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Trivelle: Cassazione dice sì al referendum

Adesso tocca alla Corte Costituzionale esprimersi

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Trivelle: Cassazione dice sì al referendum

ABRUZZO. Superato il primo step: la Corte di Cassazione dice sì al referendum contro le trivellazioni in mare proposto da dieci Consigli regionali, con Abruzzo e Puglia in prima linea. Adesso spetta alla Corte costituzionale dare il via libera definitivo.

L'annuncio lo ha dato via Facebook Piero Lacorazza (Pd), presidente del Consiglio regionale della Basilicata, capofila dell'iniziativa referendaria contro le trivellazioni in mare: «La Corte di Cassazione dice 'sì' al referendum sull'articolo 38 della legge Sblocca Italia e sull'articolo 35 del decreto Sviluppo. Il lavoro fatto con i Consigli Regionali raggiunge un obiettivo importante. Adesso sarà la Corte Costituzionale a decidere. Restiamo fiduciosi».

Il 9 dicembre a Roma, ha poi annunciato Lacorazza, è prevista una «riunione dei delegati delle Regioni promotrici del referendum: saremo pronti e organizzati se le norme non dovessero cambiare».

Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise chiedono che non ci siano trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa e che siano ripristinati i poteri delle Regioni e degli enti locali mettendo inoltre i cittadini al riparo dalla limitazione del loro diritto di proprietà perché, ad esempio, un articolo dello 'Sblocca Italia' prevede che per 12 anni sia concesso il permesso di ricerca sui terreni privati alle società estrattrici.

E' la prima volta che dei quesiti referendari sostenuti dai Consigli regionali vengono presentati da dieci Regioni, il doppio del quorum richiesto.

Il referendum interviene su alcune norme del decreto Monti, in particolare quelle contenute nell'articolo 35 che estendono il divieto di trivellazione in mare alle 12 miglia, riattivando contestualmente i procedimenti bloccati dal governo Berlusconi, venticinque progetti che prevedono attività di ricerca ed estrazione entro le 12 miglia.

L'abrogazione di alcune norme dell'art. 37 del decreto Sblocca Italia pone invece l'attenzione su un altro tema legato alla partecipazione delle regioni, dei territori e delle popolazioni alle decisioni assunte dallo stato su temi che li riguardano da vicino come la pianificazione di studi, la ricerca e l'estrazione di idrocarburi. Il senso dell'azione referendaria è il blocco di tutti i progetti in essere e la sua approvazione farà sì che il divieto sia assoluto e non superabile, in quanto non potrà più essere introdotta alcuna norma che lo consenta.

Intanto domani ad Ancona gli attivisti No Ombrina sosterranno i comitati marchigiani che in pochi mesi sono riusciti a mobilitarsi contro diversi progetti che interessano l'Adriatico e la terraferma. Attualmente in Italia si stanno perforando pozzi proprio di fronte ad Ancona, con le due piattaforme ENI Bonaccia NW e Clara NW arrivate in pieno agosto.
Quella di Ancona è una manifestazione regionale, la prima ad essere organizzata sul tema della deriva petrolifera nelle Marche dopo alcune iniziative su progetti specifici come lo stoccaggio gas di S. Benedetto del Tronto.