IL PROCESSO

Discarica Bussi: processo Chieti,18 marzo udienza Cassazione

Si esamina ricorso Pm contro la sentenza

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Processo Bussi: i Pm depositano ricorso in Cassazione

Bellelli e Mantini

PESCARA. È stata fissata al 18 marzo prossimo davanti alla prima sezione della Corte di Cassazione l'udienza sul cosiddetto processo di Bussi, in seguito al ricorso presentato dai pubblici ministeri Maria Rita Mantini e Giuseppe Bellelli.

Lo rende noto il Wwf, ricordando che il processo, celebrato in Corte d'Assise a Chieti, si era concluso il 19 dicembre 2014 con l'assoluzione per tutti i 19 imputati dal reato di avvelenamento delle falde acquifere a Bussi sul Tirino (Pescara) - dove nel 2007 furono scoperte le cosiddette discariche dei veleni della Montedison - e con la dichiarazione di intervenuta prescrizione per quello di disastro ambientale, accertato dalla sentenza, ma derubricato da doloso, cioè volontario, a colposo.

La scelta sulla seconda imputazione, alla base della prescrizione, è stata attaccata dai pubblici ministeri che, nel ricorso, chiedono l'annullamento della sentenza per difetto di motivazione sulla derubricazione.

«Il processo di Bussi perviene al momento decisivo - commenta l'avvocato Tommaso Navarra che tutela il Wwf Italia, parte civile nel procedimento - Dinanzi alla Suprema Corte si porrà il problema di verificare la correttezza o meno dalla derubricazione con conseguente prescrizione del reato principale contestato. Come parte civile abbiamo sostenuto con convinzione le tesi della pubblica accusa e non possiamo in questa sede che confermarlo».

 Il delegato Abruzzo del Wwf Italia, Luciano Di Tizio, illustra i possibili scenari: «Se il ricorso verrà accolto la Cassazione potrà decidere per un rinvio degli atti all'Assise di Chieti che, in diversa composizione, dovrà nuovamente esaminare le carte ed emettere una nuova sentenza. Se invece la Suprema Corte dovesse respingere il ricorso nel merito, ritenendolo non fondato o giudicandolo in punta di diritto inammissibile, sul processo penale calerà definitivamente il sipario. Ma non, purtroppo, sulla discarica né sui veleni».

Sugli esiti di quel processo sono stati aperti anche una pratica presso il Consiglio Superiore della Magistratura e un procedimento da parte del Tribunale di Campobasso, dopo le rivelazioni pubblicate da Il Fatto Quotidiano nel maggio 2015 per una presunta mancanza di serenità denunciata al giornale da due delle giurate popolari.

«Non abbiamo neppure letto gli atti, a cena ci hanno consigliato di derubricare il reato», rivelarono al quotidiano oggi diretto da Marco Travaglio.

In base alla sentenza, gli assolti, il disastro ambientale l’hanno causato, sì, ma senza averne intenzione. E nel frattempo è arrivata la prescrizione. L’acqua sarà pure stata contaminata, come dimostrano le analisi dell’istituto superiore della Sanità, ma loro non l’hanno mai avvelenata.