso di Atri c’è la presenza fissa di Ambulanza Stam per il soccorso avanzato presso il Presidio Ospedaliero di Atri. L’ambulanza è attrezzata anche per il trasporto in termoculla (presente presso la Pediatria di Atri).
Nel caso della piccolo Noemi pur essendo disponibile e presente sia l’ambulanza per il trasporto “in utero” Stam e sia il mezzo di soccorso normale, i medici presenti hanno ritenuto, secondo la propria esperienza e competenza, di non utilizzare il trasporto disponibile, ma di effettuare il parto in ospedale. 

«Il parto è avvenuto comunque in condizioni di sicurezza superiori alla media (due ginecologi un’ostetrica, rianimatori e medico di PS)», assicura la Asl, «e nonostante una situazione di urgenza non assolutamente evidente, atteso che il parto stesso c’è stato dopo oltre quattro ore dall’accesso in pronto soccorso e quindi secondo tempi assolutamente compatibili con il trasferimento presso un ospedale con punto nascita attraverso l’utilizzo di tutti i mezzi presenti e specificamente dedicati».

La direzione generale assicura che i parti in Pronto soccorso, per quanto costituiscono una situazione atipica, sono sempre avvenuti sull’intero territorio nazionale, e potranno avvenire indipendentemente dalle condizioni organizzative del Presidio alle “spalle” del pronto soccorso.