CONTRO LA VERITA'

Ancora a vuoto gli attacchi di Abruzzo Engineering contro PrimaDaNoi.it

Archiviata dalla procura di Chieti una querela del 2013

Redazione Pdn

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Ancora a vuoto gli attacchi di Abruzzo Engineering contro PrimaDaNoi.it

 CHIETI. Dopo le indagini, l’interrogatorio del giornalista e la verifica delle prove prodotte, è stata la stessa procura di Chieti a chiedere al gip di archiviare la querela sporta a gennaio del 2013 dal presidente del collegio dei liquidatori di Abruzzo Engineering, Francesco Carli.

Il pm Rosangela Di Stefano, dopo aver letto la relazione della Polizia giudiziaria, firmata dall’ispettore Marcello Di Blasio,  scrive che Alessandro Biancardi, autore dei due articoli contestati, si è «limitato a riportare  fedelmente le dichiarazioni rese dal presidente della Regione Abruzzo Giovanni Chiodi al consiglio Regionale e da Sabatino Stornelli alla Commissione parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti  e dunque rese in sedi istituzionali».

 «Le notizie sono veridiche, sussistono diverse inchieste giudiziarie sui fatti rappresentati e  gli articoli non sono certo sfociati nella contumelia personale».

Il Gip Paolo Di Geronimo letti gli atti ha archiviato.

Si tratta dell’ennesima puntata di un attacco senza precedenti e prolungato nel tempo contro questo quotidiano, un attacco che definire intimidatorio sarebbe riduttivo, visto che a quanto ne sappiamo sono almeno 3 (forse 4) le querele sporte da Abruzzo Engineering direttamente o a questa riconducibile, visto che azioni simili sono state portate avanti anche da Sabatino Stornelli, all’epoca nel cda di Abruzzo Engineering e Ad di Selex (società di Finmeccanica), querela giudicata infondata dopo il processo con una assoluzione piena perché il fatto non sussiste.

Dal 2010 questo quotidiano, in assoluta solitudine, ha pubblicato decine e decine di articoli e inchieste che documentano lo sperpero di denaro pubblico che ha avuto come epicentro la società mista (Regione Abruzzo, Provincia de L’Aquila e Selex) nell’ambito di progetti milionari che riguardavano l’informatica, la protezione civile o la prevenzione sismica. Una serie di incarichi girati direttamente dalla Regione, almeno fino al 2010 quando Gianni Chiodi decise di metterla in liquidazione perché non in grado di reggere il mercato ed in considerazione del fatto che la società era tenuta esclusivamente in vita dalle commesse pubbliche. La società, nata per volontà di Ottaviano Del Turco, fu amministrata nel periodo d’oro da Lamberto Quarta e poi con il suo arresto è iniziata improvvisamente la crisi. Dopo cinque anni di liquidazione, mai portata a termine, Luciano D’Alfonso ed il consiglio regionale nel 2015 hanno deciso di rifinanziarla, nonostante i debiti accumulati ed i dubbi mai chiariti o sciolti, ancora con soldi pubblici firmando tra l’altro un accordo con Finmeccanica per la definizione di  un insidioso contenzioso per 29 mln di euro che Selex chiedeva alla Regione Abruzzo, credito per una parte dubbio e contestato.

In questi anni molto si è scoperto di quello che è stato definito un po’ da tutti un vero e proprio «carrozzone della politica» dove almeno un centinaio di persone sono state assunte a chiamata diretta a beneficio della politica, soprattutto aquilana, che ne ha tratto un cospicuo bacino di voti. Santuario intoccabile  e scrigno segreto ancora oggi (la società non si è mai adeguata alla trasparenza) e questa peculiarità è dimostrata i maniera incontrovertibile proprio dall’ennesimo salvataggio bipartisan  con la sola esclusione del M5s.

Tra il 2010 ed il 2013, quando sono state depositate le tre querele contro PrimaDaNoi.it, non si sapeva ancora molto degli scandali poi emersi e delle inchieste che hanno lambito Abruzzo Engineering o i suoi vertici, come Vittorio Ricciardi o Sabatino Stornelli (arrestato addirittura tre volte nell’ambito di inchieste come quella del “Gruppo Stati” o dell’inchiesta  Sistri).

Riguardando indietro si capisce bene perché nessuno doveva mettere il naso dentro le faccende di Abruzzo Engineering e si capisce bene il fastidio prodotto dai nostri articoli che provocarono persino una petizione con un centinaio di firme dei dipendenti che furono “invitati” a firmare per protestare contro i nostri servizi giornalistici.

Pubblichiamo qui sotto i documenti fondamentali del fascicolo processuale che ci ha riguardato dal quale si possono evincere i dettagli delle accuse, il loro peso specifico, la loro fondatezza ed il lavoro della polizia giudiziaria impegnata a districarsi in una storia intricata di gestione della cosa pubblica.

  Interessante anche la querela firmata da Francesco Carli nominato da Chiodi e confermato da D’Alfonso a capo del collegio dei liquidatori e già nel vecchio cda della precedente gestione nella quale sbrigativamente si delineano fatti e giudizi che sminuiscono e sviliscono il nostro rischioso lavoro per riportare faticosamente i fatti.

Mentre Carli è impegnato a magnificare Abruzzo Engineering che sarebbe formata da «dipendenti e collaboratori specializzati con alta professionalità» mentre sappiamo che per dar seguito alle commesse i lavori venivano praticamente interamente appaltati alla Selex; persino nei verbali del Cda più volte si affrontava questo argomento confermato tra l’altro da Domenico Longhi per il quale i 2/3 dei progetti non erano realizzabili da personale interno. Carli era presente a il cda e non poteva non sapere.

Dall’altra parte, lo stesso Carli taccia di «campagna diffamatoria», peraltro reiterata, i nostri servizi giornalistici e scrivendo nero su bianco che le cose che abbiamo scritto erano «assolutamente destituite di fondamento».

Tra l’altro la pretestuosità dell’azione penale si evince dal fatto che vengono contestate a noi le frasi pronunciate da Gianni Chiodi in un consiglio regionale straordinario che parlava di «truffa alla Regione da parte di Selex».

Un evento che ha del grottesco visto che Carli mai contestò le frasi a Chiodi ma a noi e mai nessuna procura -nonostante l’evidente e palese notizia di reato- ha aperto una inchiesta. In quel periodo la procura de L’Aquila era terremotata e forse l’obbligatorietà dell’azione penale ha subito qualche deroga.

 Abbiamo poi saputo che i sospetti di tangenti (vengono contestate nell’inchiesta del Gruppo Stati dove Stornelli è stato recentemente rinviato a Giudizio) sono concreti per quanto dopo sei anni –per ragioni che non fanno onore a nessuno- la giustizia non è riuscita nemmeno ad iniziare il processo.

Carli tra le altre cose contesta anche il fatto che la Regione avesse girato milioni di euro direttamente senza gare di appalto e quando Chiodi decise di chiudere il rubinetto (e la società) la “produzione” fu costretta a fermarsi. Cose che Carli sapeva benissimo ma che comunque ha deciso di contestare ufficialmente.

Molti dei milioni di euro girati dalla Regione ad Abruzzo Engineering (tra l’altro anche fondi europei) sono stati utilizzati per altri scopi, alcuni dei quali rimangono a tutt’oggi ignoti.

Secondo le accuse rivolte, le notizie riportate da PrimaDaNoi.it sono «ingiustificate» e comportano «discredito per la società» contestando la «sistematica reiterazione del reato» (che però noi consideriamo un lavoro ed un obbligo).

Tra le altre cose la Regione Abruzzo in passato -nonostante questi attacchi e intimidazioni istituzionali a mezzo giudiziario- ha negato e continua a farlo i documenti che riguardano queste vicende cancellando di fatto il nostro diritto alla difesa in giudizio contro ogni regola, ostacolando di fatto anche la diffusione e la trasparenza.

Ad oggi non è possibile sapere quanti progetti Abruzzo Engineering ha portato a termine, quanti sono stati ultimati e quanto sono costati in totale. Dove sono finiti e perché le cifre che non ritornano dall’ispezione effettuata dalla stessa Regione Abruzzo girati senza ragione a Selex.

Rimane un segreto l’atto allegato alla delibera di giunta (non pubblicato) che riporta nel dettaglio la transazione tra Regione Abruzzo e Selex sulle compensazioni debiti e crediti.

Una brutta storia che non finisce qui perchè c’è ancora qualcuno che mira ad annientare questo quotidiano cercando di affossare e tapparci la bocca sfruttando sinergie poco nobili.

Noi per ora rimaniamo qui in attesa di scuse ufficiali per essere stati ingiustamente e più volte messi sotto processo e accusati utilizzando bugie e strumentalmente una giustizia che almeno in questo caso ha dimostrato di voler capire quale fosse la verità.

Abruzzo Engineering contro PrimaDaNoi.it- inchiesta archiviata