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Saga, casse vuote e terzo tentativo di ricapitalizzazione per evitare fallimento

Situazione conti disastrosa mentre la Regione organizza un nuovo papocchio legislativo

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AEROPORTO ATTERRAGGIO

ABRUZZO. Dopo due sonore bocciature della Corte Costituzionale è lecito dubitare. Anche perché quando vengono accertati rilievi costituzionali una cosa è certa: l’imperizia nel legiferare.

Ora siccome la Regione ci riprova per la terza volta a far arrivare nelle casse sempre più vuote della Saga altri soldi, c’è da stare con gli occhi molto aperti. Di certo il Consiglio regionale -anche se ha sdoganato la votazione di provvedimenti dichiaratamente anticostituzionali (come nel caso della legge contro Ombrina)- non può certo permettersi una terza scivolata sulla vicenda aeroporto. Ne va della credibilità della classe politica locale ma soprattutto delle sorti dello scalo che non avrebbe più scialuppe di salvataggio.

Del nuovo progetto di legge regionale -che in un primo momento prevedeva 500mila euro,  poi portato ad un milione- se ne parla da giorni e le commissioni consiliari sono al lavoro. Pare che ci sia una certa condivisione tra centrosinistra e centrodestra mentre a puntare i piedi ci sono solo i 5 Stelle che, a differenza della astensione delle volte scorse, forse, a questo giro, opporranno tesi più solide.

Sta di fatto che il presidente Nicola Mattoscio vede sempre più la terra cedere sotto i suoi piedi da quando ha realizzato che l’aiuto della Regione arriverà al massimo ad 1mnln di euro perché con quelli ci si fa molto poco. Forse il presidente Saga si aspettava una quota più consistente di aiuto e si racconta di una discussione animata con il governatore D’Alfonso perchè  5-6 mln di euro sarebbero bastati per vivere tranquilli almeno altri 12 mesi. Invece, ogni giorno che passa spuntano sempre  nuovi debiti: pare che le tasse arretrate e da versare ammontino a circa 6 mln di euro a fine anno, e si parla solo di quelle che vengono richieste dall’Inps perché invece l’erario non si è ancora presentato all’incasso.

CHI SALVERA’ IL VERO PONTE DEL CIELO?

C’è poi il problema liquidità che è quello più stringente e si rischia di bloccare gli appalti, i servizi e tra un po’ saranno a rischio anche gli stipendi.

Secondo alcune fonti bene informate, se continua così, i mesi di Febbraio e Marzo 2016  saranno particolarmente duri; c’è, dunque, l’esigenza di intervenire in maniera consistente per quella data. Il tempo stringe e si tentano tutte le carte.

Si sta lavorando anche sul fronte “privato” e Mattoscio e D’Alfonso stanno dando fondo a tutte le loro risorse per cercare in qualche modo di coinvolgere coraggiosissimi investitori che dovrebbero credere alla storia che qualche cartellone pubblicitario esposto in aeroporto varrebbe almeno 1,5mln di euro.

Certo se c’è qualcuno disposto a versare quella somma nessuno obietterà anche perché è proprio sulle sponsorizzazioni che si è fondata anche in passato la forza dell’opera dalfonsiana. Ora, per di più, c’è una missione da compiere: salvare l’aeroporto, il vero “ponte del cielo”...

 PERSEVERARE DIABOLICUM

Il punto debole, però, rimane sempre la preparazione del nuovo progetto di legge che non deve incorrere in nessun errore, soprattutto in quello già sanzionato in passato che ha di fatto impedito la ricapitalizzazione.

Ma a leggere il progetto di legge 162/2015, oltre premesse di contorno e di colore quale «infrastruttura nella strategia “Europa 2020” » o «aeroporto inserito nella rete europea Ten-T» si parla chiaramente di finanziamento che dovrebbe garantire il «raggiungimento dell’equilibrio finanziario» cosa che, come detto, non è, poiché i debiti della Saga sono maggiori e comunque mancherebbero poi i soldi anche per gli investimenti (vogliamo fare qualcosa per migliorare lo status quo?).

 Ora, la futura legge regionale fa riferimento anche al piano nazionale degli aeroporti che individua 26 scali  italiani quali “aeroporti di interesse nazionale” che sono obbligati a garantire due condizioni: la prima è una certa specializzazione dello scalo che si traduca in una specifica vocazione che abbia un chiaro impatto sull’economia locale; la seconda condizione è la sostenibilità finanziaria garantita con un piano industriale solido e soprattutto veritiero.

Dunque, per certi versi arrivano anche notizie positive dal Ministero, visto che non si parla più di soglia minima di passeggeri ma solo di queste due condizioni che devono essere concretizzate.

 Saga ha già un piano industriale (peraltro elaborato da quello che oggi è il direttore, Luca Ciarlini) che dovrebbe essere approvato dallo stesso Ministero e dall’Enac ma non risultano validazioni di sorta. Come dire: qui in Abruzzo ce la suoniamo e ce la cantiamo.

Ma non c’è molto da scherzare perché il Ministero è già un tantino inquieto nei confronti di Saga per i 25 rilievi pesantissimi già sollevati e l’Enac pure è un po’ irritata per alcune procedure che non sono state rispettate.

Ora se l’Abruzzo pensa di riuscire a far credere a Roma che la Saga è stata risanata, che non ci sono più problemi di default senza far vedere il piano industriale, allora si rasenta l’azzardo.

Anche perché l’aeroporto abruzzese è già beneficiario di «aiuti all’investimento» di 8 mln di fondi Fas per le infrastrutture aeroportuali da potenziare.

 E in Saga qualcuno un pò più “sensibile” e con i piedi per terra ha già capito di stare su un fil di lama anche perché la Regione Abruzzo non ha notificato alla Commissione europea tutte le agevolazioni concesse dopo il 2014 così come tutti gli aiuti versati a Ryanair. Anche questo potrebbe costituire un grosso problema perché l’Europa, se sapesse, avrebbe molte cose da ridire e potrebbe comminare gravi sanzioni alla Regione.

Peraltro irregolarità (come gli aiuti di Stato dati agli irlandesi) è cosa certificata già dalla relazione del Ministero e chissà che quella stessa relazione non sia già finita sui tavoli di Bruxelles e Lussemburgo. Se così fosse saremmo di fronte all’assurdo che è più facile trovare persone interessate a fare chiarezza a 5mila chilometri che a Pescara dove ci si imbatte in una pletora di controllori distratti o svogliati. 

 La legge regionale che si vuole approvare, infine, parla di «aiuto al funzionamento» della società che è l’ennesima locuzione fantasiosa per chiamare una erogazione che di fatto serve per ricapitalizzare o quantomeno tamponare e ritardare una  tragedia.

Pare proprio che il Pd in Regione, supportato da ampie fasce del centrodestra, sia convinto di avere le doti dialettiche per riuscire a nascondere un finanziamento che la Regione non può dare gettando un po’ di fumo negli occhi e facendo qualche salto mortale logico-giurisptrudenzial-burocratico.

Ma se le chiacchiere vanno bene per la propaganda, forse, non basteranno per convincere ministeri ed Europa.