INQUINAMENTI

Arta. Sospensione Spatola Mayo, Amicone: «vittimismo e accuse al datore di lavoro»

Poi l’attacco ad Acerbo: «nullafacente mai maturo»

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Arta. Sospensione Spatola Mayo, Amicone: «vittimismo e accuse al datore di lavoro»

Mario Amicone

PESCARA. Eccesso di protagonismo, previsioni sbagliate e imbarazzo istituzionale.

Con queste tre motivazioni il direttore generale dell’Arta chiarisce i motivi che hanno portato alla sanzione disciplinare per l’ingegnere dell’azienda regionale per la tutela Ambientale, Carlo Spatola Mayo.

Due giorni di sospensione e di stipendio congelato dopo un post scritto dallo stesso Mayo su Facebook in cui lamentava il cattivo funzionamento del depuratore di Francavilla.

Ma dopo giorni di silenzio e di articoli di stampa, culminati ieri con la richiesta di azzeramento dei vertici dell’Arta (leggasi ‘Amicone a casa’), proprio il direttore generale ricostruisce l’intera vicenda e spiega i motivi che hanno portato alla sanzione disciplinare.

«Dalle notizie che i media stanno facendo circolare in questi giorni», dice Amicone, «sembra che il dipendente sia stato sanzionato perché ha reso pubblici i dati sui depuratori che l’Arta non avrebbe messo a disposizione sul proprio sito web istituzionale. In realtà, il dipendente in questione non ha pubblicato nessun dato perché non ne era in possesso in quanto il giorno del sopralluogo al depuratore di Fosso Pretaro, a Francavilla al mare (19 agosto 2015) non conosceva, almeno ufficialmente, i risultati analitici delle acque di scarico campionate nei primi giorni di luglio, ma ha approfittato della sua funzione ispettiva per esternare sul social network Facebook - come del resto aveva già fatto in un precedente post riguardante il sottoscritto - pesanti valutazioni su un ente terzo, l’Aca».

Questo, continua il direttore, «ha evidentemente determinato un problema di credibilità ed imparzialità dell’attività dell’Arta nei confronti dei rappresentanti dell’Aca stessa. Una crisi di rapporti fra istituzioni ancora più aggravata dalla circostanza che ha smentito ufficialmente l’ingegnere Spatola, ossia che i risultati analitici dei campioni prelevati lo stesso nel giorno della sua esternazione hanno dato risultati ben al di sotto dei limiti di legge (circa 770 batteri di escherichia coli su 100 cc a fronte del limite di 3.000)».

E il direttore va avanti: «è stata proprio la voglia di apparire protagonista e cultore della materia in un momento critico della balneabilità, per fini molto probabilmente strumentali e non per senso del dovere o di trasparenza, come voleva e vuole far credere, che ha indotto il dipendente ad infrangere il “Codice di comportamento dei dipendenti del Comparto Sanità, a cui l'Arta fa riferimento, che impone al dipendente l’obbligo di rispettare il segreto d’ufficio ed il divieto di “utilizzare ai fini privati le informazioni di cui dispone per ragioni d’ufficio e di non nuocere agli interessi o all’immagine dell’amministrazione da cui dipende. La circostanza, infine, che solo dal 12 agosto il mare di Fosso Pretaro sia stato dichiarato non balneabile smentisce clamorosamente le false dichiarazioni allarmistiche della famiglia Acerbo, secondo la quale“mentre i responsabili istituzionali che ci hanno fatto fare il bagno nelle acque fognari rimangono ai loro posti viene colpita una persona cha ha fatto semplicemente il suo dovere di cittadino e di dipendente pubblico.

I fatti, quindi, ed i comportamenti precedenti e successivi al post Facebook "galeotto", come la contestazione di tutte le decisioni della Direzione e la partecipazione a convegni di partiti politici sul tema della balneazione, dimostrano infine che l’Ing. Spatola che accusa il “datore di lavoro” di uso strumentale, arbitrario, fazioso e capzioso del potere ai fini politici per mortificare e reprimere un dipendente nei suoi diritti costituzionali come quello di dire la verità (ma quale verità?) fa soltanto del vittimismo dichiarandosi perseguitato e minacciato e invitando accoratamente gli amici di Facebook e di Partito a manifestazioni in difesa e a sostegno della sua iniziativa.

Ovviamente sono arrivate decine e decine di e-mail all'Arta, come da lui richiesto, e molte associazioni facendo riferimento direttamente o indirettamente al sempre nullafacente Maurizio Acerbo, che per definizione non matura mai, hanno espresso la solidarietà richiesta con dichiarazioni offensive e denigranti nei confronti dell’Arta, della professionalità dei tanti tecnici in servizio e nei confronti di chi li rappresenta, ma di questo risponderanno nelle sedi opportune».

«Gli insulti di Amicone per me sono medaglie. Non meriterebbero risposta se non ce lo ritrovassimo da anni alla guida dell'Arta», commenta Maurizio Acerbo.

«Il lungo comunicato con cui il direttore generale difende le sanzioni nei confronti dell'ing.Carlo Spatola Mayo e torna a attaccare il sottoscritto conferma la nostra convinzione che un incarico come quello andrebbe affidato a un esperto con competenze specifiche in campo scientifico, sanitario e ambientale e non a un "politico" di lungo corso che gode già del vitalizio. Non sono i post su facebook dell'ing.Spatola Mayo ma la permanenza di Amicone alla direzione generale a costituire un "problema di credibilità ed imparzialità dell’attività dell’Arta". E' incredibile che rimanga, nell'alternarsi delle giunte regionali, a guidare l'Arta uno che inviava sms a Lavitola per ricordare a Berlusconi che gli aveva promesso incarichi. WWF e Legambiente hanno ben spiegato con quali criteri ci si dovrebbe muovere per scegliere il direttore generale dell'Arta e il ruolo di questa agenzia. E' davvero assordante il silenzio di PD e Sel che hanno mantenuto alla guida dell'Arta Amicone e gli consentono anche di perseguitare dipendenti. Non posso che tornare a invocare le dimissioni di Amicone».