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Vino, il futuro dell’Abruzzo è nel Pecoriono ma serve supporto delle istituzioni

A Francavilla il Gran Galà del vino

Redazione Pdn

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FRANCAVILLA AL MARE. Il vino Pecorino puo' diventare la punta di diamante della produzione abruzzese ma anche nazionale ma e' necessario riscrivere il disciplinare di produzione.

Il messaggio forte e chiaro e' scaturito dal dibattito organizzato dall'Ais Abruzzo in occasione del Gran Gala' del Vino che per la sua quattordicesima edizione ha deciso di accendere i riflettori proprio sul vitigno autoctono che vede la Regione Abruzzo in prima fila.

L'evento si e' svolto ieri all'Hotel Villa Maria di Francavilla dove, al termine del dibattito sono stai degustati 60 vini tra quelli presenti nella guida Vitae dell'Ais.

«E' importante riunire intorno al tavolo produttori, istituzioni ed esperti e dibattere dei temi di attualita' - ha detto il presidente Ais Abruzzo Gaudenzio D'Angelo - divulghiamo da 50 anni la cultura del bere e siamo sempre vicini al mondo vitivinicolo cercando di sollecitare quel dibattito costruttivo da cui far nascere nuove sfide per il futuro».

«Il Pecorino sta crescendo, segno che i produttori stanno lavorando bene - ha detto il giornalista Andrea De Palma che da dieci anni cura l'Abruzzo per la Guida Vini Buoni D'Italia - nelle fiere internazionali buyer e ristoratori chiedono vini nuovi da proporre ai loro clienti e il Pecorino suscita tantissimo interesse. Piace per la sua freschezza ed e' un vino facile da riconoscere piu' del marchio dell'azienda».

«Essere stato il primo produttore di pecorino non so se ha portato bene - ha scherzato Luigi Cataldi Madonna che nel lontano 1996 imbottiglio' la prima annata - Nei primi dieci anni lo producevo solo io e nessuno se lo beveva, nei dieci anni successivi il consumo e' aumentato e quello che produco non basta piu'. Il Pecorino per me rappresenta uno stimolo. E' un vino fresco, acido, spigoloso che ha vinto la sfida sui vini rotondi che andavano negli anni 80. Ma oggi la produzione e' cresciuta e Regione e Consorzio di Tutela devono intervenire per evitare quello che e' accaduto al Montepulciano».

 Dello stesso avviso Rocco Pasetti dell'azienda Contesa di Collecorvino anche lui produttore storico di Pecorino che chiede a gran voce il disciplinare per la Doc: «Purtroppo non tutti hanno chiaro il concetto sulle indicazioni dei vini tra Itg e Doc, e considerato il potenziale di produzione in forte crescita e la richiesta del mercato sempre in aumento e' indispensabile abbandonare l'attuale sistema e andare verso la denominazione d'origine controllata».

 A rinforzare il concetto anche Nicola Dragani, presidente di Assoenologi Abruzzo: «Il disciplinare va riscritto attraverso una ricerca scientifica che definisca le caratteristiche organolettiche e i marker del vino. In caso contrario si rischia di perdere peso sul mercato».

«Qui in Abruzzo puntiamo ancora troppo sul vitigno mentre in Francia la valorizzazione del prodotto passa attraverso i territori - ha sostenuto Manuela Cornelii docente e rappresentante dell'Ais Nazionale - perche' nessuno ricordera' il nome di una bottiglia quando chiedera' il Pecorino in un ristorante».

 Anche il Consorzio di tutela, rappresentato dal vice presidente Enrico Marramiero apre alle nuove prospettive: «L'abolizione delle Igt e' stata fatta da una societa' cooperativa. E' una scelta coraggiosa e un argomento che va affrontato subito per riportare in Abruzzo l'imbottigliamento di tutto il vino prodotto. il Pecorino oggi e' una realta' di mercato ma dobbiamo investire di piu' sulla qualita' piuttosto che sulla quantita'».

 Dal canto suo l'assessore regionale Dino Pepe ha sottolineato gli aspetti critici del settore e cioe' la polverizzazione aziendale, la percentuale del 60% di prodotto venduto sfuso come vino da tavola e la scarsa integrazione di filiera tra tutti gli operatori del mercato. Una fragilita' a cui la regione risponde con le risorse che arrivano dall'Europa e con i prossimi bandi del PSR appena approvato.