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Sviste da principianti sul petrolio. Se passa il referendum a rischio 60 piattaforme?

Avvocato senza procura. Cassazione: «non rinnovabili permessi entro 12miglia»

Redazione Pdn

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Sviste da principianti sul petrolio. Se passa il referendum a rischio 60  piattaforme?

ABRUZZO. L'Ordinanza della Cassazione sui referendum da un lato conferma lo stop ad Ombrina che con la legge attuale non si può più realizzare e dall'altro apre a scenari non previsti.

Il provvedimento della Cassazione sui referendum promossi dalle regioni ha un interesse anche dal punto di vista interpretativo e forse andava diffuso e letto con più attenzione, sostiene Augusto De Sanctis del Coordinamento No Ombrina.

«Forse le regioni hanno provato un po' di imbarazzo alla lettura del documento», dice il Coordinamento, «perché davanti alla Corte...non hanno potuto difendere i loro 6 referendum. Secondo la Corte di Cassazione l'avvocato delle regioni non solo non aveva le procure per il giudizio in Cassazione ma non era stato nominato adeguatamente. Così la Corte ha rigettato le memorie».

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La questione è rilevante perché spettava alla Cassazione e solo ad essa stabilire se le nuove norme approvate con la Legge di Stabilità soddisfacevano gli intenti dei promotori dei quesiti referendari.

Il Coordinamento No Ombrina fa presente che il quesito rimanente riguarderà esclusivamente la possibilità di prorogare o meno i titoli minerari già rilasciati la cui durata nella legge di stabilità viene legata alla vita utile del giacimento.

Dunque nel caso abbastanza remoto che venga raggiunto il quorum e che vinca il sì (abrogazione della norma) non sarebbe più possibile rinnovare le concessioni in scadenza entro le 12 miglia.

DIVIETO DI RILASCIO NUOVI TITOLI ENTRO 12 MIGLIA

Si conferma –secondo le interpretazioni del Coordinamento No Ombrina- il divieto di rilascio di nuovi titoli concessori nelle 12 miglia contenuto nella Legge di Stabilità. Alla luce dell'ordinanza vi è lo stop al progetto Ombrina in quanto non è possibile rilasciare nuovi titoli nelle 12 miglia. Pertanto l'istanza di Concessione di Coltivazione richiesta da Rockhopper dovrà essere respinta dal Ministero dello Sviluppo Economico. Su questo aspetto non c'entrano proroghe o provvedimenti similari. La richiesta è stata avanzata per ottenere un nuovo titolo e vi dovrà essere un diniego formale quanto prima.

«Facciamo notare che», dice De Sanctis, «la stessa Rockhopper nel suo ricorso presentato il 30 dicembre 2015 ha chiesto al TAR di imporre al Ministero il rilascio della Concessione di Coltivazione e non già di altri titoli. Con la legge di Stabilità in vigore il diniego è obbligatorio per i funzionari ministeriali, senza possibilità di interpretazioni diverse».

A Rockhopper, con la Legge di Stabilità, rimane un Permesso di Ricerca inutile con decadenza a fine 2017, con possibilità di un'ulteriore proroga per altri tre anni fino al 2020, proroga sulla cui legittimità peraltro ci sarebbero dubbi in quanto il giacimento non è più sfruttabile.

IL POSSIBILE FUTURO

Se passasse il referendum alla Corte Costituzionale e poi presso il popolo con il raggiungimento del quorum e la vittoria dei SI' secondo l'interpretazione della Cassazione non sarebbe più possibile prorogare anche i titoli già esistenti dentro le 12 miglia.

Con quali effetti?

Per quanto riguarda le Concessioni di Coltivazione sulla base dei dati attualmente consultabili sul sito dell'UNMIG –spiega il Coordinamento No Ombrina- ci sono come minimo 34 piattaforme esistenti entro le 12 miglia con il titolo scaduto (nel 2014-2015) e che ad oggi, nonostante le istanze protocollate dalle aziende (alcune nel 2013!), non hanno avuto ancora proroghe. Poi nel 2016 scadranno titoli con altre 6 piattaforme; 10 nel 2017 e 11 nel 2018. Dando un seguito a quanto appare significare la Cassazione, che fa un chiaro riferimento proprio alle proroghe, dovrebbero essere smantellati anche in presenza di giacimenti di metano o petrolio ancora sfruttabili.

Ovviamente da oggi alla data del referendum il MISE potrebbe concedere le proroghe per i titoli scaduti. Ricordiamo che la Legge 9 del 1991 prevede la possibilità per i concessionari di richiedere proroghe successive fino al completo sfruttamento del giacimento. In ogni caso la situazione di caos sulla vigenza dei titoli la dice lunga sulle modalità operative filo-petrolieri degli uffici del Ministero visto che, secondo il loro sito, sono in corso attività di estrazione scoperte dal titolo abilitativo.

Per quanto riguarda i Permessi di ricerca esistenti nelle 12 miglia, una decina in Italia tra quelli situati integralmente nelle 12 miglia e quelli posti a cavallo del limite, non potrebbero essere più prorogati e decadrebbero alla scadenza naturale (fine 2017 per quello di Rockhopper). Quelli a cavallo delle 12 miglia potranno essere riperimetrati. In realtà resta ancora da valutare la possibilità, anche in caso negativo del referendum, di poter connettere un permesso di ricerca alla "durata di vita utile del giacimento". Infatti la durata di un giacimento è difficilmente prevedibile da un punto di vista tecnico, addirittura durante le fasi stesse dell'estrazione. Figurarsi al momento del ritrovamento.

Appena dopo le 12 miglia verso il largo sarà il far west essendo venuto meno il quesito sul Piano delle Aree, piano che comunque avrebbe potuto prevedere zone comunque aperte alle attività petrolifere visto che diverse regioni sono favorevoli (ad esempio, Emilia Romagna).

 Inoltre in terraferma con le decisioni della legge di stabilità ci sarà qualche tutela in più perché le regioni potranno svolgere un ruolo più incisivo nelle scelte ma i territori non saranno certo al riparo da nuovi progetti.

Per queste ragioni per il Coordinamento No Ombrina «è assolutamente indispensabile prevedere una strategia di più ampio respiro ponendosi l'obiettivo "Trivelle Zero" per i nuovi titoli minerari anche fuori le 12 miglia in mare e ovunque in terraferma».

Ordinanza Cassazione 7.1.16-1