DITTATURA DEL PETROLIO

Ombrina, il progetto finisce in Procura

Esposto del Movimento 5 Stelle Abruzzo

Redazione Pdn

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Ombrina, il progetto finisce in Procura

ABRUZZO. Arriva in Procura il caso di Ombrina a seguito di un esposto firmato dai parlamentari e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Abruzzo.

 I grillini hanno denunciato una lunga serie di presunte irregolarità nell’iter di approvazione degli atti che danno il via al progetto che la prossima settimana dovrebbe ricevere il via libera definitivo.

«Siamo uniti per questa battaglia che riguarda tutto il territorio abruzzese e che può essere combattuta solo con concretezza e coerenza dalla politica locale e non», dicono i 5 Stelle

Come prima cosa nell’esposto si fa notare che la richiesta di autorizzazione per ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi  è pervenuta al Ministero dell’Ambiente il 10 Settembre 2002 e dunque il procedimento doveva concludersi entro l'8 Maggio 2003. Il decreto che autorizza la ricerca reca invece la data del 5 Maggio 2005 e dunque sarebbe stato rilasciato oltre i termini di legge.

I pentastellati ripercorrono poi tutto l’iter autorizzativo e tra le varie carte scovano una proroga del 27 Aprile 2012: non poteva essere concessa, dicono, in quanto era in vigore lo stesso divieto di attività di ricerca, prospezione e coltivazione, contemplato nel decreto legislativo 128/2010, che aveva condotto il Ministero dell'Ambiente a negare alla Medoilgas Italia spa il permesso di coltivazione.

Si arriva poi a giugno del 2012 quando con il decreto  82/2012 viene confermato il divieto di ricerca, prospezione e coltivazione in aree situate entro le dodici miglia da aree protette ed anzi esso viene esteso anche per gli idrocarburi liquidi, dalle cinque miglia alle dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale.

«Ma viene introdotta una deroga che appare costruita su misura per alcuni, specifici, procedimenti concessori volutamente tenuti in sospeso», dicono i 5 Stelle.

Il divieto, infatti, non vale per “i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 Giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi”.

«Si badi bene», annotano nell’esposto i 5 Stelle, «non vengono fatti salvi i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore dello stesso decreto legge appena approvato ma vengono fatti salvi tutti i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore di un precedente decreto legislativo in forza del quale il permesso doveva invece negarsi».

LA LETTERA DEL 27 GIUGNO 2012

Il giorno successivo all'entrata in vigore del decreto legge che rimette in gioco Ombrina Mare 2, la società Medoilgas Italia s.p.a. invia una lettera, datata appunto 27 Giugno 2012, al Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, da porre all’attenzione di Mariano Grillo (a capo della Direzione Generale per la valutazione ambientale del Ministero dell’ambiente).

Nella lettera della Medoilgas Italia s.p.a. si legge tra l'altro: «le attività della nostra società... sono state duramente colpite dalle disposizioni introdotte con il decreto legislativo 128 del 2010 (cosiddetto “correttivo ambientale”), il quale ha emendato il decreto legislativo 152 del 2006 (Codice dell’Ambiente) in modo da introdurre drastiche restrizioni, tra l’altro, alle attività di esplorazione e coltivazione di idrocarburi nei mari italiani. I danni elevatissimi che, nell’assenza di correttivi legislativi, la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri. A tali danni, come noto, vanno aggiunte le conseguenze negative per l’intero sistema energetico italiano nel suo complesso, a causa della perdita certa di investimenti, di introiti fiscali e royalties e, non ultimo, di posti di lavoro diretti e indotti».

 Sergio Morandi, che ha inviato la lettera in qualità di Amministratore Delegato della Medoilgas Italia s.p.a., esprime infine «un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da Lei e dai suoi collaboratori per l'individuazione della soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore» auspicandone «un positivo completamento dell’iter alle Camere per una sua definitiva e rapida approvazione».

«In effetti», contestano i 5 Stelle, «il decreto viene convertito con Legge 134/2012 e dunque l'auspicio della Medoilgas Italia spa viene totalmente soddisfatto. Esso però non rimuove le “drastiche restrizioni” introdotte ma anzi estende il divieto di ricerca prospezione e coltivazione dei soli idrocarburi anche alle zone di mare poste tra le cinque e le dodici miglia dalle linee di costa. Però rimette in pista il procedimento di concessione del permesso di estrazione in favore della stessa Medoilgas Italia spa, permesso tenuto ben al caldo dallo stesso Ministero che l'avrebbe dovuto negare. Grazie, appunto, alla “soluzione su misura” individuata dal Ministro e dai suoi collaboratori».

«ERRATA INTERPRETAZIONE DELLE NORME»

Così in forza della nuova previsione normativa che la Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali ha riavviato il procedimento per il conferimento della concessione di coltivazione in mare in favore di Medoilgas.

Ma questo riavvio, dicono dal Movimento 5 Stelle, sarebbe il frutto di un'errata interpretazione della norma derogatoria introdotta dal D. Lgs. 82/2012.

«Possono infatti ritenersi salvi», scrivono deputati e consiglieri nell’esposto, «i procedimenti in corso riguardanti la ricerca, la prospezione e la coltivazione di idrocarburi liquidi oltre le cinque miglia  ma non possono ritenersi salvi i procedimenti in corso riguardanti istanze di concessione ricomprese entro le dodici miglia dal perimetro delle aree protette (come nel caso del procedimento di concessione di coltivazione in favore della Medoilgas Italia spa), per i quali lo stesso articolo 17 disponeva espressamente l'obbligo di opporre diniego all'istanza di permesso (“le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”)».

Ma le contestazioni non si fermano qui: l'articolo 17 D.P.R. 484/94 prevede, infatti, che il procedimento di concessione si concluda entro 250 giorni dal deposito dell'istanza. «Se si considera che l'istanza della Medoilgas spa reca la data del 17.12.2008, deve concludersi che il procedimento concessorio doveva concludersi entro il 24.8.2009. E invece, alla data odierna, è ancora aperto».