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Martedì in Consiglio il momento della verità sul futuro della sanità abruzzese

Forza Italia aspetta risposte: «Paolucci non ha più scuse»

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Martedì in Consiglio il momento della verità sul futuro della sanità abruzzese


L’AQUILA Martedì prossimo per l’assessore Paolucci arriva il momento di parlare chiaro sul futuro della sanità ed i piani da attuare in Abruzzo.

Non potrà non dare delle risposte durante il Consiglio regionale straordinario (dalle ore 11:00), richiesto appositamente da Forza Italia, nel corso del quale dovrà finalmente chiarire i dubbi emersi e qualche contraddizione

L’auspicio dei consiglieri di centrodestra è che non si ripeta quanto accaduto giovedì scorso in V Commissione quando Paolucci non è riuscito a dare risposte ai quesiti che da tempo ormai gli sono stati posti sui dettami del Governo Renzi e in particolare del Decreto Lorenzin.

L'Abruzzo, secondo la Lorenzin, potrà avere due ospedali di II livello. Gli unici ospedali che hanno già i requisiti di ospedale di II livello sono Teramo, che ha già tutte le specialità (neurochirurgia, cardiochirurgia, chirurgia toracica, chirurgia vascolare, emodinamica ecc), e Chieti, che manca solo di neurochirurgia, ma che non ci mette nulla per aprirla. Con gli ospedali di II livello avrebbe due Dea di II livello. Perché rinunciare? 

Intanto in una intervista al Centro di domenica l’assessore ha fornito una mappa di ciò che avverrà nei prossimi mesi: 12 pronto soccorso invece degli 8 del decreto Lorenzin e poi «7 ospedali di primo livello. Di questi sette, certamente abbiamo 4 strutture provinciali (Chieti, Pescara, L’Aquila e Teramo) che oggi svolgono in alcune parti anche funzioni di secondo livello. Poi abbiamo altre 3 strutture di primo livello (Lanciano, Avezzano e Vasto), 4 ospedali di base e due di area disagiata», ovvero Castel di Sangro e Penne «per un problema legato alla mobilità».

Ma Paolucci parla anche di «spostare il baricentro dell'assistenza dall'ospedale al territorio» ma nel frattempo sono stati tolti 15 milioni di euro destinati al territorio girandoli all'ospedalità privata. Inoltre l’assessore dice che il decreto Lorenzin, il decreto 70/2015, è stato voluto da Chiodi anche se quando è stato recepito a fine luglio del 2014, Chiodi era già sceso dalla sua bella poltrona.

Si attende dunque la giornata di martedì all’Emiciclo per sapere se e come verrà applicato il famigerato Decreto Lorenzin. Quanti ospedali di I livello sono previsti? E quanti ospedali di base? E sui pronto soccorso come intendono agire? «Di fronte alle nostre lecite insistenze a oggi ci sono solo omissioni e criticità che nulla di buono lasciano presagire per l’Abruzzo», dicono i consiglieri di Forza Italia.
Gli azzurri parlano di «un'operazione a perdere», che non solo penalizzerà la qualità dell'assistenza sanitaria ai cittadini abruzzesi ma che «non porterà alcun beneficio economico alle casse della Regione».

Stando alle indiscrezioni infatti, la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, nel progetto del presidente Luciano D'Alfonso e dell'Assessore alla sanità Silvio Paolucci, porterà alla chiusura o al declassamento, di 10 nosocomi: Sant'Omero, Atri, Giulianova, Penne, Ortona, Popoli, Sulmona, Guardiagrele, Atessa e Castel di Sangro, con la soppressione – in quasi tutti – del pronto soccorso.

«Una scelta che non ha alcuna giustificazione», insiste Forza Italia, «perché l'Abruzzo ha centrato l'equilibrio finanziario strutturale della sanità e soprattutto ha raggiunto gli standard prescritti per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza. Due precondizioni che ci pongono in una posizione di forza sui tavoli romani, perché è comune solo a pochissime altre Regioni italiane, che tra l'altro non hanno nessuna intenzione di applicare pedissequamente il Decreto Lorenzin».

Forza Italia è certa che il vero problema è che questo Governo regionale ha scarsissima influenza sul Governo nazionale e a farne le spese saranno gli abruzzesi. La riforma ipotizzata tra l’altro non prevede la presenza di nessun ospedale di secondo livello in Abruzzo (quelli plurispecialistici), ma si affida a una rete di strutture di primo livello, con un'offerta sanitaria minima.
«Se fosse davvero così si sceglierebbe di non scegliere – conclude la nota di Forza Italia – forse per la paura di dover individuare dove localizzare due strutture di secondo livello, ossia di eccellenza. Per non scontentare qualche territorio si produrrebbe un grave danno per tutto l'Abruzzo. Anche l’ipotesi della Asl unica, rispolverata da Paolucci dopo averla bocciata pubblicamente, non è assolutamente percorribile: serva da monito quanto accaduto nelle regioni che hanno intrapreso questo percorso e sono dovute tornare precipitosamente sui propri passi, dopo aver inopinatamente allontanato i luoghi del dialogo ed i centri decisionali dai territori e dalle persone».