VITA O MORTE

Fira, Micucci finanzia e controlla la start up del figlio prodigio del deputato foggiano

500mila euro per varare un sito di vendita on line di alimenti

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Fira, Micucci finanzia e controlla la start up del figlio prodigio del deputato foggiano

Fabio Di Gioia

ABRUZZO. Il magico mondo delle start up finanziate da un bando milionario da 22 mln di euro dalla Fira (partecipata al 51% dalla Regione Abruzzo) riserva e riserverà incredibili sorprese. E’ sempre più chiaro che la finanziaria regionale si è un po’ “sbracata”, oltrepassando i confini regionali, magari si è montata la testa erogando contributi ad imprese in giro per l’Italia sempre sotto la guida ferrea del presidente tuttofare, Rocco Micucci, che è stato lasciato al comando.

Così nella assenza totale di un controllo diffuso o di un dibattito politico proviamo ad aggiungere qualche tassello in più sui finanziamenti assegnati dal bando pubblico Start Hope che supporta imprese con due caratteristiche: «nuove», cioè appena nate, e «innovative».

Sarà sempre un caso ma nel giro vorticoso di finanziamenti ed incarichi si incontrano spesso nomi noti di politica, imprenditoria ed affari, spesso con qualche conflitto di interesse di troppo.

«Innovativa» è per esempio la start up Foodscovery (società Foodquote srl) del figlio “d’arte” Fabio Di Gioia da Foggia, promettente genio della finanza, già con molta esperienza alle spalle.

Fabio è figlio del deputato socialista e poi Pd Raffaele di Gioia detto Lello.

IL DEPUTATO

Chi è Lello di Gioia?

Pugliese, socialista alla terza legislatura, poi nel Pd, ha presieduto la commissione bicamerale di vigilanza sugli «Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale». La commissione che vigila tra l’altro anche sulle Poste dove, non senza clamore, è stata assunta anche la figlia Silvia alla scadenza di un contratto a tempo determinato. Ci fu uno scandalo giornalistico lanciato da Libero e da Dagospia che lo misero alle corde perché il sospetto di una spintarella o di un conflitto di interessi era forte.

Dalle pagine dei giornali emerge anche che Silvia Di Gioia, nell’ottobre 2012 aveva sottoscritto un verbale di conciliazione per la fine del rapporto di lavoro e ottenuto 7500 euro. Ma questa somma sarebbe stata corrisposta “sine titulo” perché la ragazza aveva interrotto il rapporto di lavoro volontariamente. Per questo fu aperta una inchiesta e padre e figlia vennero indagati.

A giugno 2015, dopo le indiscrezioni giornalistiche su un suo coinvolgimento nell'inchiesta dalla Procura di Trani sul crac della Casa Divina Provvidenza opere «Don Uva», Di Gioia rassegna le dimissioni dal PSI, precisando però di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia.

Incalzato dal giornalista nel bel mezzo dello scandalo sulla assunzione della figlia Di Gioia rivela:

«Ho due figli. Una femmina, Silvia, e un maschio, Fabio. Fabio, 28 anni, è laureato alla Bocconi, in Scienza delle Finanze. Ha lavorato negli Stati Uniti, in Svizzera, a Milano, in Thailandia, in Germania e adesso, da solo, ha lanciato una start up in Italia: Foodscovery. Fabio lavorava per una società tedesca, si è dimesso per lanciare questa start up innovativa senza alcun intervento del padre. La sede di lavoro è Pescara».

E vista la malizia dei giornalisti meglio mettere le mani avanti.

Ma in questo caso c’è da crederci visto che al suo attivo il giovane ed intraprendente Fabio ha alle spalle altre start up pare lanciate con successo oltre che rapporti con importanti ditte anche della Silicon Valley, ha un master alla Bocconi poi assunto alla “Bu Power Generation Wastern Europe”, poi analista “Mandarin Capital Partners”, cofondatore di “Innova Wind srl”, poi nella “Rocket Internet Gmbh”, analista finanziario della “Italia Cartagena Capital” il tutto a soli 28 anni.

Ed ora ci riprova con una nuova Start up anche se non si può esattamente dire che abbia fatto tutto da solo: il supporto della Fira infatti è fondamentale.

Che la sede di lavoro sia poi a Pescara è notizia parzialmente vera perché è vero che sul sito alcuni uffici hanno numeri di telefono con prefisso di Pescara e siti in via dei Peligni 60 ma la sede legale della ditta è a Foggia e sempre a Foggia lavorano tutti i 4 dipendenti della Foodquote.

Chi risponde al telefono a Pescara?

L’INNOVAZIONE

Qual è la novità che propone la Foodquote?

Dal sito si legge

«Scoprire e valorizzare i tesori enogastronomici che solo la maestria dei veri produttori artigianali ha saputo preservare di generazione in generazione fino ad oggi.
La nostra piattaforma nasce con il desiderio di condividere questa esperienza con chiunque, mettendo in contatto i palati più esigenti con produttori d’eccellenza in grado di soddisfarli. I migliori prodotti avranno finalmente la possibilità di farsi conoscere al di fuori della loro realtà locale e permettere a tutti di assaggiare la storia che portano con sé».

Insomma detto più terra terra: vendere on line prodotti alimentari; una idea non esattamente «innovativa» perché sono migliaia le piattaforme simili. Magari l’innovazione è da ricercarsi in altri aspetti particolari che sfuggono ad una prima occhiata anche se la veste accattivante e le belle fotografie invogliano a comprare nonostante il tutto ricordi in qualche modo la vetrina virtuale di Eataly…

Ora Micucci, che si è autonominato 5 volte in altrettanti consigli di amministrazione di start up finanziate, compreso in questo di cui si parla, per meglio controllare la gestione dei fondi pubblici, da bravo controllore si sarà sicuramente accorto del fatto che Fabio Di Gioia è figlio di Lello e siamo certi che si sarà risposto «eh, allora, che c’è di male, forse che il figlio di un deputato non debba lavorare?».

Giusto, certo che può lavorare e poi è in gamba, davvero.

Infatti, il problema non è la parentela ma i criteri di gestione dei fondi pubblici, e dunque della scelta delle imprese da finanziare e dunque dei criteri che rimangono oscuri nonostante la Fira abbia la quota di maggioranza nella Foodquote.

Rimane ignota la motivazione che accorda il finanziamento da 500mila  euro a Di Gioia e non si può sapere cosa ci abbia trovato di «innovativo» nel progetto il comitato di controllo della Fira che stabilisce vita o morte per le giovani imprese.

Il tutto è di certo scritto nel verbale firmato dai componenti della commissione che con buona probabilità sono Nicola Commito, Federico Di Federico, Daniela Antinarella, Tommaso De Luca, Adriano Marzola. Il verbale, come tutta la documentazione attinente il bando, non è finita nel corposo sito allestito dalla Fira e di cui va fiero Rocco Micucci che non sopporta sentir parlare di mancanza di trasparenza ma preferisce comunque filtrare ogni informazione ma non pubblica i documenti che contribuirebbero a dissipare dubbi e malignità.

La stranezza dell’Abruzzo però non è nemmeno questa perché Micucci (uomo di centrodestra ) è stato messo alla Fira da Gianni Chiodi che evidentemente ci aveva visto lungo nel puntare sul sindaco del paesello della provincia di Chieti. Anche D’Alfonso -che dice di essere stato costretto  a creare per lui un posto che prima non esisteva: segretario generale della Fira- dice che era l’unico modo per toglierlo dalla presidenza. Peccato che Micucci sia ancora presidente a tutti gli effetti con la benedizione del presidente D’Alfonso che è riuscito in questo caso a far arrabbiare (caso rarissimo) persino il giovane segretario regionale del suo partito, il Pd.

Dunque pare di capire che al centrodestra e al centrosinistra le cose vadano bene così.

Allora è vero che se "sta bene Rocco sta bene tutta la rocca".