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Casse vuote: a rischio gli stipendi di 1600 dipendenti di Tua

L’allarme dei sindacati e la «sberla di D’Alfonso»

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Casse vuote: a rischio gli stipendi di 1600 dipendenti di Tua

D'Amico, D'Alfonso, D'Alessandro

ABRUZZO. A meno di una settimana dal referendum con il quale non senza difficoltà, i lavoratori si sono convinti che per essere competitivi sul mercato ed assicurare un futuro dignitoso all’azienda pubblica Tua, era necessario da un lato aumentare i livelli produttività e dall’altro ridurre le retribuzioni più elevate, il Governatore D’Alfonso ha rifilato «due sberle» che peseranno non poco sui rapporti istituzionali tra il governo regionale e le organizzazioni sindacali.

A protestare sono Franco Rolandi (Filt Cgil), Alessandro Di Naccio (FitCisl), Giuseppe Murinni (Uiltrasporti) e Luciano Lizzi (Faisa Cisal).

Il primo problema riguarda la mancanza di liquidità in Regione: saltano i trasferimenti e gli stipendi dei dipendenti diventano un’incognita sia per il pubblico che per il privato.

In una condizione di normalità le stesse aziende avrebbero potuto tamponare tali mancati introiti anticipando con proprie risorse i costi necessari a pagare fornitori e dipendenti, ma in un contesto come quello attuale dove il settore sconta una crisi ormai decennale, l’operazione diventa alquanto ardua. «Ancora più complicata», fanno notare i sindacati, «se non impossibile quando a dover anticipare risorse è una società appena nata con enormi difficoltà non solo di carattere organizzative ma soprattutto economiche in relazione sia al fardello dei debiti ereditati dall’Arpa che ai tagli alle risorse da destinare al settore imposti dallo stesso governo regionale e dal Governo nazionale. Tutto nonostante le autorevoli rassicurazioni ricevute quando si è trattato di sottoporre alle organizzazioni sindacale il progetto di fusione delle società per incorporazione quale strumento certo ed immediato per il riequilibrio e la stabilizzazione economica della TUA»

NUOVE FORME DI INDEBITAMENTO?

Intanto come se nulla fosse solo qualche giorno fa, i sindacati sono stati messi a conoscenza (e nemmeno formalmente) di questa problematica che ha già prodotto le prime conseguenze negative a scapito dei lavoratori dell’impresa Cerella di Vasto (partecipata gruppo TUA) che da oltre dieci giorni non percepiscono lo stipendio. E c’è da credere che anche per l’azienda TUA ci potrebbero essere problemi e ritardi per l’erogazione degli stipendi ai circa 1600 dipendenti come peraltro appurato nel corso di un confronto tenuto presso la Direzione Generale e da taluni dirigenti che pubblicamente stanno paventando questa possibilità sobillando peraltro lo stesso personale. «Il tutto potrebbe essere scongiurato», dicono i sindacati, «solo in presenza di nuove forme di finanziamento mediante il ricorso a fidi bancari non di facile concessione soprattutto in relazione alla situazione economica/finanziaria dell’azienda unica. Peraltro dette operazioni finanziare giacché urgenti, andrebbero programmate per tempo sapendo che soluzioni e risultati non sono proprio immediati».

FEBBO: «LO AVEVO DETTO UN ANNO FA»

Secondo Mauro Febbo (Forza Italia) l’allarme lanciato da tutte le sigle sindacali sulla situazione di Tua non fa altro che confermare i timori da lui lanciati quasi un anno fa, all’annuncio della costituzione della nuova azienda: «all’epoca fui tacciato di catastrofismo da parte di alcuni esponenti della maggioranza di centrosinistra, ma la verità è che oggi si stanno verificando esattamente quelle situazioni che il centrodestra aveva previsto e che ci avevano spinto a rinviare l’entrata in vigore della legge sulla fusione di Arpa, Sangritana e Gtm, voluta e approvata da noi nel 2012».

Per l’esponente della minoranza c’è stata troppa fretta, da parte del Governo regionale, nell’arrivare alla costituzione di Tua. Anche perché il problema della capacità finanziaria della nuova azienda era noto ed era chiaro che si sarebbe riflettuto sulla liquidità, con le ovvie conseguenze sul pagamento di stipendi e fornitori. «Per questo il precedente Governo Chiodi aveva scelto di prendere tempo per valutare con attenzione altre ipotesi (come quella del Consorzio)», ricorda Febbo, «e di tener conto della progressiva riduzione dei trasferimenti statali per il trasporto pubblico regionale. L’attuale maggioranza, invece, dal suo insediamento ha impresso alla fusione un’accelerazione inutile e ingiustificata, le cui conseguenze ora rischiano di essere pagate dai lavoratori. Un anno fa dissi che la situazione sarebbe esplosa alla vigilia della discussione sul bilancio regionale 2016 e così è stato. Ora il centrosinistra si prenda la responsabilità delle proprie azioni e non si presenti in Aula con la solita proposta di contributo straordinario all’azienda a spese degli abruzzesi, anche perché si tratterebbe solo dell’ennesima operazione ‘spot’, senza copertura finanziaria: nelle casse della Regione i soldi non ci sono più e qualunque iniziativa di questo tipo sarebbe solo una presa in giro».

«CENTRODESTRA NON HA DIRITTO DI PAROLA»

«Come noto Mauro Febbo ha torto su tutto e in particolare sui trasporti fino ad ora non ha “azzeccato” nulla, incassando brutte figure una dopo l’altra, a partire da quando era in maggioranza e non ha fatto quanto si doveva, ovvero la riforma, oppure non curandosi della caduta verticale di Arpa, che era in procinto di portare i libri in tribunale», commenta Camillo D'Alessandro, coordinatore della maggioranza in Consiglio regionale

«La nascita di TUA non c’entra nulla con la crisi di liquidità. Il fondo sul TPL è formato dal fondo regionale e da quello dello Stato. Ebbene ciò che manca è quello non ancora trasferito dallo Stato, circa il 40%, mentre la Regione non solo paga il suo, ma anticipa pure quello dello Stato. E’ chiaro? Il centrodestra sui trasporti non ha diritto di parola: prima non ha fatto le riforme, poi ha portato all’insostenibilità finanziaria l'Arpa, che ha trascinato dietro di sè tutto il resto, poi ha cercato di fermarci e alla fine è stato spazzato via dal sì dei lavoratori nel referendum. L’ultimo regalo della gestione del centrodestra è il taglio di 12 milioni di euro sui trasferimenti a causa delle penalità subite negli anni 2012, 2013 e 2014. Tacessero: il Governo sta predisponendo il Decreto per trasferire quanto dovuto alle Regioni».