REGIONE BUCHERELLATA

Forse ci siamo: arriva il piano cave?

Ottimista lo annuncia l’ex assessore Mario Mazzocca

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

305

Forse ci siamo: arriva il piano cave?

 

 

ABRUZZO.  «Finalmente giunge al termine l’annosa questione del 'Piano Cave'». Questo è il commento a caldo del Sottosegretario regionale con delega alle Cave e Torbiere Mario Mazzocca. «Con specifico provvedimento del 9 ottobre scorso», continua Mazzocca, «l’esecutivo regionale ha risolto tutte le pendenze relative ai precedenti affidamenti per la redazione del Piano Cave ed ha contestualmente e riaffidato l’incarico alla società 'Abruzzo Sviluppo spa'. Quest’ultima, il 30 dicembre scorso, ha trasmesso il "Piano Regionale per le Attività Estrattive" (PRAE), un risultato raggiunto grazie alla stretta collaborazione tra la detta Struttura Operativa e il Servizio regionale preposto».

Vale la pena di ricordare come l’importante attività subì l’ultimo lungo ‘stop’ a causa di un contenzioso giudiziario generato a seguito della «tanto farraginosa quanto improvvida scelta» del gruppo di lavoro coordinato da Marco Sertorio, allora presidente di Assomineraria, che dal 2010 in poi ha contribuito di fatto a determinare un congelamento dell’attività pianificatoria di interesse strategico per l’Abruzzo.

 L’obbligo della redazione di un documento programmatorio e regolamentare organica del settore estrattivo sussiste da quando avvenne il trasferimento alle Regioni delle competenze dello Stato in materia di cave e cioè dal 1977.


Il Piano regionale delle attività estrattive è uno strumento di regolamentazione ispirato ad una più efficiente e coordinata azione degli interventi sul piano amministrativo e non ha quindi natura di “piano urbanistico” in senso stretto, ma di portata regolamentare. Il Piano mira al conseguimento nel breve e medio periodo di un migliore livello di sostenibilità ambientale sociale ed economica delle attività estrattive e quindi persegue il contenimento del consumo del territorio la redazione delle metodologie di coltivazione, la qualificazione dei recuperi ambientali la valorizzazione dei prodotti di cava/miniera.

La redazione del PRAE ha scelto la programmazione della pianificazione indiretta con la quale si attua l’azione programmatoria e di politica di settore attraverso al definizione di regole uguali per tutti gli operatori pubblici e privati quindi non vengono individuate prioritariamente le aree vocate alla estrazione mineraria e terrigena.

Il Piano è costituito da Regolamenti e Indirizzi oltre ad avere individuato aree precluse allo sviluppo delle attività di cava e aree più idonee definendo per esse precise procedure autorizzative. Si tratta quindi di regolamentazioni, nell’ottica del perseguimento di un modello di sviluppo chiaramente sostenibile, tendenti alla riduzione del consumo del territorio.

Secondo quanto riferito da Mazzocca il Piano mira a:

1)  limitare l’apertura e l’estrazione di nuove cave o miniere il cui l’approvvigionamento sia assicurato dalla attività estrattiva in esercizio nel rispetto dei vincoli di mercato e di sostenibilità dei flussi di trasporto;

2)  privilegiare nei procedimenti autorizzativi il completamento delle attività esistenti rispetto all’apertura di nuove attività estrattive;

3)  incrementare il numero e la qualità degli interventi di recupero ambientale delle cave dismesse e non recuperate;

4)  incrementare nell’esercizio delle attività estrattive il ricorso alle “buone pratiche” di coltivazione mineraria e recupero ambientale che migliorino il livello qualitativo di recupero ambientale;

5)  incentivare il ricorso alle certificazioni ambientali delle attività estrattive;

6)  promuovere nel settore estrattivo lo sviluppo economico di filiera.

«A giorni la sua presentazione in Regione» chiosa Mazzocca, «mentre entro il corrente mese di gennaio sarà avviata la necessaria fase di consultazione con i portatori di interesse generale soprattutto in ordine ai criteri posti a base per la redazione del PRAE, quali sostenibilità, qualità progettuale, compatibilità delle attività estrattive in funzione della vincolistica, criteri di coltivazione e recupero ambientale con riguardo al riutilizzo di materiali alternativi alle risorse non rinnovabili».