RIVOLUZIONE SANITARIA

2016 anno della Asl unica abruzzese: pochi risparmi ma più libertà di azione

L’assistenza cambia in ragione delle direttive della politica. E i privati gioiscono…

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asl unica a chi giova?

ABRUZZO. Anche se è ormai diventato già un ritornello trito, la gente comune che si ferma a riflettere fa ancora fatica a comprendere come si possano conciliare tagli lineari ai servizi, con la chiusura di reparti  ed il depotenziamento degli ospedali esistenti, da una parte, ed, invece, i mega investimenti promessi per costruire nuovi ospedali, dall’altra.

Difficile non vedere una contraddizione perché se c’è necessità di tagliare (per rientrare dal debito, per razionalizzare, perché ci si è sbracati troppo in passato) poi non si può far passare il messaggio che va bene costruire mega ospedali da capo, come nel caso di quello di Chieti.

Perché allora è chiaro che risulta inevitabile non pensare al fine prevalente che evidentemente non è l’assistenza sanitaria ma le “coccole cementizie” di tante ditte che parteciperanno alla spartizione degli appalti milionari.

Anche perché di fatto prima si depotenzia per poi ripotenziare dopo la costruzione delle nuove strutture. Allora sarebbe più logico potenziare quello che già c’è magari si farebbe più in fretta e a rigor di logica si risparmierebbe.

In realtà non è così semplice perché con la costruzione di nuovi edifici –dicono alcuni esperti- si sanano questioni altrimenti insanabili che attengono per esempio alla gestione delle vecchie strutture, ai costi, all’impatto ambientale ecc.

Ma le contraddizioni non finiscono perché proprio nel momento più buio della sanità abruzzese l’assessore Paolucci gongola per un riconoscimento che arriva dal Governo che attesta che la nostra sanità è dentro gli standard nazionali («per la prima volta»). Insomma l’assistenza sanitaria è finalmente nella media, mentre prima era più vicina all’Africa che all’Italia. Abbiamo poi scoperto che in realtà ci sono ancora quattro indicatori da migliorare per poter salire nell’Olimpo.

Una recente ricerca fra l’altro complica ulteriormente la situazione e dimostrerebbe che i minori investimenti avrebbero peggiorato la qualità dei servizi sanitari.

«In Italia si spende in sanità meno rispetto ad altri Paesi europei, ma il contenimento della spesa sanitaria pubblica nel tempo ha compromesso la capacità di risposta ai bisogni di salute, come i tassi di copertura vaccinale e degli screening, il consumo di farmaci innovativi e i posti letto per pazienti cronici».

Lo dice il Rapporto Meridiano Sanità, elaborato da The European House-Ambrosetti e presentato a Roma e che sembra smentire quanto comunicato da Paolucci appena qualche giorno fa.

«Le criticità riscontrate - avverte il Rapporto - se non adeguatamente affrontate rischiano di compromettere anche lo stato di salute futuro della popolazione», avverte il rapporto che è un dato allarmante se non altro per l’aumento delle spese.

 ED I PRIVATI NON STANNO A GUARDARE

Ma c’è dell’altro perché di fatto mentre tutto questo avviene vengono incentivati anche i privati a lavorare di più aumentando il budget regionale per le prestazioni accreditate e dunque favorendo anche un flusso dal pubblico verso il privato.

Ed è anche questo il versante da tenere bene sott’occhio perché in Abruzzo stanno cambiando lentamente gli equilibri della sanità privata e molto di più potrebbe cambiare con le promesse riforme come la Asl unica che si materializzerà forse già dal 1 gennaio 2016.

Dal 2008 (anno di Sanitopoli) si è registrata l’uscita di scena di Vincenzo Angelini, di fatto uno degli operatori più noti e influenti d’Abruzzo, benchè i suoi primati fossero frutto anche di ipotizzate tangenti (finora). Con l’uscita di scena della “grande accusatore” di Del Turco a gioire sono stati gli altri operatori dl settore rimasti che si sono spartiti il mercato lasciato libero e la clinica Villa Pini messa all’asta.

Ora sia nel pubblico che nel privato si sta propagando una certa apprensione (per non dire panico) in seguito alle notizie che vorrebbero alcuni trasferimenti che interesserebbero anche le più importanti strutture private.

Per esempio il trasferimento delle chirurgie dalla clinica Spatocco di Chieti alla Pierangeli di Pescara, in continua e progressiva espansione con l’elevazione di nuovi piani in costruzione da molti mesi, lasciando alla struttura teatina solo 23 posti letto di riabilitazione.

Una certa apprensione è dovuta al fatto che alcuni hanno già iniziato a vedere un futuro ipotetico fatto di cambiamenti epocali della sanità pubblica e privata.

Intanto alla Spatocco rimarrebbero medici in più che non si capisce che sorte avranno, saranno trasferiti a Pescara?

Depotenziare la Spatocco per potenziare Pescara potrebbe essere l’inizio di una dismissione totale della struttura privata teatina?

E visto che Villa Pini dopo l’acquisizione da parte di Pierangeli non è sembrata brillare né è stata minimamente al pari dei fasti passati si può ben pensare che tutti gli equilibri subiranno pesanti decentramenti sul versante pescarese?

Anche Villa Pini si appresta ad una prossima rivoluzione con la riabilitazione ospedaliera che prenderà la strada che porta alla clinica Pierangeli mentre altri pezzi andranno a Villa Serena. E di fatto si potrebbe profilare uno smantellamento anche della stessa Villa Pina che ha meno di 60 posti letto e non rientra nel decreto Lorenzin.

 Secondo i sostenitori dei “numeri e della contabilità”  tutto avrebbe un senso riconducibile alle economie del privato: il bacino di utenza di Chieti non giustificherebbe il raddoppio dei costi per il gruppo Spatocco-Pierangeli che avrebbe grossi risparmi nell’accentrare in una unica struttura tutte le specialità.

Questo comunque comporterà degli scossoni non di molto inferiori alla riorganizzazione pubblica.

LA TRANSUMANZA DEI POSTI LETTO?

Il punto però è che le attuali norme impediscono lo spostamento di posti letto da una Asl all’altra. Ogni Asl è un compartimento stagno e raggiunge il suo “equilibrio territoriale” perché ha già di per sé assegnato un dato numero di posti letto. Dunque allo stato il trasferimento ipotizzato della Spatocco alla Pierangeli di Pescara è impossibile.

Con la Asl unica, invece, potrebbe diventare possibile se la giunta regionale non inserirà una precisa clausola che, per esempio, impedisca il travaso di posti letto dai sei ambiti territoriali che saranno contestualmente creati.

In questo modo ogni ambito della Asl unico sarebbe tutelato nel numero di posti letto, diversamente si potrebbero ipotizzare posti letto in viaggio da Chieti a Teramo o da L’Aquila a Pescara con ulteriori conseguenze di depauperamento per le zone più svantaggiate.  

Vedremo quali saranno le indicazioni della giunta che dovrebbe anche dettagliare meglio i supposti risparmi che giustificherebbero la Asl unica e cioè il risparmio degli stipendi dei manager.

Cosa e quanto si risparmia da tutta questa operazione di unificazione e quali vantaggi avrà la sanità pubblica?

 a.b.