IL COLPO DI SCENA

Petrolio, salta la legge sul Parco della Costa dei Trabocchi. «Non c’è tempo»

Le 4 Province contro Ombrina

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Sara Marcozzi

Sara Marcozzi

ABRUZZO. Niente di fatto: a nulla sono servite le promesse del sottosegretario Mario Mazzocca e le dichiarazioni del presidente D’Alfonso sulla “certa” approvazione della legge istitutiva del Parco Regionale della Costa dei Trabocchi in tempo utile per esibirla nella Conferenza di Servizi decisoria che si terrà il 14 ottobre presso il Mise.

In Commissione Ambiente, la legge presentata dal presidente Pietrucci e da Mazzocca non è stata neanche discussa «perché non ci sono i tempi utili per le audizioni», così ha commentato il presidente della seconda commissione.

Eppure durante lo scorso consiglio regionale, tutti sembravano d’accordo.

«Sembravano, appunto – commenta Sara Marcozzi – E’ per questo che il M5S aveva chiesto a gran voce l’approvazione immediata della legge sul Parco nel corso della seduta di consiglio, nell’interesse dell’Abruzzo, nonostante non fossimo noi i firmatari. Il M5S era pronto a votare una legge che, seppur con qualche difetto procedurale, avrebbe portato sul tavolo romano un’altra arma che Regione Abruzzo avrebbe potuto spendere contro i sostenitori del Progetto Ombrina. Non vediamo l’impedimento nel votare l’istituzione del Parco – continua Marcozzi – dopo che allo scorso consiglio è stata approvata all’unanimità anche la legge, palesemente incostituzionale, a firma Mazzocca. Qual è ora il problema nell’istituzione del Parco?»

A nulla è servita la presenza di alcuni amministratori locali convocati a L’Aquila per l’audizione, come prescritto dalla legge, i quali arrivati per partecipare alla discussione in II commissione se ne sono tornati a casa senza neanche essere auditi.

«Hanno illuso cittadini e comitati argomentando che fosse necessario un passaggio in commissione per “studiare bene le carte”», sostiene Marcozzi. «Ebbene, la commissione c’è stata” – continua la consigliera - ma eccezion fatta per il M5S, nessuno si è speso neanche per iniziare la discussione. Purtroppo questo non ci sorprende, le priorità che contraddistinguono ogni azione di questa maggioranza e, evidentemente, anche il centro destra, non coincidono con quelle dei cittadini abruzzesi. Attendiamo ora che i parlamentari abruzzesi di PD, SEL e di ogni altro schieramento, che ultimamente tanto si sono spesi contro le trivelle, facciano pressioni per calendarizzare a Roma la proposta di legge del M5S per poi votare in favore della stessa. Ombrina deve essere fermata».

Intanto Enzo Di Salvatore continua ad insiste e sostiene che l’unica carta per fermare Ombrina resta quella del Referendum: «andrebbe ad abrogare i progetti petroliferi che non hanno trovato ancora realizzazione. E tra questi quello relativo ad "Ombrina mare". Ma perché il referendum possa andare a buon fine occorre "metterlo in sicurezza", altrimenti - se e quando si andrà al voto nella prossima primavera (Corte costituzionale permettendo) - "Ombrina mare" non potrà essere più bocciata definitivamente: sarà già da tempo realtà. Per questo motivo, perché questo non accadesse, occorreva giocare l'unica carta possibile: approvare una legge regionale (illegittima), che avesse un unico obiettivo: "prendere tempo". Molto probabilmente il Governo reagirà. Magari si limiterà ad impugnare la legge dinanzi alla Corte costituzionale; magari non si accontenterà di questo e deciderà di adottare un decreto-legge o chiederà ai suoi parlamentari di introdurre una piccola norma in qualche legge in corso di approvazione: un decreto-legge o una piccola norma che stabiliscano che "Ombrina mare" deve diventare realtà. Ma questo epilogo rischierebbe di esserci in ogni caso». 

E proprio il caso referendum sarà affrontato in una assemblea pubblica domenica 8 novembre, dalle 9 alle 17. Il luogo dell’incontro è ancora al vaglio degli organizzatori.

«INCREDIBILE RINUNCIA»

«Una svolta gravissima e pericolosa per gli abruzzesi l'aver rinunciato all'istituzione del Parco marino contro Ombrina», commenta il Coordinamento No Ombrina alla notizia che il Consiglio regionale non approverà il Parco marino entro il 14 ottobre data della conferenza dei servizi decisoria.

«Paradossalmente l'idea del parco marino fu avanzata dallo stesso D'Alfonso il 27 giugno scorso. Il Coordinamento, dopo un lungo lavoro giuridico con diversi studi legali e l'esame di quanto accaduto in Calabria dove i parchi marini regionali sono realtà da ben sette anni, lo scorso 30 agosto in assemblea ritenne percorribile la strada chiedendo alla Regione stessa il varo della norma, poiché l'istituzione di un parco comporta immediatamente l'entrata in vigore dei vincoli di salvaguardia tra i quali il divieto di alterazione del substrato roccioso. Sarebbero entrati in conflitto, quindi, con le attività di perforazione e posa delle tubazioni previste dal progetto Ombrina».

A metà settembre il Coordinamento ha fornito anche la bozza di proposta di legge a tutti i consiglieri chiedendo l'immediata convocazione degli enti locali per evitare vizi di costituzionalità.

A fine settembre il Coordinamento ha appreso, con una semplice telefonata pomeridiana al Ministero, della convocazione della conferenza dei servizi a Roma a metà ottobre. La Giunta regionale, invece, era totalmente ignara della cosa nonostante il Coordinamento avesse da un mese chiesto per iscritto ai rappresentanti regionali di tenere sotto controllo il procedimento. «Questo la dice lunga sulla capacità di Mazzocca e del suo entourage di seguire con efficienza un argomento centrale per la storia abruzzese», dicono oggi i promotori dell’iniziativa.

Solo a quel punto, e dopo un comunicato del Coordinamento, la maggioranza si è accorta che il referendum sarebbe arrivato in ritardo, come aveva evidenziato il Coordinamento fin da luglio. «Così hanno cercato di correre ai ripari proponendo una norma, il divieto di nuove trivelle nelle 12 miglia imposto con norma regionale, manifestamente incostituzionale "per prendere tempo". Una legge poi approvata senza i tanti ripensamenti con tanto di giravolta finale che hanno contraddistinto l'iter del parco marino "Trabocchi del chietino"».

«I vincoli di salvaguardia sarebbero scattati immediatamente dopo la sua approvazione e pubblicazione, come sanno tutti coloro si occupano di aree protette regionali, compresi gli abitanti che li devono rispettare dal giorno dopo della loro pubblicazione sul BURA. Rockhopper non avrà di questi problemi e non si dovrà difendere da essi. E' letteralmente incredibile che D'Alfonso e Mazzocca, sapendo che dovremo presto affrontare una guerra di carte bollate da una parte e dall'altra, comunque vada la conferenza dei servizi di domani, rinuncino a varare una norma che avrebbe certamente contribuito a rendere più solido il fronte anti-trivelle, come ci hanno chiarito gli studi legali che ci stanno assistendo sulle denunce e sui ricorsi al TAR».

  LE 4 PROVINCE CONTRO OMBRINA

Intanto con una delibera dei quattro Consigli provinciali da far approvare con urgenza nei prossimi giorni, le Province Abruzzesi si schierano contro il progetto di "Sviluppo del giacimento Ombrina Mare nell'ambito dell'istanza di conferimento della Concessione di Coltivazione di idrocarburi”,  che rappresenta ormai la battaglia simbolo della comunità abruzzese alla trivellazione del Mar Adriatico, giunta alla sua fase conclusiva con la conferenza dei servizi fissata presso il Ministero dello Sviluppo economico per domani, 14 ottobre,  a Roma.

«Siamo rappresentanti di enti locali che svolgono tutt’oggi un ruolo di coordinamento e di sintesi tra i livelli di governo - dichiara il Presidente dell’UPI Abruzzo nonché Presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco – e siamo tenuti a fare da portavoce delle istanze dei cittadini e dei portatori di interesse che nel nostro territorio, trasversalmente, hanno manifestato con forza contro le trivellazioni per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi sulla terraferma e in Adriatico».

«Con un atto unitario e rafforzativo dei nostri impegni, al Governo chiediamo ripensamenti sulle politiche energetiche ed ambientali – spiega il presidente Di Marco -  nel rispetto della strategia condivisa a maggioranza dalle Amministrazioni abruzzesi che mira essenzialmente allo sviluppo delle fonti rinnovabili e alla valorizzazione dell’identità economica turistica ed ambientale dell’Abruzzo. Insieme ai miei colleghi Presidenti di Provincia assumeremo impegni in linea con quanto attivato in altri consessi, con l’obiettivo di promuovere e sensibilizzare i nostri Parlamentari a modificare la normativa nazionale al fine di scongiurare la trasformazione dell’Abruzzo in distretto petrolifero e di contrastare con tutti gli strumenti a disposizione quei progetti che minacciano il Mar Adriatico. Sosterremo a tal fine anche il quesito referendario condiviso da dieci Consigli regionali per l’abrogazione dell’art. 35 del “Decreto Sviluppo” nella parte in cui ha consentito il riavvio dei procedimenti per le estrazioni petrolifere entro le 12 miglia marine e, tra questi, quello relativo al progetto “Ombrina mare”».