CARTE SEGRETE

Abruzzo Engineering, la relazione segreta del consulente "abusivo" che scrisse a Chiodi

Carmine Tancredi socio dell’ex presidente è stata l’eminenza grigia “ignorata”

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1521

Abruzzo Engineering, la relazione segreta del consulente

ABRUZZO. Grosse perplessità sulla veridicità dei bilanci, appostazioni dubbie che avrebbero potuto occultare perdite, una società sovradimensionata senza professionalità specifiche nel campo informatico, le gravi colpe del centrosinistra che governò fino al 2008.

Questo e molto altro c’è scritto nella consulenza firmata nel 2009 da Carmine Tancredi su Abruzzo Engineering, documento noto per essere rimasto… ignoto per oltre sei anni, bene occultato dalla politica, dall’ex presidente in giù. Un documento che invece PrimaDaNoi.it ha potuto visionare e che risultò un promemoria per il fresco presidente di Regione di centrodestra, Gianni Chiodi, tra i più oberati della storia locale essendo anche pluricommissario (della sanità e del terremoto). La relazione doveva servirgli per capire lo stato “reale” della società mista e partecipata dalla Regione con una quota del 60% ma anche da Selex (Finmeccanica) per il 30%.

Si tratta dell’unica società abruzzese per cui il terremoto non è avvenuto il 6 aprile 2009 ma il 14 luglio 2008, il giorno degli arresti di Sanitopoli e del presidente Lamberto Quarta: da quel giorno la società fu come accecata e azzoppata nello stesso tempo, non riuscendo a vedere la strada da percorrere e non riuscendo a muoversi in alcuna direzione.

 Un declino improvviso e inspiegabile che portò poi alla cassa integrazione nel volgere di pochi mesi anche perché in Regione c’era chi non credeva più alla favola che Abruzzo Engineering era società in house e poteva ricevere appalti direttamente.

UNA CONSULENZA, TANTE STRANEZZE

E sono molte le stranezze e le particolarità di questa consulenza di Tancredi; la prima delle quali è forse la più eclatante: Chiodi riuscì ad ignorare e soprassedere su tutto quanto il suo amico di sempre, nonchè socio di studio, scrisse e propose per il futuro di Abruzzo Engineering.

Un’altra stranezza è che Chiodi non comunicò mai pubblicamente la nomina del socio come consulente della Regione Abruzzo ma fu costretto ad ammetterlo almeno un anno dopo quando alcune intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sul “Gruppo Stati” svelarono il ruolo occulto di Tancredi.   Erano i tempi in cui la politica aveva le mani libere e la trasparenza era concetto sconosciuto nonostante parziali obblighi di legge. Alla fine però agli abruzzesi non è mai stato detto nel dettaglio cosa effettivamente fece Tancredi pagato con soldi pubblici.

Ma PrimaDaNoi.it ha potuto verificare che il ruolo di Tancredi è stato molto complesso e ampio ed ha riguardato anche Abruzzo Engineering fin dalla fine del 2008, cioè praticamente dal giorno dopo l’elezione di Chiodi, avvenuta il 15 dicembre 2008. In Regione è stato visto spesso e anche presso Abruzzo Engineering era persona nota ma nessuno ha mai azzardato domande indiscrete sul suo ruolo e la sua legittimazione: tutti sapevano che era il socio di Chiodi e questo bastava.

Eppure la nomina ufficiale è giunta solo il 14 agosto 2009 ben 9 mesi dopo l’inizio delle attività reale sul campo di Tancredi con un conferimento di incarico firmato dall’allora superdirigente Antonio Sorgi. Incarico da 15 mila euro. Ma lo stesso Sorgi giura e spergiura che si tratta di altro incarico e non c’entra nulla con Abruzzo Engineering.

Sono passati tanti anni e magari Sorgi, impegnato com’è, non ricorda come sono andate le cose e le carte che ha firmato in abbondanza, sta di fatto che Tancredi ottenne un mandato formale ampio come supporto tecnico scientifico in materia economica e finanziaria al dirigente del servizio programmazione e sviluppo per la verifica degli investimenti pubblici. Nell’ambito di questo incarico Tancredi poteva benissimo occuparsi anche di «gestione di crisi aziendali» dove con buona probabilità per «aziende» si intendevano sia quelle pubbliche che private e dunque anche Abruzzo Engineering.  

PRIMA LA RELAZIONE, POI L’INCARICO

Dunque  Tancredi si mosse per conto della pubblica amministrazione e trovò sempre porte aperte ed  facile comprendere il perché, più difficile invece è spiegare come mai la relazione sui conti di Abruzzo Engineering fosse pronta e consegnata al presidente-socio di studio- prima che l’incarico di consulenza fosse affidato ufficialmente.

Infatti la relazione è datata 7 agosto 2009 (esattamente una settimana prima dell’incarico -14 agosto- e più di un mese prima della firma della convenzione -settembre), ma si può agevolmente presumere che il lavoro per Tancredi sia iniziato parecchi mesi prima. Ed infatti la relazione inizia con :«Caro Presidente, il lavoro svolto in questi mesi… mi ha consentito di capire un pò meglio la vocazione e le attività della società».

Attività costante e a volte frenetica quella di Tancredi, che il giorno prima di consegnare la relazione aveva avuto proprio una riunione con i vertici di Ae e di Selex ed  aveva parlato del piano industriale da approntare per salvare la società pubblica.

Cosa prevedeva allora l'incarico specifico su Abruzzo Engineering?

TANCREDI VOLEVA IL RILANCIO E PORTARLA SUL MERCATO

Tancredi formula una serie di proposte per rilanciare la società e metterla realmente sul mercato «offrendo spazi fisici sulla rete degli operatori ed ottenendo in cambio royalties; tale attività che è già stata svolta nel G8 riguarderebbe la parte dell’anello funzionante della Provincia de L’Aquila».

“L’anello” è il fantomatico progetto milionario per cablare l’intera regione sulla cui esistenza e funzionalità pure sono stati avanzati molti dubbi. Doveva servire quel progetto per portare la banda larga in tutto l’Abruzzo invece negli anni si sono sommati ulteriori finanziamenti per un totale di almeno 100mln di euro e la banda larga ancora non è ovunque.

Inoltre, secondo il consulente, con 24 mln di fondi Fas si sarebbe potuto completare quel progetto  e renderlo operativo ed economicamente vantaggioso. In pratica Ae avrebbe potuto guadagnare con quell’opera che invece è rimasta sotto terra.

Tancredi prevedeva anche un piano di dimagrimento della società a partire dai 400mila euro che presidente e direttore succhiavano all’anno, oltre ad «un gioco di squadra» con la “gemella diversa” Arit.

Quasi tutti i punti sono stati ignorati dall’ex presidente Chiodi che dal 2010 mise in liquidazione Abruzzo Engineering, forse basandosi su un addendum del consulente o forse su altre informazioni più attendibili emerse in seguito. Di sicuro si impressionò su quanto realmente venne a sapere e pure denunciò in un consiglio regionale accusando di pensati reati (truffa alla Regione) proprio Selex allora presieduta da Sabatino Stornelli. Una presunta truffa da milioni di euro che però non spinse alcun procuratore di alcuna procura ad aprire una indagine e ad indagare a fondo. Anzi vistisi con le spalle al muro la stessa “compagnia dell’anello” intentò almeno tre processi contro chi aveva negli anni denunciato fatti con l’assurdità che le procure si sono trovate ad indagare su chi raccontava e non su chi faceva.

Sono dovute arrivare procure da fuori regione per accertare cosa in realtà faceva Selex e Finmeccanica lambendo solo di striscio l’operato di Abruzzo Engineering e non chiarendo del tutto il senso delle denunce di gravi reati di Chiodi nel 2010.

«DUBBI DI BILANCIO FALSO»

  Eppure anche nella relazione di Tancredi non mancano velati dubbi circa la possibilità che il bilancio della società fosse falso con una serie di operazioni che lui stesso giudica dubbie e che possono nascondere e occultare perdite. Operazioni di nemmeno troppo alta ingegneria contabile fatta anche di previsioni troppo ottimistiche di lavori futuri che andavano ad accrescere le voci in attivo.

E dopo aver letto non risulta che né Tancredi, né Chiodi si rivolsero alla procura per sporgere denunce affinchè fosse accertata la verità.

Insomma si tratta di una relazione che racconta una parte della complicatissima e nebulosa storia di Abruzzo Engineering e che al di là di -qualche dubbio di troppo- certifica in maniera inequivocabile che il deficit accumulato e la gestione a perdere non fu causata da distrazione o superficialità ma da scelte consapevoli che hanno permesso di mettere sotto il tappeto la sporcizia che ha di fatto creato un pesante buco nelle casse poi ripianate con soldi pubblici.

Storture e operazioni spericolate sfuggite a tutti fino a dicembre 2014 quando una struttura di controllo della Regione ha accertato (quasi 6 anni dopo) pesanti irregolarità e accrediti non giustificati a Selex per 10mln di euro. Anche quello non è bastato perché persino questo  documento è rimasto segreto; un errore, questa volta,  forse non di poco conto.

Alla fine della giostra dopo le responsabilità politiche enormi e gravissime la “compagnia dell’anello” (la fumosa infrastruttura per internet veloce)  è riuscita a scamparsela portando a termine un progetto e chiudendo un capitolo con l’accordo per il passaggio delle quote da Selex alla Regione.

A pagare il conto saranno –come sempre- gli abruzzesi.

 Alessandro Biancardi