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Pensionati alla guida di autobus: «caso immorale, Regione intervenga»

La Filt Cgil scrive al presidente dell’Inps Tito Boeri

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Pensionati alla guida di autobus: «caso immorale, Regione intervenga»


ABRUZZO. Sono passati altri due anni e, nel frattempo, è cambiato anche il governo regionale, ma la vicenda dei pensionati Inps che dopo aver fruito di importanti agevolazioni normative per anticipare anche di cinque anni l’età pensionabile rispetto alle regole generali, vengono poi assunti da aziende private, alla guida di autobus per espletare il servizio di trasporto pubblico locale e scuolabus, non si è affatto arrestata.

Anzi si è accentuata come sono a dimostrare le ulteriori assunzioni registrate proprio nei giorni scorsi.

Nonostante le numerose denunce portate avanti negli anni dalla Filt Cgil, documentate anche da materiale fotografico che ha immortalato pensionati (anche settantenni) alla guida di pulmini e di autobus, sia le amministrazioni comunali che la stessa Regione Abruzzo che finanzia peraltro con contributi pubblici tali imprese, non mostrano interesse su questo fenomeno (particolarmente diffuso nella provincia teramana ma non solo) che il sindacato definisce «a dir poco vergognoso».
«Lo è per diversi motivi», commenta il segretario Franco Rolandi, «a cominciare dal contesto di grave crisi occupazionale che nella nostra regione è particolarmente pregnante e che colpisce nello specifico le fasce più giovani.  Lo è anche per i tanti ultrassesantenni ai quali la riforma Fornero ha impedito dall'oggi al domani di poter accedere ai trattamenti pensionistici, costringendoli, anche in presenza di lavori usuranti e particolarmente logoranti a ritardare la fuoriuscita dal lavoro fino ad oltre 66 anni. Lo è perché, non a caso, un provvedimento normativo (D.P.R. n. 157 del 28 ottobre 2013) proprio in relazione alle caratteristiche di un'attività usurante e impegnativa quale quella dell'autista di pullman e che necessita di prontezza di riflessi e di condizioni psico fisiche e di salute adeguate, ha introdotto la pensione di vecchiaia anticipata a favore del personale viaggiante prevedendo un requisito anagrafico ridotto di cinque anni rispetto a quello in vigore per la generalità dei lavoratori dipendenti. Lo è infine perché queste aziende che assumono pensionati peraltro con contratti molto spesso irregolari, beneficiano di cospicui contributi regionali frutto delle tasse dei cittadini, alfine di effettuare un servizio pubblico essenziale ovvero il trasporto pubblico di pendolari, studenti, lavoratori, pensionati ecc ai quali va garantita una prestazione dignitosa che escluda in alcun modo qualsiasi rischio in termini di sicurezza. Una garanzia che un settantenne alla guida di un autobus. sicuramente non può fornire».
La Filt Cgil Abruzzo, pertanto, chiede che vi sia un intervento risolutivo del presidente della Regione Luciano D'Alfonso, preannunciando che su questo fenomeno è stata inviata una segnalazione al Presidente dell'Inps Tito Boeri.
Intanto il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Riccardo Mercante, ha presentato una interrogazione.

«Il trasporto pubblico», sottolinea Mercante, «dovrebbe essere espletato in condizioni di massima sicurezza per l’utenza e viene, invece, affidato a pensionati, in alcuni casi anche settantenni, che di fatto tali condizioni di massima sicurezza non sono assolutamente in grado di garantire. E non è un caso che a ribadirlo sia lo stesso legislatore statale che con il D.Lgs. 414/1996 ha previsto, proprio in considerazione del carattere usurante e faticoso della attività di autista che necessita di prontezza di riflessi e di condizioni psico-fisiche e di salute adeguate, ha introdotto la pensione di vecchiaia anticipata in favore del personale viaggiante prevedendo un requisito anagrafico ridotto di cinque anni rispetto a quello in vigore per la generalità dei lavoratori dipendenti».