ABUSO DI STATO

Il 9 novembre il giorno di Ombrina: riconvocata conferenza dei servizi

Il Governo non farà marcia indietro ed i “tecnici” daranno con tutta probabilità parere favorevole

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Il 9 novembre il giorno di Ombrina: riconvocata conferenza dei servizi

ABRUZZO. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per lunedì 9 novembre 2015 a Roma, presso il Ministero stesso, una nuova conferenza dei servizi per esaminare il progetto Ombrina.

Si tratta del tavolo tecnico che darà il via libera al progetto petrolifero più osteggiato d’Abruzzo e che ha scatenato due manifestazioni popolari a Pescara e Lanciano ed una a Roma all’ultima riunione poi rinviata. La lotta al petrolio si è evoluta negli anni ed ha mobilitato masse mentre la politica è rimasta indietro e non è riuscita ad opporre validi ostacoli alla pressione singolare del governo approvando solo nell’ultimo consiglio straordinario una legge anticostituzionale che dovrebbe rallentare l’iter.

Il Coordinamento No Ombrina in questi giorni ha lanciato un appello via email ai consiglieri regionali, sottoscritto da tantissimi cittadini, affinchè si affrettino ad approvare la legge istitutiva del parco marino "Trabocchi del chietino" nel tratto di mare antistante parte della costa dei comuni di S. Vito chietino e Rocca S.Giovanni. 

Per il Coordinamento è indispensabile fare in fretta assicurando non solo il passaggio in consiglio regionale ma anche la pubblicazione della legge sul BURA entro il 7 novembre (la legge entra in vigore il giorno dopo la pubblicazione; l'8 è domenica).
«Sarebbe del tutto inaccettabile per la Regione Abruzzo e per il suo presidente D'Alfonso», sostiene il comitato No Ombrina, «presentarsi a Roma lasciando a casa quello che rappresenterebbe un ostacolo significativo per l'approvazione del progetto. Infatti, al momento della pubblicazione sul BURA, scatterebbero come per qualsiasi area protetta i vincoli di salvaguardia transitori tra cui il divieto di alterazione dei fondali. E' evidente il contrasto tra queste norme e i lavori previsti nel progetto Ombrina come la perforazione e la posa in opera di metanodotti e oleodotti. La gestione, tra l'altro, sarebbe affidata ai due comuni che assicurerebbero la prosecuzione nell'area delle attività compatibili e tradizionali. Ricordiamo che fu lo stesso D'Alfonso a prospettare questa soluzione il 27 giugno scorso; non si capirebbe, quindi, un suo dietrofront proprio ora che il pericolo si sta facendo sempre più concreto. Ombrina cambierà in peggio il volto di una regione, orientandola per decenni verso il mondo delle fonti fossili, l'economia del passato. L'Abruzzo, dopo Bussi, non merita anche questo».

Ed i Senatori M5s denunciano «l'ennesimo regalo ai trivellatori di idrocarburi in mare».

Secondo Gianni Girotto e Gianluca Castaldi l'agguato è pronto in un emendamento presentato a nome del Relatore del provvedimento Vaccari nel quale è inserita la soppressione della norma che prevede una sanzione nei confronti di chiunque avvii la produzione di un impianto per operazioni in mare nel settore degli idrocarburi in carenza delle prescrizioni sancite ai sensi della direttiva 2013/30/UE. Nel caso la proposta di Vaccari venisse sostenuta dall'aula del Senato, denunciano i senatori, le compagnie petrolifere non verrebbero più punite con la reclusione come attualmente prevede il testo approdato all'esame dell'aula e quindi sarebbero libere di aggirare le prescrizioni fondamentali per la tutela e la salvaguardia del mare.

«Ricordiamo che», dicono i senatori M5s, «la direttiva, proposta della Commissione europea a seguito dell'incidente nel Golfo del Messico, ha l'obiettivo di fissare elevati standard minimi di sicurezza per la prospezione, la ricerca e la produzione di idrocarburi in mare aperto, riducendo le probabilità di accadimento di incidenti gravi, limitandone le conseguenze e aumentando, così, nel contempo, la protezione dell'ambiente marino».

Nei mesi scorsi concludono i senatori, nella discussione in Commissione Industria sullo  schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva in questione avevamo già segnalato come il testo contenesse un recepimento del tutto parziale, scorretto e deviante della normativa comunitaria, con la omissione di  parti  fondamentali  delle  disposizioni europee; parziale nella sostanza, perché ancora una volta il Governo (come già con l’art. 38 del cosiddetto decreto- legge  Sblocca  Italia,  decreto-legge n. 133 del 2014,  convertito  nella  legge n. 164 del 2014)  sceglieva  di  far  prevalere  gli interessi dei petrolieri, che nel nostro Paese godono di una situazione di grande privilegio, su quelli dei cittadini relativamente alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente.

«Qualora passasse questo emendamento si rischia di compromettere non solo l'ambiente marino ma migliaia di attività nel settore del turismo e della pesca che grazie a questa importante risorsa riescono a produrre economia nel territorio».