IL BUCO NERO

Abruzzo Engineering: il vero controllore era Selex (non la Regione Abruzzo)

Conflitti di interessi e distrazioni sui bilanci. Ed oggi l’uscita del socio privato costa caro

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Abruzzo Engineering: il vero controllore era Selex (non la Regione Abruzzo)

ABRUZZO. Dubbi sui bilanci dubbi, «rischio di appostazioni errate», accantonamenti esagerati e previsioni sballate di incassi incerti futuri, accrediti milionari a Selex senza giustificazioni, fatture stornate, fondi europei che sarebbero dovuti servire per la banda larga utilizzati per pagare le spese di gestione e tantissimo altro.

Abruzzo Engineering è il buco nero, paradigma della classe dirigente abruzzese che l’ha creato, rimpinguato con gli affidamenti diretti (illegittimi) e poi lo ha tenuto nel “congelatore” fino al salvataggio definitivo avvenuto di recente con il voto bipartisan di centrodestra e centrosinistra.

La politica ha sempre salvato Abruzzo Engineering ma ora si affaccia una nuova ipotesi e cioè che la politica fosse bene a conoscenza di tutte le storture mai emerse grazie a muri di gomma e compiacenze a tutti i livelli.

Le carte raccontano vecchi scandali che incredibilmente si rivelano attualissimi visto che la Regione Abruzzo ha stipulato un accordo con Finmeccanica: pagare 15,2mln di euro per l’uscita di Selex dalla società. Eppure come ha rivelato PrimaDaNoi.it almeno 10mln sono stati girati già a Selex nel 2008 «senza alcuna giustificazione» e peraltro vengono contestati anche 10mln di quei 15. Lo dice un documento di dicembre 2014 della stessa Regione che però è stato del tutto ignorato in sede sia di salvataggio di Ae in Consiglio regionale e sia di contrattazione con Finmeccanica del prezzo da pagare.

 BILANCI E OPERAZIONI RISCHIOSE

Nessuno si accorse che in un anno, dal 2008 al 2009, dal bilancio (voce immobilizzazioni) sparirono almeno 10mln di euro, e dire che proprio le immobilizzazioni erano state oggetto di attenta analisi e venne detto chiaramente che la prassi era alquanto dubbia e poteva essere fonte di probabile occultamento delle perdite. Ma la cosa non parve interessare nessuno.

Nel dicembre 2014, poi, il servizio ispettivo della Regione si accorge (con sette anni di ritardo) che il socio privato -a cui venivano girate praticamente tutte le commesse- ricevette altri 10 mln di euro accreditati sul conto senza alcuna giustificazione.

Anche di questo non si accorse nessuno: né i revisori dei bilanci, né il cda e nemmeno la Regione Abruzzo che doveva espletare il controllo obbligatorio sulla propria società.

Ma c’era anche dell’altro di cui pare non si accorsero il presidente del Cda Raffaele Marola, Stefania Pezzopane in rappresentanza della Provincia de L’Aquila, Sabatino Stornelli per Selex Se.ma, Emilio Marzetti collegio sindacale, Paolo Badia, revisore contabile che accennò qualcosa timidamente, il direttore generale Vittorio Ricciardi (che nei cda riusciva a mentire spudoratamente affermando che fosse una menzogna che Abruzzo Engineering girasse interamente le commesse a Selex…).

E ovviamente non si accorsero di nulla Gianni Chiodi ed il suo vice Alfredo Castiglione.

Difficile credere che il commercialista teramano Carmine Tancredi e socio di studio di Chiodi, nominato consulente proprio per i conti di Ae, non si sia accorto di nulla.

Così come il delegato della Regione, il dirigente regionale Domenico Longhi, poi clamorosamente nominato nel cda di Ae in una posizione di macroscopico conflitto di interesse.

E la vera anima di Abruzzo Engineering sembrano essere proprio i conflitti di interesse che hanno generato un sistema di azione e gestione fallimentare (lo dicono i fatti) eppure incredibilmente  validato dalla Commissione tributaria, dalla procura della Repubblica, quella della Corte dei Conti e dalla Gdf, tutti impegnati a controllare gestione e conti di Ae ognuno per la propria parte e tutti ne hanno di fatto «validato» l’azione. E come una litania in tutte le occasioni si ripeteva il concetto che proprio perché tutti i controlli avevano dato esito negativo questa era «la prova del corretto operato».

Si poteva, però, fare maggiore attenzione o, magari, guardare meglio e, per esempio, accorgersi di quello di cui si è accorto il servizio ispettivo della Regione nel 2014.

Come mai le procure non notarono nulla tra il 2008 ed il 2009  quando pure sequestrarono una montagna di carte?

 LA SOGLIA DI SBARRAMENTO DEL 71%

Avrebbero, per esempio, potuto accorgersi che la società, trasformata il 29 gennaio 2007 dalla precedente Collabora Engineering, operava anche  grazie a patti parasociali i quali permettevano al socio privato Selex Se.ma -che aveva solo il 30% contro il 60% della Regione- di avere un potere assoluto in quanto l'articolo 4 prevedeva che l’approvazione dovesse avvenire con la maggioranza del 71%.

In pratica nessuna delibera importante sarebbe potuta passare senza l’assenso di Selex allora capeggiata da Sabatino Stornelli che poi sarà arrestato tre volte nell’ambito di varie inchieste per corruzione.

In pratica sia i bilanci con i “buchi”, sia i bonifici con i quali si pagarono circa 11 milioni, proprio a Selex, fuori dal Por Fesr, furono approvati con il voto… di Selex.

Se queste sono le regole accettate da tutti è chiaro che è proprio nelle regole che si insinua la stortura.

SOCIO DEL SOCIO E CONSULENTE DEL SOCIO

C’è poi Carmine Tancredi che si interessò di Abruzzo Engineering senza averne titolo fin dal 2008 ma da tutti riconosciuto come “l’unto” del presidente Chiodi, in quanto anche suo socio del suo studio privato (Commercialista). Una consulenza per la Regione, da 15mila euro, venne formalizzata nel 2009 dall’ex superdirigente Antonio Sorgi e che –venne detto genericamente- doveva controllare i conti di Abruzzo Engineering. Ma dei risultati non si è mai saputo nulla.

Chissà cosa avrà scovato l’acuto commercialista con qualche problema giudiziario pendente, sta di fatto che proprio in quegli anni l’allora consigliere del Pd, Camillo D’Alessandro, interrogava il presidente Chiodi sulle consulenze affidate allo studio privato Chiodi-Tancredi proprio da Finmeccanica (nella cui galassia c’è Selex, socio di Abruzzo Engineering).

Non si poteva chiedere certo a Tancredi di contestare operazioni poco chiare proprio a Selex…

 La dirigente della Regione che doveva verificare la correttezza della spesa dei Fondi POR FESR era Giovanna Andreaola, che qualche anno dopo inciamperà nell’inchiesta “Caligola” ed arrestata insieme a Lamberto Quarta, ex presidente di Abruzzo Engineering al suo secondo arresto dopo Sanitopoli.

La distrazione -forse i troppi impegni- di Andreola, nominata sempre da Antonio Sorgi, non le permise di essere molto attenta e di alzare il cartellino rosso per Selex anche perché il marito della stessa (pure arrestato nella medesima inchiesta) ottenne consulenze proprio da Finmeccanica.

Ci sono poi  il presidente del Collegio di Liquidazione, l’avvocato Francesco Carli che è stato nominato da Chiodi ed è difensore di Andreola nel processo Caligola; il presidente del Collegio Sindacale dell'epoca e poi componente del collegio di Liquidazione (il Commercialista Luigi Puzzovio) è stato nominato da Selex come previsto sempre dai patti parasociali (articolo 7); il Direttore Amministrativo (la commercialista Carla Mastracci), assunta a luglio del 2007, la cui nomina spettava sempre a Selex (articolo 8).

 Forse è per questo che, come detto nella relazione della Struttura Speciale di Supporto del 5 dicembre 2014, nessuno si accorse della gestione “approssimativa” della società.

Alessandro Biancardi