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Tua, Azienda unica di Trasporto: ancora ferma al capolinea

Problemi di liquidità e di bilancio, le banche latitano, gli stipendi a rischio. Allegri solo i dirigenti

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Tua, Azienda unica di Trasporto: ancora ferma al capolinea

Risultati referendum

ABRUZZO. Forse era chiaro a tutti i dipendenti che Tua era nata in un contesto “emergenziale” e che si è dovuto correre e operare scelte in un contesto tutt’altro che tranquillo ma forse non si immaginava che tutto fosse così complicato fin da subito.

In effetti le promesse di risolvere buona parte dei problemi ed il paradiso promesso per l’azienda unica di trasporto sono ancora teoria.

  Pare che stiano bene solo i vertici dirigenziali, quelli che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo in Sangritana, Arpa e Gtm e che sono stati praticamente tutti riconfermati dalla ecumenica giunta di centrosinistra a guida dalfonsiana.

Ora i sindacati denunciano un clima di totale disorientamento a causa di una dirigenza che ha innescato una interminabile melina su tutte le partite aperte senza che nessuno provveda a scuoterne gli animi ed a risolverne le invidie interpersonali tra gli stessi dirigenti, invidie divenute ormai di pubblico dominio.

«Nemmeno le deliberazioni del Consiglio di Amministrazione», scrivono i sindacati Filt, Fit, Faisa e Ugl, «producono effetti visto che ad esempio il bando per la ricerca del nuovo direttore generale non è stato ancora nemmeno pubblicato con le ovvie ripercussioni sull'organizzazione aziendale che vede permanere ancora quella delle tre aziende originarie con tutte le diseconomie del caso. Si nicchia persino sulla stessa applicazione delle soluzioni di risparmio offerte dal nuovo contratto e sulla cancellazione delle corse non contribuite con l'adozione di un necessario riordino dei programmi di esercizio».

SINDACATI E SVELTINE

Ma non favorisce un clima sereno nemmeno qualche acredine proprio verso gli stessi sindacati che nella contestata partita del referendum hanno giocato d’anticipo, forse troppo, e così prima stretto accordi con la Regione e poi a cose fatte proposto il referendum.

Anche il successo sbandierato non è stato visto di buon occhio da tutti visto che alla fine circa la metà dei dipendenti hanno votato (400 persone) mentre altre 400 hanno votato contro l’accordo già siglato per un totale di 800 su 1563 dipendenti.

C’è poi una fascia di dipendenti che avrebbe avuto una serie di decurtazioni e svantaggi con il passaggio alla azienda unica che mal digeriscono gli accordi e che hanno creato una disparità tra gli stessi dipendenti che hanno lo stesso livello e svolgono le medesime mansioni e persino con una richiesta di maggiore produttività.

Poi è arrivato anche il rischio di non prendere gli stipendi e la situazione è diventata incandescente. 

I ritardi con cui il governo centrale trasferisce le risorse alle Regioni sta adesso determinando il grave ritardo con cui Regione Abruzzo eroga le contribuzioni quadrimestrali alle società di TPL.

 Dopo la richiesta di urgente convocazione alla Regione è giunta la notizia che la Regione stessa provvederà ad anticipare le risorse necessarie per l'erogazione delle retribuzioni ed è stato fissato un incontro per lunedì prossimo presso la sede di viale Bovio a Pescara con il Consigliere Delegato Camillo D'Alessandro.

«Ci era stato assicurato che con l'approdo all'azienda unica», protestano oggi i sindacati, «si sarebbe anche da subito riaperto un rapporto con gli istituti di credito per dare stabilità economica alla nuova società e spalmare il “rientro dai debiti” in un arco temporale tale da essere conseguentemente sopportabile. Invece, a distanza di mesi dalla avvenuta fusione, ed a un anno dall'inizio del procedimento, la situazione economico finanziaria è ancora immutata».

Ora la situazione è «paradossale» perché dopo un quinquennio di stasi totale con il governo di centrodestra ora con il centrosinistra ci si ritrova comunque impantanati ma per ragioni diverse.

«Ecco spiegato quindi il perché Organizzazioni Sindacali che tanto si sono spese per la creazione dell'azienda unica, ed altrettanto per la stipula di un accordo “responsabile”, si trovano oggi ad alzare la voce».

Il consigliere regionale Camillo D’Alessandro replica che «“Di male in peggio. A volte sono i commenti del tipo “al lupo al lupo” delle organizzazioni sindacali regionali che, invece di condividere la necessità di spiegare le enormi difficoltà ereditate, superate e non ancora risolte, ritengono di dover alzare la tensione dei lavoratori a mio giudizio inutilmente, in modo dannoso e soprattutto strumentale, di cui non si comprendono fino in fondo le ragioni della strategia. Abbiamo fatto in pochi mesi ciò che non si è fatto in 20 anni. Lunedì riprenderemo il confronto con i sindacati sapendo – conclude D’Alessandro – che l’agenda la detta la Regione nel confronto con le parti, non il contrario».