SULL'ORLO DI UNA CRISI

Tercas e Carichieti, ora per il loro salvataggio si rischia infrazione dell’Europa

Il Fondo interbancario non potrà intervenire senza il placet dell’Ue

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Tercas e Carichieti, ora per il loro salvataggio si rischia infrazione dell’Europa

ROMA. L’aiutino sarebbe irregolare e configurato come una distorsione del mercato. In pratica l'Unione europea resta dubbiosa sulla possibilità che il Fondo interbancario italiano di tutela dei depositi possa intervenire direttamente per risolvere le crisi bancarie.

Capita ed è capitato più volte che piccole e grandi banche entrate in sofferenza per troppa esposizione (magari per fidi concessi senza garanzia…) siano state salvate dal Fondo Interbancario che è organismo che di fatto concede liquidità agli istituti di credito e li salva dal fallimento. Un aiuto provvidenziale ma che potrebbe di fatto distorcere la libera concorrenza ed il mercato.

Un dibattito del tutto aperto che potrebbe dar luogo a scenari anche “apocalittici” come nel caso della banca Tercas messa sul lastrico da una gestione dissennata e oggetto di un processo ma poi salvata grazie ad un cospicuo prestito del Fondo Interbancario. Oggi la storia si ripete con lo stesso copione per la Carichieti, altrettanto sfruttata da politici e dirigenti “distratti” che hanno portato in sofferenza la cassa chietina.

Ad ora non c'è un no ufficiale di Bruxelles a questa ipotesi, che interessa le quattro banche oggi in emergenza (Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti) ma la strada appare in salita.

Gli stessi dubbi l'autorità europea li aveva espressi in occasione del risanamento di Banca Tercas, la banca acquisita un anno fa circa dalla Banca Popolare di Bari in un'operazione con l'intervento anche del Fondo Interbancario, che è stato giudicato appunto “aiuto di stato” da Bruxelles.

Oggi il board operativo dello stesso Fondo ha «valutato favorevolmente» la richiesta di un suo intervento avanzata da parte di Banca Etruria, ma il Fondo ha subito precisato però che sul piano procedurale il perfezionamento dell'intervento è di fatto condizionato a una serie di passi successivi, tra cui «il rilascio dell'autorizzazione da parte della Bce all'acquisizione da parte del Fondo della partecipazione di controllo nella Banca».

 In ogni caso il tempo stringe perché dal primo gennaio prossimo la risoluzione delle crisi bancarie prevede il cosiddetto meccanismo del bail-in, cioè di un salvataggio interno all'istituto, coinvolgendo azionisti, obbligazionisti e in ultima istanza i correntisti sopra i centomila euro depositati.

 La Commissione «continua ad essere in stretto contatto con le autorità italiane sui piani di intervento», dice un portavoce dell'organo Ue.

Secondo quanto si apprende la motivazione che fa titubare l'Europa consiste nel fatto che l'intervento del Fitd potrebbe configurarsi come un aiuto di Stato in quanto il fondo andrebbe al di là della sua funzione, usando soldi che la Ue considera 'pubblici' perché è lo Stato ad aver obbligato le banche a versare contributi nel meccanismo di tutela.

Il fondo a garanzia dei depositi è obbligatorio in base alle norme Ue per coprire i correntisti quando una banca viene liquidata, ma se il fondo va al di là della sua funzione, cioè va a sostenere la banca in crisi, è probabile, secondo l'interpretazione che sembra prevalere al momento a Bruxelles, che si configuri un aiuto di Stato perché procura un vantaggio competitivo alla banca che ne beneficia.

Nei giorni scorsi il Fondo di tutela dei depositi aveva reso noto l'entità degli interventi necessari per Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti definendoli «imponenti, pari a circa 2 miliardi di euro».

 Il presidente del Fondo, Salvatore Maccarone, in audizione in Commissione Finanze del Senato aveva poi precisato che «se dovessero essere rimborsati i depositi garantiti delle 4 banche» in crisi conclamata «la somma ammonterebbe a 12,5 miliardi di euro».