LA SENTENZA

Precari Regione, vittoria in appello. Ente condannato a 1,5 mln di euro

Per i giudici il lavoro dei co.co.co era «indispensabile»

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Regione Abruzzo, lascia anche la dirigente del personale con delega a La City

L'AQUILA. La Regione Abruzzo rischia di dover pagare circa un milione di euro dopo la condanna seguita al ricorso di precari assunti come co.co.co, poi mandati via e non riassorbiti come i loro colleghi.

La Corte d'Appello dell'Aquila, il 21 gennaio scorso, ha confermato le sentenze di primo grado accogliendo i ricorsi di tutti i ricorrenti che hanno chiesto l'accertamento della propria posizione lavorativa, riconoscendo il diritto alle differenze retributive.

«Ciascuno dei ricorrenti era indispensabile per garantire la funzionalità del servizio in ausilio alla struttura», scrivono i giudici. «Gli assunti a termine - si legge ancora - svolgevano la stessa attività del personale di ruolo nel senso che si posizionavano in affiancamento o in ausilio».

Dunque la Regione è stata condannata a risarcire circa 70 lavoratori, precari ‘storici’ dell’Ente, ai quali il tribunale ha riconosciuto la natura subordinata del rapporto di lavoro.

Per i giudici non si può non evidenziare come in alcuni casi i precari costituissero l'intera dotazione organica e «l'unico lavoratore di ruolo era il responsabile».

Sempre i giudici, però, ricordano che «la collaborazione coordinata e continuativa è uno strumento ideato dal legislatore per rispondere agilmente a bisogni qualificati e temporanei, senza per questo dover aumentare il numero del personale stabilmente in servizio».

Questo vuol dire che quelli che la Regione indicava come "progetti" (essenziali proprio per instaurare un contratto co.co.co) erano in realtà «le esigenze istituzionali che ogni ufficio evidenziava al fine di acquisire personale, assunto con contratto di collaborazione» e che «è stato mantenuto in servizio, attraverso la reiterazione dei contratti, per svariati anni».

L'esecuzione forzata, per la quale ci sarà la sentenza il 15 febbraio, è instaurata sulla base della sentenza di primo grado.  A ciascun ricorrente sono stati riconosciuti mediamente 30 mila euro, secondo una stima Palazzo Silone dovrà quindi sborsare complessivamente circa un milione e mezzo di euro.

Intanto il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle annuncia un'interrogazione al presidente, Luciano D'Alfonso, per sapere come questi rimborsi dovranno essere versati e cosa è stato fatto finora per scongiurare «questa ennesima spesa dovuta solo a una politica assente e a una gestione della cosa pubblica fallimentare».

Nel parlare, a proposito dei precari, «di ultima vicenda in ordine di tempo», il grillino sottolinea: «assistiamo ogni giorno a notizie disarmanti riguardanti il mondo del lavoro».

Reddito minimo garantito, sostegno alle piccole e medie imprese e una politica del lavoro con una visione volta al futuro e non all'emergenza sono gli ingredienti che il M5S propone per una risoluzione dei disagi lavorativi che colpiscono tanti abruzzesi.

«La Regione, a sentire questi lavoratori, li ha sfruttati per tutto il periodo del contratto affidando loro compiti da impiegati superiori, predisponendo però stipendi e garanzie al livello di collaboratori Co.co.pro. E' amaramente ironico - continua Pettinari - che oggi a fare i conti con questa 'bega' da un milione di euro sia proprio la maggioranza che nella precedente legislatura, come opposizione, ha invitato i dipendenti a fare ricorso. Ed è ancora più triste che oggi, che si governa, il rispetto per i lavoratori, sbandierato quando si era in opposizione, vacilla. Facciano da esempio i dipendenti del Ciapi, Maiella Morrone, Attiva e tante altre categorie che sono tenute sotto scacco da una politica del lavoro fallimentare».

«Si tratta di una vicenda che risale a diversi anni fa», spiega Il vicecapogruppo del PD in Consiglio regionale Alberto Balducci, «allorchè furono chiamati alcuni lavoratori a progetto in Regione. Ad essi erano state affidate mansioni da impiegati subordinati, spesso con una funzione superiore al progetto per il quale erano stati assunti ma con stipendi inferiori. Durante la consiliatura Chiodi i contratti vennero a scadenza: una parte di essi fu riconfermata, altri invece persero il lavoro. Questi ultimi si sono rivolti alla magistratura per ottenere gli emolumenti spettanti ai lavoratori subordinati».

 Secondo il vicecapogruppo «tutto questo si sarebbe potuto evitare ricorrendo allo strumento del corso-concorso, come fatto da altre Regioni, per stabilizzare i precari. La sostanza del discorso è che ora dobbiamo accollarci oneri per i quali non abbiamo responsabilità: un lascito ulteriore della pesantissima eredità tramandataci dal precedente governo di centrodestra».