LA GRANDE OPERA

Elettrodotto Villanova Gissi, ecco i retroscena sull’opera raccontati dai tecnici pubblici

Di Pasquale svela le conversazioni con gli uffici visitati per chiedere spiegazioni sulle anomalie

Redazione Pdn

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Elettrodotto Terna, il Comune di Lanciano chiede sospensione lavori: «è abuso edilizio»

ABRUZZO. Un’opera contestata, 69 chilometri e 16 comuni interessati: è l’elettrodotto Villanova-Gissi da anni al centro delle contestazioni dei residenti.

Il progetto osteggiato dalla popolazione locale segue il suo percorso tra speranze (dei cittadini) di bloccare tutto e convinzione (della società) che si riuscirà a chiudere i lavori senza intoppi.

A singolar tenzone ci sono cittadini e Terna. In mezzo il perito Antonio Di Pasquale che supporta i residenti, prepara atti, invia diffide, parla con le amministrazioni coinvolte, firma esposti nella speranza che la magistratura indaghi e verifichi.

La magistratura di almeno tre procure pare abbia indagato poco e male e chiuso in fretta tutte le pratiche aperte denotando scarsa volontà di sanzionare un gigante come Terna pur in presenza di presunti abusi più grandi di una casa. Materia troppo tecnica?

Il perito Di Pasquale dalla sua ha grossa volontà e passione che non si è riscontrata parimenti nelle altre sedi pubbliche tanto che dopo aver “stalkerato” molte amministrazioni con carte, documenti ed esposti è andato di persona a parlare “de visu” con i suoi interlocutori quasi improvvisandosi investigatore  e facendo quello che i veri investigatori non hanno fatto.

Così “il perito” ha raccolto materiale prezioso parlando proprio con chi occupa gli uffici pubblici e si è interessato a vario titolo dell’elettrodotto di Terna.

E’ come una sorta di ‘front man’ in questa battaglia tra la gente comune e gli enti pubblici, tra i proprietari terrieri che non masticano la materia e gli uffici tecnici che passano al vaglio carte e documenti.

Lui studia, prepara atti, diffide, parla da tecnico con i tecnici.

Nei vari incontri può finire anche che qualcuno si ‘sbrachi’ un po’ troppo e racconti qualche retroscena.

SINGOLARE REPORTAGE NELLO SCONSOLANTE MONDO DELLA BUROCRAZIA

Emergono così’ fatti, questioni, punti di vista, elementi utili per capire meglio il contesto in cui nascono e crescono certe “grandi opere”. Facendo affermazioni che di sicuro anche la magistratura inquirente dovrebbe approfondire meglio.

Dichiarazioni importanti, perché arrivano da tecnici. Ma a volte anche dichiarazioni personali, semplici punti di vista, che però aiutano a completare il quadro. Di Pasquale tutti questi elementi non se li tiene per sé ma ce li racconta.

E lui batte su un punto preciso: «non esiste che in un Paese prima si fa la casa e dopo si chiede la documentazione». Ovvero non esiste che Terna prima si è messa al lavoro e poi gli Enti hanno dovuto corrergli dietro e dire se andava bene o no.

«IL MARCIO VIENE DALLA TESTA»

Di Pasquale non nasconde lo stupore per aver ascoltato frasi nette e chiare come «qui, il marcio veramente viene dalla testa».

Questa frase l’ha raccolta negli uffici dell’Arta, l’agenzia regionale di tutela ambientale.

L’agenzia aveva mosso dei rilievi per quanto attiene la verifica dei rumori, macchinari e quant’altro e l’eventuale inquinamento di macchinari utilizzati sui cantieri.

E il tecnico Arta apre un primo scenario su come si fanno le verifiche: «Arta va a verificare se c’è il marchio CE, ma se non c’è il marchio CE non si posso vedere i macchinari! Insomma ci prendono per il culo!!».

TIMORE REVERENZIALE?

E sempre per alcuni tecnici Arta che Di Pasquale ha incrociato negli ultimi mesi il problema dell’elettrodotto ruoterebbe intorno agli Enti locali che «si sono comportati come se la cosa interessasse solo per le compensazioni». Sensazione che spesso hanno avuto anche i cittadini ma sentirlo dire da un tecnico fa un certo effetto.

Così come dubbi vengono instillati, sempre da parte dei tecnici Arta, sulla Commissione Via che probabilmente «con 41 prescrizioni» sul groppone non avrebbe dovuto esprimersi: «La pazzia di questo Decreto è che ha 41 prescrizioni».

«L’ASSENZA DELLA FILIERA DELLO STATO»

Eppure è filato tutto liscio. Secondo il tecnico che ha parlato con Di Pasquale però «ci avrebbero cacciato a pedate se come istruttore avessi presentato 41 prescrizioni. Vuol dire che questo progetto fa acqua da tutte le parti, è irricevibile, chiama il proponente digli di sanare di vedere e solo a questo punto io ti vado a valutare perché 41 prescrizioni è una follia, vuol dire che ci sono dei buchi no! E tu il buco come lo tratti..... anziché dirgli ‘per piacere, vallo a sanare’ ..... dice ‘vai a vedere se....... Vai a vedere’ ....... Sull’elettrodotto come fai a dire ‘vai a vedere se ci stanno le case...’ devono stare sul progetto, devono stare sul progetto. E’ pazzia pura».

Le cose devono essere cambiate di recente perché, svela sempre il tecnico dell’Arta «all’epoca mia» le cose erano diverse «poi il mondo è andato a rotoli»: «dopo la verifica di ottemperanza si andava con l’istruttore lì e se c’era qualcosa di diverso si chiamava i Carabinieri. Quindi qui il marcio veramente viene dalla testa, sulla cosa la cui approvazione è stata una forzatura perché c’erano lacune di questo tipo, dopo di che però parliamoci chiaro l’Agenzia ha dei compiti molto precisi che credo abbiamo onorato, con le forze poche che abbiamo, al limite di quello che potevamo fare. Il problema dei problemi invece è che c’è stata l’assenza di tutta la filiera dello Stato».

Ma i tecnici dell’Arta spiegano anche di avere le mani ‘legate’: «non puoi dire ‘perché non hai mandato una persona sul  cantiere a bloccare i lavori’, perché non è compito mio. Io ti ho detto ciò che avevano ottemperato a quella data e ciò che non avevano, onestamente, punto. Se hanno detto che il decreto è ottemperato significa che i documenti li hanno presentati..... si sono cagati sotto».

 IN REGIONE: «NOI INTERESSATI SOLO POCHI MESI FA»

Ma di Pasquale si è fatto un giro anche in Regione alla quale più di un anno fa aveva inviato una richiesta di accesso ad atti, afferenti la verifica di ottemperanza ad alcune prescrizioni.

Al di là delle risposte tecniche e ufficiali anche in questo secondo caso è il colloquio diretto con i tecnici a raccontare qualcosa di più dell’opera.  

Di Pasquale contesta il fatto che la costruzione sia stata praticamente imposta, «perché se arriviamo al 2015 con degli atti che dicono che determinate prescrizioni che dovevano essere ottemperate prima dell’inizio dei lavori, vengono addirittura non correttamente ottemperate in mancanza di documentazione progettuale è ovvio che io arrivo, da tecnico, a questa conclusione».

 «La Delibera di Giunta Regionale», spiega il dipendente della Regione, «con la quale si stabilisce chi fa cosa è del 13 marzo 2015. Ma che ne so! Io me la sono ritrovata a tre quattro giorni senza  manco rendermi conto». E poi ancora: «se voi, di qualsiasi comitato venite da me... sappiate che state sparando ad un elefante con la cerbottana ai piedi. Cioè volete ammazza un elefante? E gli sparate con la cerbottana ai piedi?»

PRIMA I LAVORI POI LE CARTE

Arriva poi la conferma che «quando ci hanno coinvolto a noi i tralicci già stavano in costruzione!» e giù un consiglio: «io che posso fa, che intervenga l’Autorità Giudiziaria. Che devo fa io. Cioè che devo fa. Ma se io sono stato coinvolto cinque mesi fa! Quando le opere stavano già realizzate..... Ma, ma..... E quindi non è colpa di sto settore ..... ecco perché sto dicendo… e che ne so. Questo dice perché la Regione non c’era nel 2011? Che ne so io. Cioè qua bisogna ripartì dall’inizio secondo me se volete cavà qualcosa dal buco.  Qua si dice chiaramente allora c’è la responsabilità Regionale? Di chi? Boh! Non lo so io di chi. Non lo so. Cioè noi che vi possiamo dire».

Il dipendente della Regione ha la sensazione di avere le mani legate «dall’inizio».

 «ANDATE DAI GIORNALI»

Si va avanti con un consiglio: rivolgetevi ai giornali altrimenti non cambierà niente: «io penso che qua alla fine, siccome questo è un paese di matti, cioè ci siamo capitati noi, potevamo pure capità peggio, però sgombriamo il campo da dubbi, questo è un paese di matti, no, detto questo, secondo me bisogna fare.... Se si vuole ottenere un risultato, mo parlo da cittadino eh! Bisogna mettere l’opinione pubblica difronte a qualcosa di grosso, se un traliccio si sta muovendo, io non lo so se è vero ma l’altro giorno mi dicevano così, se un traliccio si stesse veramente inclinando, muovendo, allora lo mandi sulla stampa, altrimenti secondo me per come funziona sto paese nostro, non se ne esce».

IL COMITATO VIA

Non mancano critiche al decreto di compatibilità ambientale del Via : «ma si può scrivere un Decreto così? In un paese normale, in un paese normale, si piglia tutto questo staff e si manda a zappa i fagioli in Africa equatoriale. Cioè voi non siete in grado manco di scrivere.... Andate a zappare! E così si apre una finestra su chi è la classe dirigente di questo paese. Questi non sanno manco quello che scrivono. Il problema è che non ci siamo con i tempi, se i lavori effettivamente sono iniziati nel 2014, questo lavoro che stiamo facendo noi andava fatto nel 2013».

 PRESCRIZIONI NON OTTEMPERATE? CHE CI FREGA?

I dipendenti della Regione fanno poi notare che quando viene specificato che le prescrizioni non sono state ottemperate al Ministero o all’azienda interessa poco: «Dove non viene detto non è stata ottemperata.... noi lo diciamo…ma a questi non gliene può fregà di meno. Ma ti pare che la prescrizione… perché abbiamo scritto ricordate che se questa documentazione rimane così carente il giudizio non può che essere negativo questi mò si fanno spaventà dal nostro parere sulle indagini....Eh! Eh! Con quello che hanno fatto!».

Infine il consiglio sempre dal dipendente regionale: «Secondo Voi mò noi sapete che facciamo? Andiamo alla Magistratura, noi delle indagini, poi siccome il Magistrato non ci risponde perché in Italia così è, ci armiamo e gli spariamo. Che dite? Facciamo Così?»

 a.b.