L'AVVIAMENTO

Start Hope, la Fira ed il vorticoso giro di finanziamenti europei per le imprese

Un fondo da 24mln di euro per 22 aziende neonate. Scopo: farle crescere

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Start Hope, la Fira ed il vorticoso giro di finanziamenti europei per le imprese

ABRUZZO. 24 milioni per 22 imprese neonate con l’oneroso augurio europeo di durare a lungo. Ma questo è solo un costoso auspicio perché di certezze non ve ne sono. In pratica il fondo di rotazione affidato dall’Europa alla Regione Abruzzo e poi alla Fira dovrebbe consentire di scegliere le migliori idee appena nate e accompagnarle nella scalata all’olimpo dei mercati, magari globali.

A questo dovrebbe servire il bando “Start hope” che sta mietendo premi e riconoscimenti in giro per l’Italia e di cui vanno fieri la Fira e l’ex presidente Rocco Micucci per il quale D’Alfonso ha inventato una nuova posizione, dopo averlo destituito ma non rimpiazzato.

Il M5S con Sara Marcozzi ha cercato di vederci chiaro con una interpellanza alla giunta Regionale che ha incaricato Giovanni Lolli alle risposte.

Il governo Chiodi con la delibera n.327 del 16 Maggio 2011 istituì il fondo da 24 mln dal POR-FESR, di cui euro 9.000.000 «a valere sull’Attività I.2.2, quale aiuto agli investimenti delle piccole imprese innovative, in seed capital, in start-up capital e in expansion-capital»; si è poi stilato un bando per la gestione dei fondi vinto «di misura» da Fira che non può ricevere da anni affidamenti diretti dalla Regione, come invece avveniva sotto l’egida Chiodi, perché non è società in house (cioè interamente controllata con fondi pubblici) essendo parte anche di banche.

  La delibera n.280 del 15 Aprile 2013 ha poi autorizzato il trasferimento della somma di 5.040.000 euro al Fondo di Rotazione per l’Attività I.2.2; nel 2014 è stata effettuata la prese d’atto dell’approvazione dell’elenco dei beneficiari e della completa utilizzazione delle risorse del fondo di rotazione pari a € 14.090.440 a lordo del compenso del Soggetto Gestore.

Attualmente il primo step è in corso, cioè le 22 aziende hanno ottenuto i fondi ed il programma si avvia al termine tanto che a giugno 2015 è partita la seconda fase per la individuazione di altre imprese neonate da “accudire”.

Con l’interpellanza Sara Marcozzi voleva sapere se fosse vero che «Fira Spa abbia designato nei Consigli di Amministrazione componenti dello stesso Cda di Fira e se siano previsti per gli stessi dei compensi per lo svolgimento di tale incarico» e se «Fira Spa abbia obbligato alle società finanziate l’adozione di Sistemi di Budgeting e Reporting e nel caso, quale società ha fornito tale implementazione».

Lolli ha decantato il progetto «lodevole» ma ha precisato come questa fosse una iniziativa della passata giunta e spiegato che in effetti Fira partecipa al capitale sociale come previsto dal bando e che in effetti, sì, i componenti del Cda di Fira si sono autonominati componenti di alcuni cda delle imprese finanziate e per la precisione -ha detto Lolli- Micucci è in 3 cda mentre il vice presidente in 2 percependo un compenso stabilito (che non è stato rivelato).

Si tratta però – ha precisato Lolli- di una partecipazione transitoria di 5-6 mesi e in alcune Micucci sarebbe già stato sostituito.

Per quanto riguarda l’opera di monitoraggio (che è lo scopo di tutta l’operazione) questa avviene trimestralmente da parte di Fira attraverso report che misurano vari parametri come obiettivi, bilancio, flusso di cassa «in modo rigoroso».

 Dunque per Lolli «l’attività è in linea» cioè tutto ok, non ci sono sbavature  anche se per il futuro «dovremo verificare quante di queste società effettivamente poi produrranno impresa nel tempo…»

Già chissà quante resisteranno al mercato e quante, invece, si saranno limitate a divorare 24 mln di euro.