LA NOMINA

Abruzzo. Il “fedelissimo” Antonio Dandolo nominato alla Corte dei Conti

Costerà agli abruzzesi 200 mila euro. Polemiche per la commistione tra controllore e controllato

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Abruzzo. Il “fedelissimo” Antonio Dandolo nominato alla Corte dei Conti

Luciano D'Alfonso

ABRUZZO. E’ stato nominato con 18 voti a maggioranza in Consiglio regionale.

Il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, ha “proposto” ancora un suo uomo in un punto chiave ma la scelta ha generato polemiche sulla inopportunità dell’ennesima commistione tra controllore e controllato.

Antonio Dandolo, 59 anni, sarà il componente della Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti della Regione Abruzzo. Dandolo è l’ex-direttore generale al Comune di Pescara chiamato da D’Alfonso-sindaco e andato via poco dopo il suo arresto e la fine traumatica della consiliatura.

Poi, contemporaneamente all'arrivo dell'amministrazione Mascia, ha fatto causa all'ente per ottenere circa 75mila euro di indennità maturate durante il suo incarico e mai versate.

Dal 1988 ha lavorato in diverse prefetture come capo di gabinetto, è stato commissario del comune di Spoltore nel 1993, Città Sant’Angelo nel 1995, Spoltore nel 2001, Pianella nel 2002, componente del Corecom e dal 15 gennaio 2015 sempre D’Alfonso lo aveva voluto chiamare dandogli un incarico da 12mila euro all’anno per l’arbitrato di parte regionale nella procedura attivata dalla società Manhatan s.r.l. . Da oggi è ufficialmente membro delegato della Regione nel palazzo che dovrebbe controllare la regolarità dei conti della Regione, una possibilità data da una legge nazionale piuttosto dubbia che naviga veloce verso l’annacquamento della indipendenza e terzietà delle istituzioni chiamate a controllare gli organi politici. Con l’occasione, ovviamente, si aggiunge anche l’ennesima voce di spesa per le casse regionali visto che l’incarico ammonta a 200mila euro l’anno.

Subito è scoppiata la polemica.

L’idea non è piaciuta affatto al centrodestra. Secondo il presidente della Commissione Bilancio, Mauro Febbo (Forza Italia), la nomina in questione avrebbe un costo enorme: «noi del centrodestra ne abbiamo fatto a meno a suo tempo. E' solo un modo per ingraziarsi la Corte dei Conti che riteniamo abbia sempre operato in neutralità».

Per Febbo non è questione di nomi: «siamo contrari a spendere 200mila euro per una nomina».

E contro si schiera anche l’ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo che parla di disegnazione inopportuna: «si tratta infatti di persona sicuramente competente ma legata a D'Alfonso da un lungo legame di collaborazione e fiduciario, tanto che venne anche coinvolto nelle inchieste giudiziarie (poi assolto, ndr) che coinvolsero l'attuale Presidente della Giunta Regionale».
Trattandosi di un ruolo di controllo, secondo Acerbo, sarebbe il caso che il Consiglio Regionale scegliesse una figura competente ma che avesse caratteristiche di terzietà rispetto al presidente.

«Difficile immaginare e considerare credibile un controllore così vicino al controllato», insiste Acerbo. «Se D’Alfonso vuole utilizzare le competenze dell’amico Antonio lo faccia in una delle tante di postazioni di sua competenza».

Contrari anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle che hanno evidenziato l’inopportunità della scelta, la commistione della politica con i controllori della Corte dei Conti: «è come se adesso ci mettessimo a nominare anche i procuratori della Repubblica», ha detto Pettinari (M5s).

I grillini hanno votato per Nino Di Matteo, il procuratore sotto la minaccia della Mafia e pm della inchiesta della trattativa Stato-mafia. 

Antonio Dandolo by PrimaDaNoi.it