DEBITI PUBBLICI

Maiella Morrone, Regione pronta a pagare gli arretrati ai dipendenti

Sospiri: «le risorse ci sono»

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Consiglio regionale

L’AQUILA. Il Consiglio regionale, riunito ieri pomeriggio in seduta straordinaria ha discusso della vertenza dell’azienda “Maiella Morrone”.

L’Assemblea ha approvato all’unanimità un documento che impegna il Governo regionale e il Consiglio regionale a intraprendere azioni di tutela nei confronti dei lavoratori della società stessa, per arrivare all’erogazione di tutte le mensilità arretrate, della tutela dei livelli occupazionali necessari all’erogazione dei servizi socio-assistenziali.
«Oggi la Regione Abruzzo ha le risorse economiche sufficienti per pagare gli stipendi direttamente ai 65 lavoratori dell’Azienda Maiella Morrone, visto che le mensilità sono un debito privilegiato, anche a fronte di fallimenti», commenta il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri.

«A oggi la giunta D’Alfonso ha la possibilità di far confluire le attività dell’Azienda nella Asp, l’Azienda dei servizi alla persona di Pescara; ha la possibilità di appaltare i servizi a cooperative salvando i posti di lavoro, ha la possibilità di costituire Unioni dei Comuni e di dare continuità ai servizi sociali. Sicuramente non ha la possibilità di mantenere in piedi un’Azienda che non ha più le gambe per camminare, ma soprattutto il Governatore ha il dovere di condurre un’indagine retrospettiva che vada a investigare la gestione degli ultimi dieci anni della Società Maiella Morrone e, se dovessero emergere responsabilità, vogliamo l’assunzione di scelte etiche chiare, anche se dovessero coinvolgere chi oggi riveste incarichi pubblici di rilievo e siede oggi nell’aula regionale».

La Maiella Morrone gestiva i servizi sociali dei comuni afferenti all’Ambito territoriale sociale Maiella Morrone che, nel Piano di Zona, prevedeva una spesa annua per gli anni 2012-2013 di 1milione 203mila euro, mentre nell’ultimo bilancio depositato nel 2012, le spese di gestione erano già lievitate a 1milione 676mila euro, ossia mezzo milione di euro in più di quanto previsto.

Ma la domanda che Sospiri pone è  una: fino al 2012, la società ha sempre chiuso i propri bilanci in positivo, anzi vantando crediti per 3milioni 894mila euro, e debiti per 3milioni 455mila euro.

E allora, com’è possibile che i dati forniti dalla Comunità Montana hanno ribaltato tali numeri, ovvero al 31 dicembre 2014 la società risulta avere debiti pari a 3milioni 438mila euro e crediti di appena 568mila euro?

«Probabilmente», analizza l’esponente di Forza Italia, «l’eccessivo numero di personale assunto, le spese per le consulenze varie e le altre spese non indispensabili hanno generato costi insostenibili. Oggi è evidente che c’è un problema di veridicità dei bilanci che, sicuramente, sarà analizzato in altre sedi e da parte di altri Organi. Noi possiamo solo ipotizzare che in passato l’azienda abbia omesso sistematicamente di pagare tasse, contributi previdenziali e Tfr. Ma soprattutto ora occorre lavorare per trovare una soluzione utile per aiutare i lavoratori: l’unica strada che ci pare percorribile è quella di destinare le risorse del Piano di zona, trasferite dalla Regione ai Comuni per il 2015, al pagamento delle mensilità ai lavoratori, anche attraverso il versamento diretto nei loro confronti da parte della Comunità Montana, e in questo caso i 400mila euro disponibili nelle casse della Comunità Montana, cui si aggiungono le somme del Piano di zona 2015, sono sufficienti per pagare gli stipendi, lasciando in sospeso i Tfr, oggetto, nel caso, di singole vertenze dei lavoratori nei confronti della Società pubblica e dell’ente controllante.  Peraltro pare assurda la decisione di non porre in liquidazione, sino a oggi, una società ormai fallita che, in violazione della legge, non ha approvato né depositato bilanci dopo il 2012, ha cessato il proprio contratto di servizio con la Comunità Montana, anch’essa commissariata e in via di liquidazione, il 4 maggio 2014, e che da allora sopravvive con proroghe mensili sino al 30 novembre prossimo».

Forza Italia chiede  al governatore D’Alfonso di procedere immediatamente al pagamento del debito maturato nei confronti dei dipendenti, e di individuare soluzioni legali per il riassorbimento dei 65 lavoratori in un nuovo soggetto gestore, ente privato o pubblico, come avviene per i restanti 34 ambiti, soluzioni che potevano e dovevano già essere individuate da mesi. «La giunta D’Alfonso ha la possibilità di appaltare i servizi sociali a cooperative, o a un’unione di Comuni, o a un’azienda speciale consortile che possono tranquillamente riassorbire il personale di una società fallimentare; o ancora la giunta D’Alfonso ha la possibilità di far ricorso alla legge regionale 17 del 2011 di riforma delle ex Ipab, che consente agli Enti locali di sciogliere le proprie società e far confluire le relative attività nelle Asp, delegandole alla gestione dei servizi sociali».