ACCOGLIENZA

Migrati, Sclocco: in Abruzzo previsti 310 posti per eventuali nuovi arrivi

Assessore: «numero da dividere per quattro province, accordi già presi»

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L'assessore Sclocco

ABRUZZO. Una recente circolare del ministero degli Interni ha informato le regioni italiane delle quote ancora non attribuite per la distribuzione dei migranti.

L'assessore Marinella Sclocco spiega che per l'Abruzzo si tratta di un numero di 310 immigrati che devono ancora essere assegnati e che devono essere divisi per le quattro province. I conti sono presto detti: sono 78 immigrati a provincia compresa quella di Pescara. A questi, qualora dovessero arrivare, si aggiungeranno i 1.852 presenti già sul territorio regionale.

Si tratta dunque di cifre che riguardano la predisposizione di posti da garantire ad eventuali immigrati che dovessero essere smistati nella nostra regione anche se al momento- assicura Sclocco- non si conosce ancora con certezza il numero esatto di nuovi arrivi.

«La loro permanenza - spiega Sclocco - dipende dai tempi lunghi per le procedure dello status che possono durare da sei mesi ad un anno».

Secondo l'assessore il numero degli immigrati in Abruzzo è assolutamente assorbibile e la provincia di Pescara per ora in percentuale ne può assorbire altri. Il costo giornaliero per sostenere un immigrato è di 30 euro, mentre all'immigrato vengono dati per spese minute 15 euro a settimana.

Intanto è attivo il Bando Nazionale SPRAR (Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che consente la presentazione delle domande da parte degli enti locali che desiderano prestare  servizi finalizzati all’accoglienza. Ci sono poi i bandi delle Prefetture per il Circuito di Accoglienza Straordinaria (Cas) che invece sono rivolti ad associazioni, cooperative e soggetti privati che gestiscono il servizio in forma diretta. 

«Questa procedura, determina elemento di preoccupazione dei Comuni  - spiega il presidente di Anci Luciano Lapenna – e incide negativamente anche in relazione alla scelta di partecipare al bando SPRAR poiché le quote che vengono attribuite ai territori si sommano senza alcuna programmazione».

L’associazione ha ribadito la richiesta di attuare un criterio di assegnazione con un parametro di uno/due immigrati ogni mille abitanti, così come accade in altre regioni italiane,  in maniera da evitare concentrazioni anomale e problematiche che insistano su stesse aree territoriali o addirittura stesso Comune.

Per questo motivo, Anci Nazionale ha già chiesto al Ministero, che aveva dato rassicurazioni in tal senso, di dare alle proprie Prefetture indicazione di non coesistenza di strutture aderenti alla rete Sprar con quella del (Cas).

Inoltre  -  sottolinea Lapenna -  nel caso in cui sul territorio di un Comune fossero già presenti strutture di accoglienza straordinaria, i posti eventualmente attivati in Sprar andrebbero a ridurre e gradualmente sostituire quelli di accoglienza straordinaria “

L’Anci aveva anche chiesto che della procedura Cas fossero informati e coinvolti i Comuni interessati che, si vedono ad oggi  totalmente esclusi dalla possibilità di poter interloquire sulle assegnazioni, nel momento i cui le Prefetture ne designano la dislocazione .

Una richiesta ad oggi disattesa, con preoccupazione dei sindaci.