VERGOGNA INFINITA

Pasticcio lavori diga foranea e barriera: sospesa procedura e atti negati

La diga foranea è formalmente un abuso edilizio ma le carte rimangono segrete

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Pasticcio lavori diga foranea e barriera: sospesa procedura e atti negati

Il ministro Del Rio

ABRUZZO. La Regione Abruzzo con una nota dell'11 gennaio scorso ha chiesto al Provveditorato alle Opere Pubbliche di certificare che le opere proposte per il Porto di Pescara, l'intervento sulla Diga foranea e la barriera soffolta, siano corrispondenti al Piano Regolatore Portuale vigente.

La questione è assai delicata ed era stata sollevata nelle osservazioni ai due procedimenti presentate dalle associazioni.

Infatti il Provveditorato negli elaborati progettuali aveva evidenziato che i due progetti si ponevano nel solco degli interventi previsti dal nuovo e contestatissimo Piano Regolatore Portuale che, però, come è noto, non è stato ancora approvato.

«La forzatura è evidentissima e non fa altro che evidenziare la volontà di mettere tutti davanti al fatto compiuto», spiega il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, «imponendo un Piano regolatore portuale faraonico e fuori scala rispetto al contesto cittadino iniziando a costruire le opere prima ancora della sua approvazione da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Ricordiamo che il Provveditorato ha già incredibilmente appaltato le due opere. In ogni caso crediamo che i progetti siano da rigettare immediatamente per le gravissime conseguenze sugli aspetti di sicurezza idraulica di Pescara e della navigazione già ricordati precedentemente».

NORMALE AMMINISTRAZIONE E ABUSI EDILIZI

Proprio dai documenti allegati ai due lavori che prevedono di fatto l’apertura della diga foranea ed una barriera soffolta era spuntato fuori un rigo nel quale i progettisti dichiaravano candidamente che la diga foranea è stata costruita in difformità rispetto al progetto esecutivo.

In altre parole la diga foranea è un abuso edilizio e per questo, secondo alcune voci non confermate ma nemmeno smentite, non sarebbe mai stata collaudata all’epoca della sua costruzione (1995) e nemmeno accatastata.

Ora si pongono vari problemi non secondari che riguardano per esempio il pagamento della ditta che eseguì i lavori e che di sicuro risparmiò sulla spesa visto che la diga è stata costruita molto più vicina alla costa. Inoltre, non essendo mai stato sanato l’abuso non si capisce come si possa intervenire con un appalto, modificando l’abuso edilizio senza che alcuna autortità pubblica ne ravvisi almeno la “singolarità” della procedura.

Misteri, segreti, muri di gomma ed una omertà che dura da venti anni celano ormai segreti inconfessabili che, però, potrebbero riemergere proprio ora quando per porre rimedio ad un progetto nefasto bisognerà trovare almeno 300 mln di euro. 

Per custodire i segreti il miglior modo è negare le carte: successe già nel 2001  quando il consigliere Acerbo dovette ammettere che il progetto esecutivo non si trovava ed era sparito.

Nonostante tali affermazioni non vi è mai stata una verifica né denunce o inchieste della magistratura che abbiano potuto scrivere una verità alternativa.

Sta di fatto che PrimaDaNoi.it ha cercato di fare luce e capire come stessero le cose senza successo.

Abbiamo interpellato il vicesindaco di Pescara, Enzo Del Vecchio, che ha promesso di interessarsi senza esito fino ad ora.

Abbiamo poi fatto un accesso agli atti al Ministero e a al Provveditorato delle opere pubbliche che hanno avuto ancora una volta l’occasione di dimostrare come le istituzioni pubbliche siano impenetrabili, altro che propaganda governativa sulla trasparenza.

E nonostante tutte le formalità del caso e la richiesta di informazioni ufficiale il responsabile del procedimento, ingegnere Enrico Bentivoglio, recupera dal suo archivio una risposta che poteva benissimo essere scritta venti anni fa, visto che si basa esclusivamente sulla legge del 1990 che prevede un interesse concreto e specifico di chi richiede atti e documenti.

«L’istanza del richiedere deve essere sorretta da un interesse giuridicamente rilevante così inteso come un qualsiasi interesse che sia serio, effettivo, autonomo  non emulativo non riconducibile a mera curiosità e ricollegabile all’istante da uno specifico nesso», si legge nella risposta di diniego.

Ora tutto si può accettare ma rimbalzi del genere di vecchio stampo burocratico proprio no anche perché fuori dal tempo e non più sostenibili.

Negare nel 2016 gli atti  ad un giornalista significa continuare a giocare al Medioevo e questo fa sorridere amaramente ed è inaccettabile se dietro quella ricerca c’è la voglia di capire perché gli abruzzesi siano stati costretti a sopportare e pagare con le proprie tasche una sciagura come quella del porto di Pescara che succhierà ancora milioni di soldi pubblici tra sospetti e opacità.

Il sospetto che è i burocrati difendano se stessi da una o più sviste abbastanza grosse se è vero che questa vicenda non è mai emersa prima e le resposnabilità del ministero in questo caso sarebbero gravissime. Allora il solerte burocrate ci informa che non è ammesso un controllo generalizzato di chiunque ma evidentemente nemmeno dei controllori che in venti anni non si sono accorti di aver realizzato un abuso edilizio nemmeno mai collaudato.

Ma il ministro Del Rio è a conoscenza di tutte queste cose? Sa che quell'abuso edilizio è stato costruito male e progettato peggio ed è stata la causa del mancato sviluppo del porto di Pescara? 

A questo punto -come stiamo facendo già da alcune settimane- gireremo tutto alla autortità anticorruzione perché altro non ci rimane da fare e non siamo più disposti, come giornale e come cittadini, ad essere trattati come sudditi.
Altro non possiamo fare vista anche la totale indifferenza della politica.