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La rivincita di D’Alfonso passa anche per Toyo Ito

Nuove iniziative per riportare i cocci del bicchierone a Pescara

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La rivincita di D’Alfonso passa anche per Toyo Ito

ABRUZZO. Il nuovo D’Alfonso, quello rinato dopo la buia stagione giudiziaria, sembra ripercorrere le medesime tappe dell’’epoca d’oro’ di quando era sindaco di Pescara. Le due stagioni sembrano sovrapponibili per varie ragioni e qualche volta, per le eccesive coincidenze, sembra che ci sia una volontà precisa nel ripetere percorsi simili o addirittura uguali.

E così anche l’idea annunciata oggi di voler riannodare i fili, spezzati tragicomicamente, con l’architetto giapponese Toyo Ito non sarebbe né il primo dejavu né l’ultimo.

Fino a qualche ora fa quello sembrava essere un capitolo chiuso, molto male, (l’opera implose miseramente poche settimane dopo l’inaugurazione), ma anche molto bene (perché le due inchieste aperte morirono per consunzione).

Oggi il coup de théâtre: il presidente della Regione vuole stravincere su tutta la linea e per questo ha espresso la volontà precisa di fare di tutto affinchè si possa recuperare quel feeling (metafora di una stagione che doveva finire diversamene) anche semplicemente affidando un nuovo incarico all’archistar nipponico.

E questa è la volontà, sperando che il nuovo "Calice" (Huge Wineglass) possa avere migliore sorte.

«Io credo - ha detto il presidente D'Alfonso - che il rapporto con questo gigante dell'arte e del design mondiale non possa essere concluso con quella vicenda dolorosa che fu la vicenda di Toyo Ito a Piazza Salotto. Vorrei per questo riallacciare il rapporto con lui in modo che concepisca una nuova opera d'arte da collocare in un luogo idoneo, sperando che l'atmosfera, la circostanza, il clima, la complessità delle condizioni consentano una migliore riuscita. Io ho scritto una lettera a Toyo Ito che per quanto mi riguarda é luce di bravura mondiale. Critiche? Il contrario della critica é il cimitero. Le critiche fanno bene alla democrazia e all'economia, all'arte e alla cultura. Le critiche sono un elemento di vitalità» ha detto il Governatore.

Le critiche fanno benissimo se si sanno digerire, metabolizzare e anche utilizzare e, forse, per questo è umanamente comprensibile la voglia del politico D’Alfonso di rivincita verso “il destino” ed una magistratura “nera” che l’hanno disarcionato; comprensibile è anche riuscire a portare a termine le cose lasciate traumaticamente in sospeso.

Sarebbe, però, utile a tutti (principalmente al governatore) che anche lui si lasciasse alle spalle quella stagione ormai passata (in giudicato) senza più sentire il bisogno di evocarla ossessivamente e tornasse a vivere in questo tempo. Se non altro per fare cose belle, diverse e magari migliori di quelle che voleva fare dieci anni fa.

Sarebbe anche bello se si potessero evitare gli stesi errori del passato anche quelli che la magistratura sembra aver validato.  In fondo anche governare con metodi completamente diversi e nuovi sarebbe una bella sfida.