TRIVELLATI ALLE SPALLE

Petrolio, D’Alfonso: «referendum serviva per la norma sulle 12 miglia»

Tutti contro il presidente: «preferisce Renzi agli abruzzesi»

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Petrolio, D’Alfonso: «referendum serviva per la norma sulle 12 miglia»

D'Alfonso

ABRUZZO. «L'iniziativa referendaria serviva per avere la norma salva mare Blue. È accaduto. Adesso dobbiamo trovare soluzione alla salvaguardia delle Tremiti».

Così D’Alfonso spiega la decisione di rinunciare al referendum contro le trivelle che in sostanza sarebbe servito solo come arma di ‘ricatto’ politico e avrebbe portato pure i suoi frutti. Infatti dopo l’iniziativa intrapresa dalle regioni (Abruzzo compreso) il governo Renzi ha introdotto la norma che vieta la prospezione entro le 12 miglia e a questo punto, spiega D’Alfonso, l’obiettivo è stato raggiunto e il referendum può anche considerarsi una pagina chiusa.

Ma la decisione del presidente D’Alfonso sta facendo irritare tutti, prima di tutto perché è stato ignorato completamente il Consiglio regionale che si era espresso in tutt’altra direzione.

Inoltre la retromarcia è stata inserita con un atto di giunta, nel silenzio pressocchè totale e gli ambientalisti, sempre scettici sulle politiche regionali in materia di salvaguardia del territorio, non riescono ancora a credere che l’Abruzzo si sia staccato dal fronte anti trivelle.  

«Risolta la questione di Ombrina di Ferro, non può che dirsi cessata la materia del contendere referendario», continua a ripetere D’Alfonso sul suo profilo Facebook rispondendo a tutti quelli che chiedono spiegazioni. E poi ancora: «entro 12 miglia nessuna piattaforma nè ginnastica di ferro petrolifera».

Ma queste spiegazioni non soddisfano.

Così mentre la Giunta regionale sostiene che il problema delle 12 miglia non esista più, il costituzionalista abruzzese Enzo Di Salvatore ricorda che la Corte di Cassazione ha ritenuto che i problemi non siano affatto risolti, visto che ha "salvato" proprio il quesito referendario sulle 12 miglia. «O questo per la Regione Abruzzo non conta niente?», domanda Di Salvatore
«Quello che trovo miope è che si dica - come pure si sta dicendo - che chiusa la vicenda di Ombrina mare avremo tutti un Adriatico più blu».

Di Salvatore ricorda che la società Spectrum Geo ha chiesto di poter cercare idrocarburi nell'Adriatico per 30.000 kmq e che il permesso di ricerca interesserà, stando al progetto presentato, anche aree poste entro le 12 miglia marine. C'è un ricorso che pende dinanzi al TAR Lazio e al ricorso è stato allegata una perizia che lo dimostra. «Su questo progetto - che va dall'Emilia-Romagna alla Puglia - la Regione Abruzzo non ha più niente da dire, visto che aveva presentato ricorso anch'essa contro tale progetto? Oppure - vista la rinuncia al referendum - dovremmo ora attenderci che rinunci a tutti i ricorsi presentati al TAR e a quelli promossi dinanzi alla Corte costituzionale contro lo Sblocca Italia e contro il "disciplinare tipo" del ministero dello sviluppo economico? Qualcuno me lo spieghi perché proprio mi sfugge».

I grillini invece sono certi che D’Alfonso preferisca Renzi agli abruzzesi. D'Alfonso - dopo averci raccontato di essere stato l'ispiratore del Referendum di iniziativa regionale nel famigerato "incontro di Termoli" - ha battuto la ritirata, scavalcando e ignorando il Consiglio Regionale. Nessuna considerazione per le decisioni prese all'unanimità dal Consiglio al completo, D'Alfonso prende in giro i consiglieri di maggioranza e di centro destra che ci avevano messo la faccia per promuovere il referendum. Non prende in giro il M5S che era, con grande rammarico, certo che salvare il "mare blu" non fosse realmente intenzione di D'Alfonso. Forse meglio salvare quel rapporto (quasi inesistente) con Renzi».
Forza Italia parla invece di «atto vergognoso» di D’Alfonso  e i Consiglieri regionali Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri ritengono l’atto del governatore regionale «lesivo della volontà espressa dal Consiglio regionale, oltre che una mancanza di rispetto nei confronti di tutti gli abruzzesi, e per questo è da ritenersi anche illegittimo. Non può il presidente con un atto d’imperio e monocratico scavalcare quanto stabilito dall’assise regionale. Per questo abbiamo intenzione di mettere in campo tutte le azioni possibili per ostacolare il piano di D’Alfonso di fronte al quale – concludono i rappresentanti di Forza Italia – dobbiamo registrate la totale e ipocrita assenza del sottosegretario Mazzocca da ritenersi un ambientalista solo a chiacchiere. E qual è la posizione del suo partito SEL su quanto sta accadendo? Chi li ha visti?».
Critiche arrivano anche dalla senatrice Paola Pelino secondo cui D'Alfonso è stato poco incisivo con il governo centrale su grandi questioni come Metanodotto e trivelle.
La coordinatrice provinciale dell’Aquila, Antonella Di Nino, ha invece rilevato che: «Dove il centrodestra è stato al governo qui in Abruzzo si è affermata una stagione di buona amministrazione, che ha lasciato in eredità al centrosinistra progetti seri e avviati che loro non possono, ovviamente, riconoscere come dato. Sono certa che presto Forza Italia e il centro destra torneranno al governo ai vari livelli».

Il capogruppo al Comune di Sulmona e vice Coordinatore provinciale Luigi La Civita non ci va giù tenero: «D'Alfonso e suoi maggiordomi hanno operato nei confronti del centro Abruzzo scelte penalizzanti, tante volte prese confondendo artatamente le carte in tavola. Sul Punto nascita di Sulmona, servizio fondamentale per la tenuta delle aree interne, è stata la città a smascherarlo aprendo una grande e incisiva contrapposizione».

E proprio stamattina era in programma l'Inchiesta pubblica sul metanodotto Larino-Chieti convocata poi rinviata a causa della neve.

«Cosa ci si aspettava per una inchiesta convocata a gennaio a L'Aquila? Siamo in inverno e a l'Aquila nevica! - accusano Sara Marcozzi, M5S in Regione e Alfredo Mantini M5S Comune di Bucchianico - Prendiamo atto che Regione Abruzzo attua solo operazioni di facciata e che non c'è affatto da parte dell'Ente la concreta e reale volontà di realizzare partecipazione nei processi decisori che riguardano il territorio. Al contrario si fa di tutto per rendere ai cittadini difficile informarsi e partecipare».

 «Incomprensibile, incoerente e inaccettabile»: così la segreteria regionale della Cgil Abruzzo commenta la scelta compiuta dalla Regione Abruzzo sul referendum promosso dalle regioni dell'Adriatico coinvolte dalla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi.

«La pronuncia della Corte Costituzionale attesa martedì assume un rilievo straordinario, infatti se l’emendamento del governo alla legge di Stabilità, ripristinando il divieto di trivellazioni in un raggio di dodici miglia marine, ferma Ombrina (se ci sarà l’atteso rigetto delle istanze), resta aperta tuttavia la questione del piano delle aree, cioè di come affrontare per il futuro la questione energetica. In sostanza come decidere democraticamente… un tema cui la regione non può essere indifferente. La Cgil Abruzzo dunque ritiene necessario accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, visti gli inequivocabili dati scientifici sui mutamenti climatici. “L’età della pietra non è finita per mancanza di pietre” non è una battuta, l’innovazione apre nuove strade e oggi è doveroso percorrerle per garantire un futuro ai nostri figli e al pianeta», chiude il sindacato.