ATTO DI ACCUSA

Febbo smonta le «bufale» di D’Alfonso: «quante balle, dalla banda larga all’agricoltura»

«In realtà restituiamo fondi a Bruxelles e non produciamo progetti»

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Febbo smonta le «bufale» di D’Alfonso: «quante balle, dalla banda larga all’agricoltura»

D'Alfonso

ABRUZZO. Il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo, contro gli «annunci bluff» del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

L’esponente di Forza Italia prende di mira gli «annunci mirabolanti» e le «promesse dispensate a ripetizione su tutto il territorio» del Governatore. Frasi ad effetto, sostiene, che in realtà di concreto avrebbero ben poco.

E Febbo è convinto  che  spesso le dichiarazioni su finanziamenti e fondi rischiano di trasformarsi in un boomerang e che siano niente di più di una commedia teatrale: «molto rumore per nulla».

Febbo prende spunto (ma poi va avanti) dagli ultimi annunci di D’Alfonso sulla tanto sbandierata banda larga. «Abbiamo calcolato», spiega l’esponente di Forza Italia, «che i milioni di euro  annunciati da D'Alfonso ammontano addirittura a 7.147 di cui  solo sulla banda larga ben 301 milioni di euro. Cifre straordinarie che, se fossero realtà, permetterebbero all’Abruzzo di competere con i Paesi più informatizzati del mondo coronando il ‘sogno dalfonsiano’ della Regione Velocissima».

Ma la realtà, assicura Febbo, è ben diversa: «allo stato attuale infatti, i 25 milioni di euro che la Giunta D’Alfonso ha SOTTRATTO all’Agricoltura nel lontano 2014, non vengono ancora rendicontati per mancanza di collaudo (Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013) e quindi quelle risorse , la cui rendicontazione è scaduta il 31.12.2015 sono andate in “trascinamento” sulla nuova programmazione. In pratica non sono state restituite a Bruxelles ma di fatto sono state sottratte alla dotazione per il 2014-2020, tradotto: sono andate perse».

Febbo passa poi alle promesse di  interventi per la Fondovalle Sangro che dovevano essere cantierabili per il 31 agosto 2015 poi prorogato al 31 ottobre 2015: «le date previste sono abbondantemente superate: dal decreto di finanziamento all’intesa Regione-Governo è passato oltre un anno ma del bando di gara nemmeno l’ombra».

Allora tutto rinviato al 2017 come si legge sul Masterplan, ormai divenuto la panacea di tutti mali.

VALLE DELLA PESCARA

Febbo passa poi al centro agroalimentare Valle della Pescara («qui D’Alfonso si è reso autore di un’altra favola).

«Il problema da affrontare e risolvere oggi è solo uno – spiega Febbo – e riguarda la proprietà immobiliare che causa le perdite di bilancio per imputazione dell’ammortamento nel conto economico. L’unica soluzione quindi è l’acquisizione, a costo zero, da parte della Regione del 23 % delle quote degli altri Enti in modo da diventare proprietaria del 100%, cioè ‘in house’ , come Abruzzo Engineerig, Abruzzo Sviluppo e Saga. Con il governo regionale di centrodestra era iniziato un percorso virtuoso portato avanti dall’allora Cda che è stato interrotto dalla giunta D’Alfonso».

La Regione per il momento ha acquisito la società Sma, che gestisce alcuni servizi all’interno del mercato (i cui bilanci sono spesso in perdita o in pareggio), che ha 7 dipendenti.

«Le criticità non si risolvono in questo modo», dicono Febbo e Lorenzo Sospiri, «ma vanno ricercate altrove: il mutuo milionario che grava sulla Valle della Pescara che risale a 15/20 anni fa e non è stato affatto rinegoziato e non sono stati neanche pagati altri debiti trascinati da esercizi molto precedenti, tant’è che molti creditori si sono affrettati a smentire quanto dichiarato nel corso della conferenza stampa di lunedì scorso. Si sono liberate un po’ di risorse finanziarie accettando una transazione con una società informatica sulla cui positività dell'operazione nutriamo moltissimi dubbi e su cui chiederemo chiarimenti. Quindi tutte le problematiche restano irrisolte, e tra qualche mese saremo punto e a capo, con altri costi a cui far fronte».

«Il cda che presiedevo – sottolinea l’ex presidente del mercato ortofrutticolo Stefano Costa – aveva operato tagli significativi con una consistente riduzione; avevamo deciso poi per la liquidazione preventiva proprio per difendere il patrimonio immobiliare ed arrivare a una cessione gratuita da parte degli Enti proprietari del restante 23% del Capitale Sociale. Peraltro con  il nostro piano industriale c’erano tutti i presupposti per garantire alla Regione il pagamento di un affitto per 400.000 euro annui a rimborso del mutuo residuale. Ci sarebbe stata una drastica riduzione dei costi relativi a Imu, Tasi, Tarsu e ammortamenti. Il governo di centrosinistra però ha deciso di fare tutt’altro: non è stato rinegoziato nessun mutuo, non esistono documenti che lo attestano; probabilmente aumenteranno gli affitti a carico dei commercianti. Sono stati sbloccati 1,2 milioni di euro che noi avevamo pignorato ma se oggi avranno liquidità a disposizione tra 1 o 2 anni ci saranno enormi problemi. Tra l’altro, i revisori dei conti che hanno sempre dato parere negativo ai nostri bilanci oggi, al primo della nuova gestione, hanno dato parere positivo nonostante siano state rilevate “le stesse criticità”. Infine – conclude Costa – voglio ricordare a D’Alfonso, pronto a criticare le passate gestioni, che è stato membro del cda dal 2005 al 2009».

«DICHIARAZIONI INFARCITE DI INESATTEZZE»

«Le dichiarazioni dell’ex assessore regionale Febbo sul centro agroalimentare La Valle della Pescara sono infarcite di inesattezze», replica l’assessore Dino Pepe. «I conti della società erano deficitari, tanto da far pensare al fallimento. non veniva svolta neppure attività minima di manutenzione all’interno della struttura; il sodalizio è stato sciolto per aprire la fase di liquidazione non certo l’acquisizione di altre quote, che peraltro nessun socio intendeva cedere alle condizioni proposte. Ancor prima dell’apertura della liquidazione», continua Pepe, «era già in programma una imbarazzante cessione immobiliare, prodromica a trasferire a terzi la struttura che ospita il mercato. A ciò deve aggiungersi che la Valle della Pescara non ha acquisito la SMA ma ha solo riportato all’interno i servizi da questa gestiti; i liquidatori, prima di lasciare l’incarico, hanno stipulato convenzioni (anche con SMA) che meriterebbero approfondimento;  la transazione raggiunta con un fornitore, che ha portato notevole risparmio, nasce forse da contratti “discutibili” precedentemente stipulati; nei bilanci relativi ai precedenti esercizi era stato stranamente appostato un debito proprio verso quel fornitore, debito poi contestato in giudizio dagli stessi amministratori della società; i crediti dei due fornitori (in tutto circa 80mila euro) che – a mezzo del loro legale – si dichiarano insoddisfatti sono stati contestati anche nelle competenti sedi».