RIFIUTI NETTI

Che novità, rispunta un inceneritore in Abruzzo

Non ci riuscì il governo Berlusconi ora ci prova Renzi?

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Che novità, rispunta un inceneritore in Abruzzo

ABRUZZO. La parola «inceneritori» non c’è mai scritta nelle centinaia di pagine del decreto Sblocca Italia eppure il governo di Matteo Renzi punta tutto su questi controversi impianti per regolarizzare il flusso dei rifiuti.

Gli inceneritori nel linguaggio ermetico burocratico vengono definite «infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale» e per questo sono descritti come impianti moderni e all’avanguardia in grado di risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti.

Negli inceneritori finiscono i rifiuti indifferenziati per cui puntare su questi impianti è un po’ come non credere abbastanza nella differenziazione dei rifiuti che è metodo di sicuro più ecologico ed economico visto che favorisce il riciclo dei materiali (e sulla quale si investono centinaia di milioni di euro).

Gli inceneritori sono previsti  in Piemonte (1), Liguria (1), Veneto (1), Toscana (2), Marche (1), Umbria (1), Abruzzo (1), Puglia (1),  Campania (1), Sicilia (2) e dovrebbero iniziare a bruciare entro il 2020.

La polemica scoppia proprio nei giorni asfissianti di polemiche sullo smog e sull’inquinamento mortale delle città improvvisamente assediate da una cappa di veleni, il che la dice lunga sulle misure adottate in questi anni per limitare l’inquinamento.

«Il 2015 si chiuderà secondo l'Istat con 68.000 morti in più rispetto al 2014», ha ricordato Beppe Grillo, «come ai tempi delle grandi guerre. Le città italiane non sono state bombardate dalle potenze straniere, ma vivono sotto l'assedio di nemici silenziosi. Lo smog le sta rendendo sempre più simili a Pechino».

Ed i deputai M5s della Commissione ambiente ricordano che la notizia dei nuovi inceneritori in arrivo era già comparsa ad agosto. «È sempre durante le vacanze che arrivano le trappole. Appena dieci giorni fa Renzi e il suo fiduciario Galletti si sperticavano in lodi sull'accordo di Parigi e oggi già lo rinnegano con una scelta anti economica e anti ambientalista», dicono i deputati grillini.

«È evidente - sottolinea il deputato del M5S Salvatore Micillo - che quando il governo lascia fare ai parlamentari arrivano i risultati in linea con le esigenze del Paese, vedi collegato ambientale. Poi però il giorno dopo si accorgono delle decisioni assunte con accordi trasversali e con un assolo di Palazzo Chigi cercano di rovesciarle».

Nel 2014 gli inceneritori hanno ricevuto 585 milioni di euro dal Gse in incentivi, lo stesso Gse ha ammesso che il 64% degli impianti controllati li riceveva illecitamente. Un inceneritore autoconsuma il 95% dell'energia prodotta che però viene incentivata tutta.

LO STRANO CICLO DELL’INCENERITORE IN ABRUZZO

L’Abruzzo è una delle regioni “fortunate” per ospitare un impianto del genere.

E’ curioso come anche qui la notizia ritorna ciclicamente. Già nel 2008 si parlava della possibilità di costruire proprio in Abruzzo un inceneritore poi nel 2010 con il governo Chiodi –anche secondo quanto riportato nelle carte dell’inchiesta Re Mida - il centrodestra stava preparando il campo dicendosi favorevole anche per alcuni interessi diretti di alcuni esponenti, peraltro mai chiariti del tutto. Proprio quell’inchiesta di fatto stoppò ogni dibattito in tal senso, dibattito che si riapre casualmente proprio dopo due sentenze opposte su quella inchiesta: una a Teramo di condanna e di conferma di un sistema di corruzione nell’ambito dei rifiuti e del monopolio realizzato dal gruppo Di Zio e l’altra  a Pescara di assoluzione per tutti che sconfessa il medesimo impianto accusatorio.    

Al momento ad andare all’attacco del governo è solo il M5s.

«Il Governo Pd non molla, l'inceneritore in Abruzzo lo vuol proprio fare. Questo è quanto previsto dal governo Renzi nell'ultima bozza di decreto attuativo del Decreto Sblocca Italia, nella parte dedicata al trattamento dei rifiuti e agli impianti di combustione. Mentre le città vengono inghiottite dallo smog», commenta Sara Marcozzi, «il Presidente Renzi decide di infliggere il colpo di grazia a 8 Regioni italiane col progetto di 9 nuovi inceneritori. E proprio come avevamo annunciato già nel mese di agosto tra le regioni nel mirino dell'incompetenza renziana c'è anche l'Abruzzo».

 Lo si legge in una nota stilata dal gruppo M5S alla Regione.

In pratica lo Sblocca Italia permette di allungare la vita agli inceneritori che erano in chiusura e permette agli inceneritori di accettare rifiuti da fuori regione, invitando cosí i cittadini a non differenziare.

«La prima bozza di decreto attuativo dello Sblocca Italia che prevedeva la possibilità di un inceneritore anche nella nostra regione la denunciai io stessa lo scorso agosto - continua Sara Marcozzi, ex candidata presidente - Mentre gli abruzzesi erano in ferie, il Governo Renzi tentava il colpaccio. E oggi, tra un timballo, una tombola e un brindisi distratto, il Governo prova ancora a danneggiare i cittadini subdolamente. Mi chiedo cosa stia facendo la Giunta regionale».

«La nostra regione potrebbe essere deturpata da un ecomostro che produrrà PM10 per i prossimi 20 anni, e il Presidente D'Alfonso sta a guardare. Mentre alcuni governatori (Puglia, Marche, Sicilia Toscana e Umbria) si ribellano al governo Renzi tutelando il territorio e altri (Piemonte, Liguria e Veneto) riescono a uscire dalla lista nera degli inceneritori grazie ad un piano rifiuti eccellente, in Abruzzo il Governatore subisce passivamente le decisioni di Roma. Noi che, invece, non restiamo e non resteremo a guardare Renzi distruggere l'Abruzzo», incalza Sara Marcozzi «abbiamo presentato una proposta di legge, di cui sono la prima firmataria per scongiurare la realizzazione di inceneritori in Abruzzo, ma come troppo spesso accade in questa amministrazione, l'appartenenza politica supera l'interesse della tutela dei cittadini e, dunque, la nostra legge giace nei cassetti della Regione. C'è un alone di mistero sui lavori del delegato all'ambiente Mazzocca rispetto al nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti. L'attuale piano risale al 2007, in spregio alla legge, siamo in ritardo di 8 anni. Il Presidente d'Abruzzo, a quanto pare, resta spettatore inerme di un governo centrale che ha come unico programma distruggere la nostra regione. D'Alfonso prenda una posizione netta contro Renzi per tutelare gli abruzzesi che lo hanno votato dandogli fiducia, altrimenti, lasci governare noi»'