SPINA NEL FIANCO

Sit-in elettrodotto davanti alla Regione Abruzzo per gridare «no»

«Politica del “non vedo, non parlo, non sento”»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

176

Sit-in elettrodotto davanti alla Regione Abruzzo per gridare «no»

ABRUZZO. Sit-in dei Comitati contrari all’elettrodotto Villanova-Gissi che venerdì davanti alla sede della Regione Abruzzo.

«E’ stato un atto di denuncia contro la Regione Abruzzo», denunciano gli organizzatori al termine dell’evento.

La ‘colpa’ addebitata alla Regione è quella di non aver preso una posizione chiara verso le comunità interessate riguardo all’opera e alle ormai note vicende della sua autorizzazione. «Non c’è stato un percorso condiviso con i Comuni, ed è stato imposto tutto dall’alto, oggetto di negoziato economico – attraverso le compensazioni -  con i Sindaci che, cambiando l’iniziale posizione contraria all’opera – hanno firmato protocolli, che i rispettivi abitanti non hanno mai approvato».

Con i tavoli Terna-Regione dell’autunno 2014 e con la revoca della Determina Sorgi, la Regione aveva avviato,  rispondendo alla necessità di confrontarsi sul tema, un confronto che secondo i comitati sembava «serio e attento» all’esame delle molte criticità del progetto.

In questo modo, la Regione aveva accompagnato i cittadini e i Comuni che hanno detto no a questa infrastruttura in un percorso che doveva portare a riesaminare doverosamente alcuni passaggi dello stesso iter autorizzativo: primo fra tutti la VAS mai giunta alla sua naturale conclusione.

Il passaggio decisivo di questo confronto è stato il Consiglio Regionale del 24 febbraio 2015 che aveva approvato all’unanimità in 22 punti, ognuno dei quali avrebbe potuto cambiare il destino dell'opera, la necessità di passare correttamente all’esame documenti, osservazioni e tutto il materiale per verificare gli spazi di una seria riflessione sul tracciato definito e sui modi dell’autorizzazione data, che lasciava aperte questioni tecniche quanto giuridiche assai controverse.

«Nessuno dei punti è stato realizzato», contestano i comitati, «e l'unica cosa che è cambiata è il destino dei  cittadini abruzzesi danneggiati direttamente. Questi  cittadini si sentono indignati nei confronti della regione e dei ministeri. Molti sono stati denunciati e citati in giudizio per aver voluto difendere la nostra terra, la salute, il futuro, la vita dei loro figli».

«Il silenzio in tutti questi mesi del Governatore D’Alfonso, accorso anche sui terreni dei  privati durante le immissioni in possesso per  recepire la richiesta e l’urgenza di azioni concrete in linea con la direzione già presa dalla Regione, ha svelato una politica del “doppio binario”, oggi più che mai evidente:  una Regione che tendeva l’orecchio ai cittadini da un lato, ma poi si voltava e stringeva la mano a Terna, dall’altro.  I cittadini, infatti, non hanno mai visto il promesso lavoro della Direttrice Cristina Gerardis sulle criticità, giuridiche, tecniche e di realizzazione».

«D’Alfonso», si contesta ancora, «ha evitato  di dare risposte, anche quelle cui era tenuto dopo il secondo tavolo con Terna, chiuso e interrotto mentre si faceva luce su come questa infrastruttura di 70Km era stata decisa: qualche riunione di tecnici, il Direttore Sorgi che con due determine approva criteri localizzativi (diversi e molto più permissivi rispetto a quelli della vicina Regione Marche) e un intero tracciato, e mai alcun atto di formale e collegiale convalida della Giunta o del Consiglio regionale, a valle di un democratico e trasparente confronto con i sindaci».