IL FATTO

Concorso sedi farmaceutiche al palo: l’Abruzzo tra le ultime in Italia

In ballo 52 nuove farmacia e 33 sedi vacanti

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Concorso sedi farmaceutiche al palo: l’Abruzzo tra le ultime in Italia

 

ABRUZZO. Il termine previsto per la conclusione dell’iter concorsuale del concorso straordinario per l’apertura delle nuove sedi farmaceutiche era marzo 2013, pena il commissariamento delle Regioni e Provincie autonome inadempienti. Sono passati oltre due anni e mezzo da tale termine e in 
Abruzzo non si vede ancora la luce.

In ballo l’assegnazione di 52 nuove farmacie e di 33 sedi vacanti
La maggior parte delle Regioni tra mille difficoltà e ricorsi hanno pubblicato la graduatoria, alcune di esse hanno assegnato le sedi e “addirittura” in altre stanno per aprire.
«In un momento di ristrettezza economica e lavorativa come quella attuale è un compito e un dovere da parte della Politica sbloccare un concorso dove si dà la possibilità a diverse figure, oltre al farmacista, di 
trovare occupazione senza alcun costo per le casse della collettività», commenta Elio D’Agostino.  
«Si pensi agli elettricisti, idraulici, muratori, imbianchini, falegnami che dovrebbero realizzare gli adeguamenti dei locali, ai commercialisti che dovrebbero portare la contabilità, ai locali che tornerebbero ad essere locati e non più sfitti».

Ma secondo D’Agostino questo ritardo nega anche il diritto alla salute a tutti gli abitanti di quei piccoli comuni che oggi sono privi di un indispensabile e necessario servizio farmaceutico.
«Dopo diverse telefonate e mail inviate alla p.e.c. della Regione è  ancora tutto come prima», assicura. «Con questo concorso è stata data la possibilità ad ogni partecipante di poter concorrere in due Regioni e ora tanti si trovano nella situazione di dover scegliere se accettare o meno in quelle che hanno già 
pubblicato la graduatoria. I concorrenti chiedono un comunicato ufficiale da parte degli organi competenti per capire la reale situazione dell’iter concorsuale così da poter scegliere il proprio futuro».

Nei mesi scorsi la nomina della commissione era stata caratterizzata da una procedura lunga e complessa in quanto i quattro ordini provinciali dei farmacisti , cui competeva la nomina dei due farmacisti (titolare e non titolare) avevano fatto presente alla Regione e al Ministero della Salute l’impossibilità, per «incompatibilità dei componenti del consiglio direttivo, di designare, per quanto di competenza, i membri della Commissione». Nello stesso tempo gli ordini avevano chiesto che il ministero nominasse un commissario ad acta per questa funzione. Cosa poi avvenuta.

Il secondo motivo derivava dalla indisponibilità di alcuni dirigenti regionali a far parte della commissione, perché, secondo le regole della spending review sarebbe stato un lavoro a costo zero, dunque non pagato.