L'APPELLO

Petrolio, ancora decreti di compatibilità ambientale: «serve legge per tutelare mare»

L’appello dalla Puglia: «le Regioni si muovano»

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MANIFESTAZIONE NO PETROLIO

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ABRUZZO. E’ passato poco più di un mese dal deposito in Cassazione, da parte di dieci Regioni, dei quesiti referendari contro le trivellazioni petrolifere (riguardanti l’art. 35 del Decreto Sviluppo 2012 e l’art. 38 dello “Sblocca Italia”).
Una richiesta pervenuta da un numero ben maggiore di Regioni rispetto all’indicazione minima di cinque, così come previsto nell’art. 75 della Costituzione.
E’ stata questa richiesta a sancire l’inizio di un profondo “strappo” politico nei rapporti fra territori e Governo, con le Regioni costrette a dismettere i panni di cuscinetto e a schierarsi, pena la definitiva caduta delle proprie prerogative, a favore di quei territori fortemente penalizzati da una serie di pesanti e centraliste scelte governative, tese a esautorare i territori da ogni potere decisionale in tema energetico e ambientale.
Il fatto che il “Manifesto di Termoli”, inizialmente sottoscritto da sei Regioni a fine luglio, lo scorso 13 ottobre sia stato approvato all’unanimità in Conferenza delle Regioni dimostra l’insanabilità di questa frattura: anche Regioni non toccate direttamente dal problema delle trivellazioni off-shore riconoscono, e classificano come primario, il tema della possibilità di incidere nelle scelte che riguardano il proprio territorio.
«Ecco perché», fa notare Silvia Russo, portavoce del Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili’’, «in questo quadro, colpisce molto la perseveranza con la quale il Ministero dell’Ambiente prosegua nel rilasciare decreti di compatibilità ambientale relativi ad attività di prospezione petrolifera. Questa volta è toccato al Golfo di Taranto, beneficiaria la Shell Italia E&P S.p.A, che si è vista decretare il parere positivo di compatibilità ambientale relativamente ai progetti di rilievo sismico 3D nelle aree dei permessi di ricerca idrocarburi denominati d 73 F.R-.SH e d 74 F.R-.SH. L’area marina riguarda prevalentemente le Regioni Calabria e Basilicata, e va ad aggiungersi ai decreti di compatibilità ambientale che hanno interessato i mari pugliesi lo scorso giugno».
Il successo dei quesiti referendari proposti dalle Regioni, oltre a segnalare con forza l’esistenza di una questione politica Stato – territori da affrontare, intaccherebbe molti di questi permessi di prospezione, che verrebbero di fatto annullati o riportati indietro nella fase autorizzatoria.
Ma i referendum, oltre a dover ancora passare il vaglio delle Corti competenti, sono lontani (non potranno essere celebrati prima della primavera 2016).

«Per questo motivo», insiste Russo, «e in assenza di alcun segnale distensivo da parte del Governo, l’unica soluzione è l’approvazione di altrettante Leggi regionali che istituiscano, di fatto, una moratoria dei permessi entro le dodici miglia marine dalla costa, sulla scia di quanto già proposto ai delegati regionali in sede di deposito dei referendum in Cassazione e già fatto in Abruzzo (che l’ha approvata l’8 ottobre scorso)».

Il comitato chiede alla Presidenza del Consiglio, alla Giunta e a tutti i Gruppi Consiliari «di continuare con forza nel percorso intrapreso lo scorso 30 settembre. La Puglia ha una serie di buoni motivi per farlo (a partire, ma non solo, dai dieci permessi rilasciati dal Ministero dell’Ambiente a inizio giugno), nonchè un ruolo di dialogo con Calabria e Basilicata per i due nuovi decreti approvati nel Golfo di Taranto. Tanti motivi per fare in fretta, prima che qualche permesso diventi operativo».