REFERENDUM INUTILE

Nuova Pescara, Cna delusa attacca: «rinvio illegittimo, obbligati a rispettare volontà popolare»

Ieri in scena all’Emiciclo l’ennesimo rinvio

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Nuova Pescara, Cna delusa attacca: «rinvio illegittimo, obbligati a rispettare volontà popolare»

PESCARA. «L’impressione è che il Consiglio regionale abbia ‘deciso di non decidere’, rinviando sine die un atto dovuto».

E’ il giudizio espresso dalla Cna di Pescara in relazione all’esito della seduta di ieri della massima assemblea regionale, chiamata a discutere sulla fusione dei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore.

La giornata di ieri avrebbe potuto rappresentare una tappa cruciale nella storia della regione. Con l’approvazione della legge sulla Nuova Pescara, infatti, il Consiglio regionale avrebbe rispettato ed accolto la volontà di tutti quei cittadini che hanno partecipato al referendum del 24 maggio 2014 e che sono in attesa, da oltre un anno, di vedere concretizzate le loro istanze.

Invece il provvedimento torna in Commissione per ulteriori aggiornamenti.

A detta della Cna provinciale, che ha sostenuto in tutte le sedi l’istituzione della nuova realtà metropolitana, sottoposta con esito largamente favorevole al giudizio dei cittadini attraverso una consultazione referendaria tenuta nel 2014, dubbi sussistono anche sulla stessa legittimità della decisione assunta: «La delibera del 12 novembre 2013 del Consiglio regionale, stabilendo all’articolo 8,  che “nel caso in cui l'esito (del referendum, ndr) sia favorevole alla proposta, entro 60 giorni dalla proclamazione dei risultati, il Presidente della Regione presenta al Consiglio regionale un disegno di legge sull'oggetto del quesito sottoposto a referendum”, non lascia spazi interpretativi alla fantasia, con l’individuazione del Presidente della Regione come soggetto attuatore della volontà popolare».

Al contrario, sostiene la Cna, «il Consiglio regionale di ieri – decidendo per il rinvio in commissione del testo di legge presentato dal gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, mentre al contrario non ne è stato proposto alcuno dal Governatore – ha scelto semplicemente di prendere tempo, giustificando apparentemente ciò con l’esigenza di non meglio precisati “approfondimenti”».

Fuori luogo, dice ancora la confederazione artigiana presieduta da Riccardo Colazilli e diretta da Carmine Salce, è stato poi proporre «una indebita commistione tra l’istituzione di Nuova Pescara e altri legittimi provvedimenti - come quello sullo status futuro dell’Aquila Capoluogo - che nulla avevano e hanno a che vedere tra loro; visto che si tratta di provvedimenti e procedure che possono e debbono marciare separatamente nelle sedi istituzionali».

La Cna di Pescara afferma come la tendenza alle fusioni di comuni sia una tendenza diffusa in tutto il Paese, come dimostrano i casi di Mantova, pure citata nel dibattito di ieri dal presidente D’Alfonso, e Crotone, dove sono in corso processi simili a quello, assai più avanzato, dei tre centri del Pescarese.

Infine, la Cna ricorda che sulla fusione dei tre comuni si è espressa una larga maggioranza dei cittadini interessati, senza contare il pronunciamento favorevole dell’insieme delle forze economiche e sociali provinciali: «Il rischio è che la volontà popolare, pure formalmente richiamata in modo rituale e talvolta ampolloso, sia invece deliberatamente vanificata da giochi di palazzo. Sarebbe dunque oltremodo singolare se, a fronte di una volontà espressa dai territori interessati su un assetto istituzionale che riguarda solo loro, dovesse balenare il sospetto che ad altri territori ciò non sia gradito. Creando, in questo caso davvero sì, un precedente pericoloso».