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Referendum Trivelle, Forza Italia tira fuori un «documento misterioso» firmato dalla maggioranza

«Scavalcato il Consiglio regionale, si torni in aula»

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Referendum Trivelle, Forza Italia tira fuori un «documento misterioso» firma to dalla maggioranza

PESCARA.  Un documento «misterioso» datato 11 gennaio 2015 (lunedì scorso),  firmato da 15 consiglieri di maggioranza che danno mandato al consigliere Lucrezio Paolini (Idv) di fare un passo indietro sul caso anti trivelle.

Il foglio lo hanno rintracciato i consiglieri di Forza Italia (era da sabato scorso anche sulla pagina Facebook di D'Alfonso) che questa mattina hanno posto più di un interrogativo.

«Il consiglio regionale», si legge nel documento, «ha conferito la delega al consigliere Paolini (…) a non sottoscrivere il mandato finalizzato a sostenere il ricorso per il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale accettando qualce atto esaustivo il pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione».

Sotto tra le firme che si riconoscono distintamente quelle di Maurizio Di Nicola, Camillo D’Alessandro, Sandro Mariani, Giuseppe Di Pangrazio, Alessio Monaco, Lorenzo Berardinetti, Pierpaolo Pietrucci, Dino pepe, Marinella Sclocco, Alberto Balducci, Silvio Paolucci.

Da qui, dunque, la maggioranza sarebbe partita una settimana fa per fare quello che l’opinione pubblica ha scoperto almeno 4 giorni dopo.

«Rinunciano al referendum contro le trivelle, la Regione Abruzzo ha fatto un passo indietro pericolosissimo con il quale si conferma una chiara malafede, preferendo di sottostare ai dettami del governo Renzi piuttosto che fare gli interessi degli abruzzesi, che vogliamo a tutti i costi contrastare», ha spiegato il deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano nel corso della conferenza stampa di questa mattina alla quale hanno partecipato i Consiglieri regionali di Forza Italia, Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri.

«Abbiamo un documento misterioso – spiega il deputato di Forza Italia - fatto passare sotto silenzio, con cui la Regione attua un’iniziativa incomprensibile tra l’altro non concordandola con le altre regioni. Poi, per dare una parvenza di legittimità a un atto che di legittimo non ha nulla, si raccolgono 15 firme di Consiglieri che tra l’altro non rappresentano la maggioranza in Aula per avallare questa scelta».

In questo modo, ha contestato Forza Italia, si sarebbero svilite e scavalcate ben 2 deliberazioni del consiglio regionale: «per questo è assolutamente necessario un passaggio in Consiglio per ufficializzare questo cambio di strategia.  Bisogna ricordare che esiste una sospensiva del processo autorizzativo di Ombrina e non una revoca di quella autorizzazione».

La legge infatti impedisce quel tipo di operazione, mentre il governo Renzi ha deciso di reintrodurre il limite delle 12 miglia per evitare il passaggio referendario che sarebbe stato una vera e propria debacle. E in Abruzzo ci si è affrettati a ritirarsi proprio per scongiurare la sconfitta.

«Noi faremo barricate – sottolinea Di Stefano – perché bisogna tornare in Consiglio e votare un documento che autorizzi la scelta fatta da D’Alfonso, vogliamo che ci mettano la faccia e dicano i motivi veri o quelli per coprire altro perché riteniamo ci sia una chiara volontà di prendere in giro gli abruzzesi e noi non permetteremo che si vada avanti con questa modalità discutibile».

«Quando la Regione si costituisce in giudizio – aggiunge il Presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo - lo fa sulla base di atti giuridicamente validi ma sull’atto che chiede la cessazione dell’oggetto del contendere e per il quale contesteremo i costi sostenuti, non c’è scritto nulla per cui è da ritenersi illegittimo. Poi hanno tentato di coprirlo con una riunione di maggioranza, alla quale però non c’erano tutti. Tutto, comprese le sottoscrizioni delle deleghe agli avvocati, si sarebbe svolto nello stesso giorno tra Pescara, L’Aquila e Roma. Vedremo se in Aula quelle 15 firme saranno confermate da altrettanti voti come sono curioso di conoscere la posizione dell’ambientalista “a chiacchiere” Mazzocca e dell’ex sottosegretario D’Alessandro, che parrebbe aver firmato il documento della maggioranza. La cosa più grave – conclude Febbo – è la presenza tra i sottoscrittori del Presidente del Consiglio Di Pangrazio che di fatto smentisce il suo voto in Aula (deliberazioni sui referendum votate all’unanimità) e allo stesso tempo svilisce il ruolo dell’Assise regionale».

«SCORTESIA ISTITUZIONALE»

«Quella perpetrata da D’Alfonso è una vera e propria scortesia istituzionale nei confronti delle altre regioni – rimarca il Capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri – che hanno deciso di ricorrere in Cassazione contro la decisione della Corte Costituzionale che dichiarato ammissibile 1 solo referendum su 6. L’Abruzzo ha compiuto una giravolta a 360 gradi e invece di essere solidale con le altre Regioni ci si costituisce di fatto con il governo nazionale: un atteggiamento “leccaculesco” che probabilmente ha altri obiettivi, magari per il Masterplan. Mentre gli altri continuano la battaglia l’Abruzzo rompe il fronte comune lasciando la Puglia da sola e sconfessando le stantie dichiarazioni di intenti di D’Alfonso da sempre favorevole alla regione macro - adriatica. Domani se ne parlerà in Conferenza Capigruppo – annuncia Sospiri – perché quel documento postumo con le firme dei Consiglieri di maggioranza rappresenta un atto gravissimo. Devono venire in Aula per prendere una posizione ufficiale, presentare una proposta e poi voglio vedere chi la voterà. Vogliamo che gli abruzzesi sappiano cosa sta accadendo e si rendano conto dell’atteggiamento schizofrenico del centrosinistra».