REGIONE GROVIERA

Piano Cave, Regione e Abruzzo Sviluppo fanno pace e snelliscono il lavoro

La controversia è stata risolta

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Piano Cave, Regione e Abruzzo Sviluppo fanno pace e snelliscono il lavoro

 ABRUZZO. E’ stata rinegoziata nei giorni scorsi la convenzione stipulata a novembre 2013 (scadenza dicembre 2014) tra Regione Abruzzo e Abruzzo Sviluppo per la redazione del piano regionale delle attività estrattive.

La vicenda è di quelle ingarbugliate ma soprattutto poco produttive che si trascina da anni tra false partenze, pastrocchi, ricorsi al Tar, tempi lunghissimi, scarsa trasparenza e poca concretezza.

Un ricorso dovuto alla scelta diretta di Abruzzo Sviluppo operata nel 2010 dall’allora assessore regionale Alfredo Castiglione. Dopo 12 mesi non si riuscì nemmeno a trovare i tecnici ai quali affidare la redazione dello studio. Due anni dopo una nuova convenzione che però, fino a questo momento, non ha visto risultati concreti. Anzi si è rischiato anche un contenzioso.  

A fronte di una spesa prevista di 300 mila euro, infatti, l’ente regionale non si è ritrovato nulla in mano.

Negli anni scorsi ha già sborsato 150 mila euro come anticipo per ottenere un pugno di mosche: poco o nulla. Ma non tutto è perduto.  Se è vero infatti che dal caso in questione è nata una vera controversia il caso è stato definito nei giorni scorsi e non avrà strascichi giudiziari.

Ad agosto scorso l’avvocato Manuel Del Monte, appena nominato presidente di Abruzzo Sviluppo dal governatore D’Alfonso (non senza polemiche a causa di una presunta incompatibilità), ha tentato di ricomporre la faccenda e arrivare ad una transazione. Insomma, mettiamoci d’accordo e facciamo pace cercando di ottenere il risultato finale, ovvero la redazione del documento richiesto. Ci è riuscito ottenendo un duplice risultato, forse triplice: non perdere la commessa, non perdere soldi e non perdere la faccia.

La società partecipata nell’incontro della scorsa estate con i responsabili della Regione ha fatto sapere che in realtà il progetto era stato congelato in occasione del cambio al vertice della Regione per potersi confrontare con la nuova realtà politica e capire cosa fare. E c’è di più, perché all’approssimarsi della scadenza della convenzione Abruzzo Sviluppo aveva chiesto anche una proroga per la redazione del piano:  un ‘ci serve altro tempo’ che però ai piani alti non è affatto piaciuto.  

E infatti la giunta regionale disse no e il servizio risorse del territorio avviò le procedure di risoluzione contrattuale con l’obiettivo di recuperare pure le somme già anticipate (150 mila euro).

All’incontro transattivo dei giorni scorsi la Regione ha detto che comunque il documento dovrà essere pronto al massimo entro il 31 novembre prossimo, un tempo ritenuto «congruo» anche perché nel frattempo il lavoro da realizzare è cambiato ovvero non avrà più natura di piano urbanistico in senso stretto ma «rivestirà portata prettamente regolamentare».

Di conseguenza, ha spiegato la Regione, anche le attività progettuali subiranno una rimodulazione che comporterà tempi di lavorazione più brevi. Alla fine la Regione vuole tra le mani un documento che funga da «valido strumenti per la regolamentazione, programmazione e gestione delle attività di ricerca delle sostanze minerarie e l’esercizio della relativa attività».

Un lavoro che, assicurano gli uffici tecnici, dovrebbe essere molto più semplice e non sarà più necessario compiere nemmeno la rilevazione urbanistica.
Del Monte ha fatto due calcoli e Abruzzo Sviluppo ha chiesto «non meno di 200 mila euro».

La Regione ha dato il via libera: non recupererà i 150 già versati e ci metterà altri soldi per arrivare alla cifra richiesta. Dunque i lavori restano alla società partecipata che adesso ha ancora un mese e mezzo di tempo per questo piano. Dovrà aggiornare il censimento delle attività estrattive in esercizio con l’indicazione dei livelli produttivi degli ultimi anni, il riferimento alla situazione amministrativa, le riserve autorizzate ancora disponibili, la descrizione degli impianti di lavorazione annessi.

Bisognerà poi individuare i siti estrattivi dismessi, fare una previsione dei prevedibili fabbisogni per le imprese estrattive dei materiali di cava secondo scenari di minima e massima domanda.

E poi ancora definire i criteri di compatibilità, ammissibilità di cave e miniere in funzione e definire i criteri di intervento e di gestione, praticamente delle linee guida, «per rendere compatibile il razionale sfruttamento delle risorse».