L'EPIDEMIA DEI TAGLI

Legge di Stabilità, l’Abruzzo ancora commissariato a rischio aumento tasse

Situazione sempre più complicata per le Regioni: lo scontro con il Governo continua

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LUCIANO D\'ALFONSO E SILVIO PAOLUCCI

D'Alfonso e Paolucci

ABRUZZO. Sono otto le Regioni in Piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria e per le quali presidenti e giunte potrebbero anche valutare, come indicato ieri dal coordinatore degli assessori al Bilancio Massimo Garavaglia, un aumento dei ticket, oltre a quello delle addizionali Irpef e Ires previsto 'in automatico' dalla legge proprio nei casi di disavanzo sanitario.

Tra queste regioni c’è anche l’Abruzzo dove nei mesi scorsi è stata più volte annunciata la fine del commissariamento che va avanti dal 2010. Invece niente da fare.

 I Piani di rientro, come chiarisce il ministero della Salute, «si configurano come un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale che incide sui fattori di spesa sfuggiti al controllo delle Regioni».

 Ad oggi, le Regioni in Piano di Rientro sono: Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, Puglia.

Le Regioni per cui, attualmente, è anche previsto un commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di Rientro sono invece Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio e Molise.

Insomma sembra proprio che non si possa uscire dalle maglie strette del commissariamento e delle decisioni che di fatto scavalcano il consiglio regionale né è ancora possibile per l’Abruzzo riorganizzare la pianificazione a lungo raggio della sanità. Meglio decidere in un paio di stanze il da farsi circa i servizi da tagliare, i reparti da chiudere ed i mega ospedali da costruire.

Lo scontro sociale, dopo i grandi scandali delle tangenti nella sanità è molto alto a fronte di servizi che sono peggiorati di gran lunga sia perché sono stati tagliati sia perché per curarsi occorrono tempi lunghi. I risultati iniziano a vedersi e saranno sempre più visibili tra le pagine della cronaca.

Quello che attualmente sta facendo l’assessorato alla sanità per tamponare l’oggettiva carenza dovuta alla “riorganizzaione” non è sufficiente per colmare il gap di assistenza che specie nelle aree interne è un fatto che sfiora l’anticostituzionalità.

 A questo punto ipotizzare anche l’aumento ulteriore di tasse ticket sarebbe più che un azzardo un cataclisma difficilmente arginabile.

 «L’aumento delle tasse non ci sarà, a meno che i gover­na­tori delle regioni in defict sani­ta­rio deci­dano altri​menti​».

La con­ferma è arri­vata dal sot­to­se­gre­ta­rio all’economia Enrico Zanetti: «Il blocco all’aumento delle tasse locali varrà per tutti fatta ecce­zione per situa­zioni straor­di­na­rie legate all’addizionale regio­nale per le Regioni in even­tuali disa­vanzi sani­tari». L’aumento delle tasse è qual­cosa che «non deve succe­dere». Quanto al rischio di un rin­caro effet­tivo nelle Regioni che più sof­fri­ranno della revi­sione delle risorse desti­nate alla sanità, «que­sto è uno spa­zio che deve essere lasciato aperto — ha spie­gato ancora — ove ci siano pro­blemi di gestione della sanità». «Tutte le altre impo­ste — ha aggiunto Zanetti — sono bloc­cate».

 Situazioni di difficoltà, inoltre, sono emerse ieri anche dal rapporto appena pubblicato online dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha tracciato i bilanci 2014 delle 108 aziende ospedaliere italiane (compresi policlinici universitari e Irccs pubblici). In tutto sono 31 le aziende sanitarie con bilanci in rosso, e 24 di queste sono a rischio piano di rientro secondo i parametri indicati al momento dalla legge di stabilità. Le aziende da risanare sono concentrate in 7 Regioni (Piemonte, Veneto, Liguria, Toscana, Lazio, Calabria e Sardegna). In Veneto, ad esempio, sulle 3 aziende censite, 2 superano i 10 milioni di euro di deficit. In rosso sono poi tutte le 9 aziende laziali, con disavanzi oltre la soglia e il disavanzo record italiano di oltre 158 milioni per il San Camillo Forlanini. Segno 'meno' anche per le aziende ospedaliere del Piemonte: le 6 aziende censite presentano tutte bilanci in rosso, e sono 3 quelle che presentano un buco superiore ai 10 milioni di euro.