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Les Paillotes: gli abusi di De Cecco e la «porcata di D’Alfonso»

Acerbo contro la norma «ad personam»

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Les Paillotes: gli abusi di De Cecco e la «porcata di D’Alfonso»

L'ex consigliere Acerbo

PESCARA. Magari è solo per coincidenza ma proprio il giorno dopo la notizia dell’ennesima sentenza sugli abusi edilizi de Le Paillotes, il cavaliere Filippo Antonio De Cecco era a colloquio con il presidente della regione Luciano D’Alfonso.

Cosa si siano detti non è dato saperlo e chissà se si è parlato anche degli abusi edilizi, delle sentenza irrevocabile e della pratica di condono pure neutralizzata dal Consiglio di Stato.

Chissà se si è parlato anche del tentativo di salvataggio “ope legis” che proprio la giunta D’Alfonso aveva messo in campo (misura che peraltro era sfuggita a tutti tranne che agli avvocati dell’imprenditore della pasta che hanno tentato di farla valere nel giudizio, senza esito).

Chissà.

I fatti parlano chiaro e l’ultima sentenza del Consiglio di Stato rappresenta soltanto l’ennesima sconfitta sul caso per il cavaliere Filippo Antonio De Cecco che da anni ha ingaggiato una lotta senza quartiere contro provvedimenti avversi che riguardano l’abbattimento, peraltro parziale, di strutture costruite nel suo stabilimento balneare.

«Come cittadini abruzzesi e pescaresi», ha detto Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale e comunale di Rifondazione Comunista, «non possiamo che ringraziare anche in questa occasione la Soprintendenza per aver rimarcato – come da noi sempre sottolineato – che gli abusi realizzati “rappresentano una grave e palese menomazione della fruizione della veduta di costa pescarese” in una zona della città e dell’arenile (Rione Pineta) tutelata dall’art.142 lett. a) d.lgs. 42/2004 per il notevole interesse pubblico del panorama ai sensi del d.m. 13 maggio 1965. Non ci stupisce che De Cecco abbia cercato di usare una norma approvata alla chetichella dalla Regione Abruzzo per difendere il suo abuso. Come abbiamo già denunciato, D’Alfonso non solo ha approvato un Piano Demaniale Regionale identico a quello elaborato dalla Giunta Chiodi e da noi bloccato, ma lo ha anche peggiorato inserendo una norma evidentemente volta a salvare l’abuso di De Cecco».

Il Piano demaniale marittimo è stato approvato con la delibera di giunta regionale del 2 dicembre 2014 n. 788, introdotte con delibera del Consiglio Regionale n. 20/S del 20 febbraio 2015.

Infatti il comma 25 dell’articolo 5 del PDM regionale prevede non solo la possibilità di aumentare a Pescara del 30% i volumi degli stabilimenti esistenti, come prevedeva anche il Piano di Chiodi, ma è stata aggiunta una norma ad hoc per le concessioni che si trovano «in aree urbanizzate che svolgono attività per l’intero corso dell’anno, con almeno dieci dipendenti e un arenile di almeno 4000 mq».

«Si tratta evidentemente di una norma ad personam», tuona Acerbo, della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, «approvata in maniera scorretta, visto che la stessa non era presente nel testo su cui i cittadini e le associazioni hanno poi fatto le osservazioni, né posta all’attenzione degli altri enti e amministrazioni dello Stato con cui la Regione ha l’obbligo di confrontarsi durante la redazione del Piano. Questa ennesima “porcata” – che fa il paio con quella pro Milia e Mammarella per sbloccare tre palazzi sul mare – non può che suscitare amarezza e indignazione. Sarebbe interessante conoscere il nome dei consiglieri regionali che hanno presentato questo emendamento e l’hanno votato. Fortunatamente la maldestra norma dalfonsiana non ha ottenuto il suo effetto; ci aspettiamo che tale “porcata” venga immediatamente abrogata dal Consiglio regionale.  Nel caso in cui ciò non avvenisse, chiediamo all'amministrazione comunale di Pescara,  attualmente in procinto di aggiornare il proprio Piano Demaniale, di non inserire questa assurda norma e di non recepire gli spropositati aumenti di cubatura (Pescara più 30%) concessi dalle nuove norme regionali. E’ già grave che la politica continui a produrre norme a favore della ulteriore cementificazione della spiaggia, determinando la perdita pressoché totale della vista mare a Pescara, ma è ancor più grave che si inseriscano norme che favoriscono pochi discriminando di fatto persino il resto dei balneatori».

In consiglio quella delibera è passata con voto di maggioranza con Forza Italia a favore, come Fratelli D’Italia, M5s astenuti.

 «Noi non abbiamo nulla contro il cavalier Filippo Antonio De Cecco», ha spiegato anche Loredana Di Paola di Marelibero, «ma pensiamo che non vi sia Stato di Diritto se la legge non è uguale per tutti. Saremmo ben contenti se De Cecco investisse i suoi capitali e le sue indubbie capacità imprenditoriali per rilanciare e riconsegnare alla fruizione uno storico stabilimento-ristorante sul mare come Guerino- Il Gabbiano.  Il  Comune invece continua a consentire a Gianni Paglione di tenerlo inscatolato e in ostaggio, senza revocargli la concessione».