LE TRE CARTE

Dissesto idrogeologico, il documento che ‘inchioda’ D’Alfonso: i soldi non ci sono

La lettera scovata da Febbo dopo le polemiche delle scorse settimane

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Dissesto idrogeologico, il documento che ‘inchioda’ D’Alfonso: i soldi non ci sono

ABRUZZO. Da oggi la Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, con una comunicazione ufficiale, ha interrotto improvvisamente il trasporto dei malati oncologici (prestato da diverse organizzazioni del territorio).

Un fulmine a ciel sereno che viene annunciato dal presidente della Commissione Vigilanza, Mauro Febbo, che contesta la decisione che ha creato insormontabili difficoltà a oltre 130 famiglie.

«Una decisione assurda che non è stata preceduta da nessun atto preparatorio come ad esempio un regolamento», fa notare Febbo. Tra l’altro l’azienda sanitaria è anche inadempiente in quanto non ha ancora provveduto a saldare le fatture dal mese di agosto a oggi mettendo a repentaglio i tanti servizi essenziali svolti.

Ma questo, secondo l’esponente di Forza Italia, sarebbe solo la punta di un iceberg ben più pericoloso contro il quale starebbe andando a sbattere la Regione, in difficoltà sotto vari punti di vista, dalla sanità fino al dissesto idrogeologico. E su quest’ultimo tempo il duello tra chi sostiene che i soldi ci siano e chi dice che non ci sono va avanti da settimane tra conferme e smentite. Ma adesso spunta fuori anche un documento.

DISSESTO IDROGEOLOGICO

«I fondi per il dissesto idrogeologico non ci sono e lo stesso D’Alfonso ha dovuto ammetterlo mentre la Sanità è nel caos e invece della coccole stanno arrivando gli schiaffi», insiste Febbo  mostrando una lettera firmata il 20 ottobre scorso dal presidente ed indirizzata ad un sindaco (ma presumibilmente spedita a tutti i comuni interessati) .

Nella missiva, infatti D’Alfonso spiega che quelle risorse non potranno arrivare a destinazione perché sono destinate ad un altro capitolo.

«Siamo sconcertati dal comportamento di questo presidente», continua Febbo. «Avevamo già denunciato che quei 29 milioni di euro per il dissesto non c’erano».

Era il 22 ottobre scorso: in quella occasione il centrodestra tirò fuori una lettera inviata dal dirigente del Servizio difesa del suolo, datata 20 ottobre 2015 a tutti i Comuni interessati.

 Il dirigente fece riferimento a “problematiche di natura tecnica sul  bilancio regionale, in via di risoluzione, che non permettono ad oggi allo scrivente di procedere alla ufficializzazione della concessione di finanziamento”.

L’assessore Mazzocca intervenne smentendo l’ipotesi della mancanza di soldi: «le risorse sono disponibili per competenza così come specificato nella nota PCM-DPC 66 del 14 aprile scorso a firma del capo dipartimento per le Politiche di coesione del governo, Vincenzo Donato, che dà l’assenso alla riprogrammazione di parte del FSC 2000-2006 pari a 28.851.623,31 euro per 87 interventi di difesa del suolo».

Adesso però la lettera di D’Alfonso riscrive tutto e nella missiva si legge chiaramente che «non è possibile mettere nella disponibilità dei Comuni le risorse del FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) che devono essere necessariamente destinate alla copertura in Bilancio delle spese sostenute nell’ambito dell’Asse III del Por Fesr 2007/2013 per incarichi conferiti ad Abruzzo Engineering».

«Quei fondi per il dissesto sbandierati ai 4 venti non c’erano e non ci sono. Adesso mi aspetto una tempestiva risposta di Mazzocca», continua Febbo.

MAZZOCCA:«DOVE LE METTIAMO LE ENORMI RESPONSABILITA’ DELLA GIUNTA CHIODI?»

 «È davvero incredibile», risponde l’assessore Mario Mazzocca, «dover constatare l'insistere continuo e il perdurante tafazzismo dell'ex Assessore Mauro Febbo sul tema del dissesto idrogeologico nel nostro territorio, un problema sulle cui dimensioni quasi bibliche la Giunta Chiodi – della quale Febbo era membro – ha enormi responsabilità. Finora, in meno di un anno e mezzo, abbiamo concretizzato circa 200 milioni di euro che, rapportati ai 36 milioni concretizzati nei 66 mesi precedenti dal centrodestra, la dicono lunga sull’attenzione e l’intensità che la Giunta Chiodi ha posto sul tema».

LA DELIBERA CENSURATA

Ma Febbo contesta il governatore anche per la «gravissima e sconcertante azione di censura» da parte del presidente in ambito sanitario visto che la Delibera di Giunta, approvata il 10 novembre 2015, con la quale viene nominato il nuovo direttore della Asl Lanciano-Vasto-Chieti non è stata ancora pubblicata e non è assolutamente visibile (sono passati 16 giorni).

«Tra l’altro», contesta l’esponente di Forza Italia, «non è stata inoltrata neanche al sottoscritto che è Presidente della Commissione di Vigilanza. Intanto il Direttore pro tempore Flacco, insediatosi dopo le chiacchierate dimissioni di Zavattaro, continua a firmare gli atti sui quali si nutrono seri dubbi di legittimità».

Dubbi su questo aspetto sono già emersi nelle scorse settimane.

I PUNTI NASCITA

Poi c’è la questione dei punti nascita sui quali sono intervenuti 6 consiglieri di maggioranza (Mariani, Pietrucci, Monticelli, Gerosolimo, Olivieri e Di Nicola) che con una lettera al presidente-commissario ad acta evidenziano come l’11 novembre scorso il Ministero della Salute è tornato a esprimersi sulla questione con un Decreto che conferma di fatto la possibilità di deroga.

Con il nuovo decreto in sostanza si affida al ‘Comitato percorso nascita nazionale’ il compito di esprimere un parere sulle richieste di deroga avanzate dalla Regione e dalle Province di Trento e Bolzano. Il comitato avrà il compito di presentare la richiesta, analizzando il contesto altoatesino e trentino, con il suo territorio di montagna, le distanze e la presenza dell’elisoccorso.

Questo vuol dire che il decreto Lorenzin elenca solo delle i direttive  di massima sulle quali però si può e si deve aprire una trattativa come ha sempre sostenuto il centrodestra.

«In sostanza», spiega Febbo, «in Trentino hanno fatto quello che il gruppo di Forza Italia chiede da mesi, ovvero una nuova e più puntuale analisi di tutto il percorso ad opera del Comitato regionale nel quale erano stati inseriti, con nostra grande soddisfazione, la dottoressa Mucci e il dottor Malvezzi. Quel comitato si è riunito una volta sola, il 27 maggio, ma non ha mosso nessuna valutazione nel merito venendo meno alle indicazioni arrivate dal Consiglio regionale».