CARENZE CRONICHE

Sanità allarme rosso: chiudono reparti in affanno e all’orizzonte altri tagli

Sintomi di un male che arriva da lontano

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1401

Sanità allarme rosso: chiudono reparti in affanno e all’orizzonte altri tagli

ABRUZZO. Se si deve arrivare a chiudere un reparto importante di un ospedale di un capoluogo di provincia per carenza di personale ci sarà pure qualcosa di grave ed inedito che non va.

E’ successo ieri all’Ospedale Mazzini di Teramo dove la grave carenza di personale medico che si è venuta a creare nella Unità Operativa Complessa ha obbligato il manager Roberto Fagnano a chiudere il reparto ai nuovi ricoveri.

Il problema di carenza di organico si è creato per una sfortunata coincidenza nefasta: da una parte l’assenza di due dirigenti medici che si protrae da tempo, e, dall’altra, un infortunio recentemente occorso ad un altro medico. Tre medici fuori e reparto in sofferenza. Una sofferenza tanto grave da non poter garantire il regolare svolgimento dei servizi di assistenza.

Il direttore sanitario Maria Mattucci ha spiegato che non era possibile rivisitare l’organizzazione su due piedi per trovare una soluzione anche in considerazione della mancanza di un Dipartimento Oncologico che avrebbe consentito la gestione di risorse umane in ambito aziendale.

Tutte queste coincidenze “nefaste” hanno costretto la Direzione Sanitaria Aziendale a «sospendere temporaneamente i ricoveri di Oncologia, nelle more dell’espletamento delle procedure amministrative finalizzate all’assunzione di medici dedicati».

«Nelle more» in burocratese significa “mesi”.

Visto l’allarme procurato dalla notizia la direzione generale ha poi dovuto precisare che  «l’attività oncologica prosegue comunque normalmente per quanto riguarda il Day Hospital e, l’eventuale necessità di ricoveri urgenti notturni, peraltro residuale nello specifico, verrà garantita da altre Unità Operative dell’Ospedale di Teramo».

Insomma la chiusura definitiva del reparto (o dell’Ospedale) sono rimandati, forse scongiurati.

Che sollievo.

Ma un fatto del genere è di sicuro una pericolosa spia di qualcosa che non va. Intanto la organizzazione della Asl di Teramo potrebbe prevedere simili coincidenze avverse e se c’è qualcosa da fare (per esempio il dipartimento oncologico) che lo si faccia perché sulla brutta figura da terzo mondo si può pure passare sopra ma in alcuni casi ci potrebbero essere rogne per l’interruzione di pubblico servizio.

E dire che per metà dicembre il Day hospital oncologico dovrebbe essere trasferito al sesto piano della struttura ospedaliera in locali ristrutturati, dopo una serie di incagli burocratici.

Ora si spera che insieme ai letti e ai malati vi siano anche medici ed infermieri per farlo funzionare.

Eppure proprio la Asl era stata recentemente autorizzata ad espletare nuovi concorsi in considerazione di una gravissima crisi di organico fatta presente più volte dallo stesso Fagnano.

Così tra un po’ dovrebbero arrivare 56 operatori socio sanitari, 2 veterinari (Igiene degli alimenti e delle produzioni zootecniche), 1 medico oftalmologo,1 medico della disciplina di Farmacologia e Tossicologia clinica,1 cardioloo, 3 psichiatri, 1 neuropsichiatra infantile, 1 medico della disciplina di Scienza dell'alimentazione, 1 cardiochirurgo, 3 anestesisti, 1 medico legale.

CARENZE DI ORGANICO E NUOVI TAGLI

Quello che è accaduto ieri a Teramo potrebbe accadere in altri ospedali abruzzesi?

Diciamo che la carenza di organico è una piaga comune a molti presidi ospedalieri per una serie di ragioni, una delle quali è il blocco di concorsi e nuove assunzioni ma soprattutto i tagli operati in questi anni che hanno falcidiato i dipendenti e vessato quelli rimasti in turni, diciamo, molto “impegnativi”.

Ma siccome non c’è mai limite al peggio la notizia è che quasi certamente su questo fronte si potrebbero operare nuovi tagli al personale perché c’è esigenza di risparmiare ancora (sempre per ragioni di bilancio, di pareggio, di uscita dal commissariamento ecc).

Si parla di tagli milionari per ogni Asl che significa mancati rinnovi contrattuali, più precarizzazione, licenziamenti, più turni e ore di lavoro e meno medici, infermieri, assistenza e tecnici.

Tagli da operare entro il 31 dicembre che, per esempio, per la Asl di Chieti, ammontano a 1,5 mln di euro sembrano una vera iattura perché potrebbero incidere ulteriormente sulla qualità dell’assistenza sanitaria.

E se la lista d'attesa in chirurgia, a Chieti, su malati oncologici, attualmente è di 8 mesi con questi nuovi tagli che speranza di ci sarà di accorciarla?

Ma non si potevano tagliare altre spese meno impattanti?

Evidentemente no. E tutto questo perché non bisogna finire in disavanzo, altrimenti addio uscita dal commissariamento.

Ed è in questi casi che torna inevitabile il pensiero che la suddivisione della spesa sanitaria -compito cruciale di tecnici e politica- è di fondamentale importanza.

E con l’attuale governo regionale è un fatto acclarato che i privati crescono gli ospedali affondano.