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Garante dei Detenuti Abruzzo, Rita Bernardini mette d’accordo tutti ma spacca i 5 stelle

Luigi Di Maio l’appoggia ma i grillini abruzzesi dicono di no

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Garante dei Detenuti Abruzzo, Rita Bernardini mette d’accordo tutti ma spacca i 5 stelle

Rita Bernardini

ABRUZZO. Rita Bernardini, candidata a Garante dei Detenuti abruzzesi, ha annunciato venerdì mattina uno sciopero della fame di dialogo nei confronti del ministro della Giustizia, che inizierà a partire dalla mezzanotte di oggi.

 «Non era affatto scontato che oggi potessimo presentare Rita Bernardini come candidata a Garante dei Detenuti, perché era stata illegittimamente esclusa con un provvedimento amministrativo dal contenuto politico», ha ribadito Vincenzo Di Nanna.

Si tratta di una candidatura che ha ricevuto l'appoggio di tutte le forze politiche esistenti. Anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S) ha dichiarato il suo appoggio in una intervista a Radio Radicale non sapendo forse che i colleghi abruzzesi dicono di no.

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Abruzzo, infatti, pur apprezzando la candidata, sostengono che non sia la persona giusta per ricoprire il ruolo di Garante: «le condanne riportate dalla Bernardini la rendono ineleggibile in un’ottica di legalità a cui questo Paese dovrebbe costantemente ambire. Le sentenze, anche se relative ad atti di disobbedienza civile finalizzati ad affermare valori di principio condivisibili, sono un fattore determinante da cui non si può prescindere».

Dicono sì, invece, Forza Italia, tramite l'ex ministro Brunetta; il Nuovo Centrodestra, tra le prime dichiarazioni, con Paolo Tancredi; per arrivare fino a Rifondazione Comunista. «Un garante che è una vera garanzia, e lo dimostra il consenso così ampio ricevuto» ha aggiunto Di Nanna che ha poi ringraziato gli uffici della Regione che, escludendo la candidata, «hanno rafforzato la candidatura, rendendola ancora più legittima».

 «E' un prestigio e un vantaggio per l'Abruzzo», ha dichiarato Riccardo Chiavaroli, che con Maurizio Acerbo (PRC) è stato promotore della legge regionale istituente la figura del Garante dei Detenuti.

«Noi amiamo dire, parafrasando Marco Pannella, che ciascuno è la sua storia: la storia di Rita Bernardini, la sua vita, il suo impegno nella giustizia in generale e di conseguenza nel mondo delle carceri credo sia incontestabile. Ribadisco questo concetto: la disponibilità di Rita Bernardini è un'opportunità per tutti, e sarebbe limitativo indicare Rita Bernardini come appartenente allo schieramento di maggioranza o di opposizione; non è così: la sua candidatura potrà unire l'istituzione e il consiglio regionale, perché come ha detto Di Nanna lei è già Garante dei Detenuti di fatto davanti all'opinione pubblica italiana».

 ITALIA CONDANNATA

«Se pensiamo alle carceri, l'Italia ha avuto una grande ferita, perché nel 2013 è stata condannata (anche in base ai circa 400 ricorsi presentati dai Radicali) per trattamenti inumani e degradanti nelle nostre carceri», ha spiegato Rita Bernardini.

«Per un paese democratico è una grande vergogna. Noi siamo condannati da più di trent'anni per l'irragionevole durata dei processi. Questa nostra lotta ha generato un documento straordinario, quel messaggio che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto mandare alle Camere. In alcuni punti, fa venire i brividi rispetto alle violazioni di cui il nostro paese costantemente si macchia. Verrò volentieri in Abruzzo se sarò eletta Garante, e credo che dall'Abruzzo – anche per alcuni momenti d'intesa che abbiamo con esponenti politici e col presidente D'Alfonso – può partire un esempio per tutta l'Italia. Io ho girato quasi tutte le carceri italiane, che sono più di 200. In tutti gli istituti quel che i detenuti dicono è: qui non funziona la magistratura di sorveglianza, perché presentano le istanze e non ricevono risposte».

 I NUMERI ABRUZZESI

Gli organici della magistratura di sorveglianza sono insufficienti. In Abruzzo ci sono oltre 1700 detenuti, 8 istituti penitenziari, i magistrati previsti sono 5, compreso il presidente, che però è un posto vacante: il presidente del tribunale de L'Aquila non c'è.

Sono 4 giudici di sorveglianza che devono seguire 1700 detenuti: «sapete quante istanze presentano i detenuti?», ha detto Bernardini. «Un giudice dovrebbe seguirne, in base all'ordinamento, 250: qui ne hanno ciascuno 420. Quindi non vengono seguiti come dovrebbero esserlo. Su 1600 assistenti sociali ce ne sono in esercizio 900: stiamo parlando di deficit che devono essere assolutamente colmati. Per questo inizierò da mezzanotte uno sciopero della fame di dialogo nei confronti del ministro della Giustizia affinché venga affrontato questo problema: lo inizio per tutta Italia, ma mi piace farlo qui, dall'Abruzzo».

 Bernardini ha poi rivendicato le azioni di disobbedienza civile per la legalizzazione della cannabis, sulla base delle quali la sua candidatura, poi reintegrata dal TAR, era stata illegittimamente esclusa: «La legge Turco consente accesso ai farmaci cannabinoidi per i malati, ma neanche allo stadio terminale questi ricevono il farmaco, anche qui in Abruzzo. Quanto al discorso della legalizzazione, come Radicali la proponiamo dal 1975: quest'anno abbiamo avuto la Direzione Nazionale Antimafia che si è espressa a favore della legalizzazione. Avrò pure violato la legge, però ho indicato una strada di legge che se fosse stata intrapresa venticinque anni fa avrebbe ridotto non poco il lucro che fa grazie al proibizionismo la criminalità organizzata», ha concluso Rita Bernardini.