RISPARMI MISTERIOSI

Asl unica: le domande a cui D’Alfonso e Paolucci non rispondono

La Cgil Teramo non ci sta e chiede chiarezza su dubbi e reali benefici pubblici

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Asl unica: le domande a cui D’Alfonso e Paolucci non rispondono

Paolucci e D'Alfonso

ABRUZZO. Alla fine la domanda è solo una: a chi giova la Asl unica?

 Se giova all’interesse  pubblico e, dunque, al miglioramento dell’assistenza sanitaria, D’Alfonso e Paolucci non avranno difficoltà a dimostrare e mostrare le prove di questo reale vantaggio pubblico.

Altrimenti chi pensa male ha un indizio in più.

Da più parti – nel silenzio totale della Regione- arrivano segnali per cui la Asl unica è cosa praticamente decisa nelle segrete stanze  senza un minimo di concertazione.

Dal 2016 -probabilmente già dal primo gennaio- la sanità abruzzese sarà riorganizzata amministrativamente con un unico vertice e alcuni capo dipartimento territoriali che dovrebbero gestire e controllare i servizi nei presìdi locali.

Su questa decisione -pure avversata soprattutto dal versante teramano e persino da una frangia dello stesso Pd- sono molte le voci discordanti che portano tutte un esempio concreto già realizzato proprio nelle vicine Marche con esiti non soddisfacenti.

Se Paolucci giustifica tutto con un risparmio che sarebbe comunque minimo (e si vedrà con il tempo) in molti sostengono che le vere ragioni siano altre e di vario genere come la facilità di gestione della sanità (meno manager , meno teste, meno grattacapi per la giunta regionale) ma anche una facilitazione per le cliniche private che -soprattutto nell’area Chieti-Pescara- sono in fermento per una riorganizzazione che sarebbe penalizzata dalla suddivisione attuale delle Asl. Infatti secondo una legge regionale non si possono spostare posti letto e servizi da una Asl ad un’altra perché ognuna è già “satura” e calibrata sul bacino di utenza.

Molte domande si pone anche la Cgil teramana che per bocca del segretario provinciale Amedeo Marcattili, sostiene che «la ASL unica non assicura nessun risparmio, signor governatore D'Alfonso chieda al suo omologo della Marche dove sta cercando di tornare indietro dalla scelta fatta qualche anno fa, il processo decisionale si allungherebbe a scapito dell'efficienza. L'appalto regionale del CUP né è una prova lampante, con lavoratori costretti a firmare il contratto l'ultimo giorno utile, perchè invece di continuare a percorrere la strada delle esternalizzazioni, ultimo caso l'ADI, non si comincia una discussione per riportare all'interno del pubblico tutti quei servizi che negli anni sono stati privatizzati, con un maggiore costo per la collettività, in un percorso che dia stabilità ai lavoratori attualmente assunti da ditte private?»

 E Marcattili chiede ancora: «L'istituzione di un'azienda unica regionale come si concilia, senza smantellare l'architettura territoriale, con la garanzia di erogare servizi sanitari piu' efficienti ed aderenti alle esigenze dei cittadino? Non vorremmo pensare che l'articolazione di un'azienda unica regionale risponda alle esigenze di chi, negli anni, nei propri territori ha fatto fiorire la sanità privata, nella nostra provincia per fortuna non abbiamo questo problema, con questa scelta ancora una volta si tenta di favorirne le aspettative ? Ma davvero possiamo pensare che un capo Dipartimento sia in grado di controllare l'operato di medici da Vasto a S.Omero piuttosto che in altri presidi dislocati su tutta la regione?»

«Chi garantirebbe, ad esempio», conclude la Cgil Teramo, «che l'eccellenza di cardiochirurgia di Teramo  continui a godere di tutela in termini di risorse umane e strumentali se la gestione viene centralizzata  e parificata? Le scelte di questa giunta regionale vanno, secondo noi, nella direzione di una burocratizzazione ulteriore della sanità, senza per questo dare risposte alle reali esigenze dei cittadini».