SANITA'

Cinque donne incinte morte: sale la protesta per la chiusura dei punti nascita

Comitati in tutta in Italia protestano. In Abruzzo si attende risposta del ministro Lorenzin

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Mamme sempre più anziane. Un parto su 10 in punti nascita a rischio

ABRUZZO. Cinque donne incinte morte negli ospedali italiani negli ultimi giorni. Malasanità o solo fatalità.

 Il ministro Lorenzin, invia, gli ispettori per capire intanto in tutta Italia sale l’allarme per la chiusura dei punti nascita che rientrano nel piano di riordino della sanità avviato proprio dal ministro Lorenzin. I vari comitati sorti a difesa dei punti nascita sostengono che così il rischio di complicazioni o morti aumenta per la accresciuta distanza da percorrere per le partorienti mentre per il ministero si tagliano solo i punti nascita a rischio aumentando così la sicurezza.

 Anche in Abruzzo la partita si sta giocando da anni e solo con l’arrivo della giunta di centrosinistra si è passati alla fase operativa. Da pochi mesi sono stati chiusi alcuni punti nascita importanti tra cui quello di Atri, Sulmona e Ortona ad opera di un provvedimento della giunta regionale ma lo stesso presidente D’Alfonso ha poi scritto una lettera al ministro per chiedere una revisione delle regole e dunque riaprire i punti nascita chiusi. Non si conosce ancora l’esito della missiva né è possibile ipotizzare su quali basi il Ministro possa ritornare indietro sui suoi passi o modificare parti del precedente decreto.

 

IN ITALIA 50 MORTI DI PARTO L'ANNO, LA METÀ EVITABILI

«Ogni anno si stima che circa 50 donne muoiano di parto in Italia, un dato medio-basso se confrontato con altri Paesi europei ma che potrebbe essere dimezzato, anche se non azzerato».

 A dirlo all'ANSA è Serena Donati, responsabile del Sistema Sorveglianza Mortalità Materna dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), sottolineando che, dopo i recenti decessi in sala parto, «non è il caso di fare allarmismi».

«In Italia - prosegue Donati - abbiamo un tasso medio basso di mortalità materna, pari a 10 morti su 100.000 nati vivi, cifra che in Toscana scende a 5 ogni 100.000 e in Campania sale a 13, ma complessivamente siamo in media con Regno Unito e Francia. Nei Paesi socialmente avanzati la media è di 20 su 100.000, mentre il dato migliore è quello dei Paesi Bassi con 6". Relativamente ai decessi registrati attraverso il sistema di sorveglianza attiva, i dati disponibili sono quelli relativi a 6 regioni (Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte), dove, nel 2013 e 2014 sono stati contati 39 morti per complicazioni ostetriche. "L'emorragia post partum - sottolinea - è la prima causa e copre il 52% dei decessi. La seconda, con il 19%, sono i disordini ipertensivi di gravidanza, seguono le tromboembolie che rappresentano il 10%».

 Ci sono inoltre 4 casi di puerpere morte a causa dell'influenza. Tra i fattori di rischio, conclude l'esperta, «l'aumento dell'età materna, le condizioni di deprivazione sociale e il basso livello di istruzione, così come l'utilizzo del taglio cesareo laddove non necessario».

Ad ogni modo l'Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi. Lo stesso rapporto rilevato nel Regno Unito e in Francia.

E' quanto emerge da un progetto pilota di sorveglianza della mortalità materna, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) in sei regioni presentato lo scorso anno. La mortalità delle donne in gravidanza o per parto è di particolare attualità dopo i vari casi avvenuti nel nostro paese negli ultimi giorni e sui quali si sta indagando.

Il progetto è stato condotto in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia utilizzando due metodologie: incrociando i registri di mortalità con le schede di dimissione ospedaliera e attivando una sorveglianza attiva per analizzare i casi di morte materna. Il rapporto più basso (4,6 ogni centomila nati vivi) è stato rilevato in Toscana, il più alto (13,4 ogni centomila nati vivi) in Campania.

Il progetto ha permesso di rilevare anche le morti materne avvenute fino ad un anno dal parto, mettendo in evidenza che il 12% è attribuibile al suicidio, che avviene in due casi ogni centomila nati vivi. Grazie alla sorveglianza attiva, una rete di circa 300 presidi sanitari, sono state rilevate 39 morti in due anni, la maggior parte delle quali a seguito di complicanze della gravidanza e del parto, mentre le altre per complicazioni legate a patologie preesistenti.

E da Ortona parte una missiva ai parlamentari d’Abruzzo da parte del comitato per il punto nascita

«Si invia, a tutti, un forte commosso appello affinché, presto, la vita torni a regnare, sin dal suo sorgere, al Punto Nascita», scrive il comitato, «Siano riaperti, subito, i “Punti Nascita”, siano riaperti i reparti che sono stati chiusi, siano riprese  e riportate, se già smontate, tolte le culle e le attrezzature necessarie perché la vita nascente torni a far sentire la sua voce, con i vagiti dei piccini, là dove un arido atto amministrativo ha chiuso i reparti di ostetricia e ginecologia. Una regione civile deve dire si, sul territorio, alla maternità nel rispetto dei valori sociali e del disposto della Carta Costituzionale (Art.32)»