CATTIVI LEGISLATORI

No ombrina e l’inganno della sceneggiata delle leggi regionali incostituzionali

Passi falsi, consigli errati, procedure calpestate, azioni utili contro il petrolio o povera demagogia?

Redazione Pdn

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No ombrina e l’inganno della sceneggiata delle leggi regionali incostituzionali

Mario Mazzocca

ABRUZZO. Due proposte che dovrebbero fermare la deriva petrolifera ma bocciate su tutta la linea dalla Direzione Affari della Presidenza e Legislativi.

La prima proposta, quella firmata Mazzocca-Pietrucci, è passata all’unanimità con il voto di tutti i consiglieri, la seconda quella del parco marino è stata invece rimandata.

Ma a cosa servirà aver approvato in maniera così stridente, eclatante e farsesco una legge regionale che è… “fuorilegge”?

Il sospetto che si annida da mesi è sempre lo stesso: fumo negli occhi dei cittadini più superficiali che si lasciano facilmente trascinare dalle apparenze e da informazioni distorte.

Sarà, comunque, il tempo a dire se le due proposte di legge arrivate sui tavoli dei consiglieri  regionali porteranno i loro frutti, per il momento restano i dubbi per un comportamento quantomeno anomalo.

Infatti, esponenti delle istituzioni che votano, sapendolo, leggi incostituzionali è uno scenario tra il grottesco e l’assurdo. E tutto questo viene fatto in nome dell’ambiente e per fermare una “avversa” volontà politica che preferisce la lobby del petrolio.

E’ un modo per guadagnare tempo?

Per allungare il brodo?

Per far vedere che si sta facendo qualcosa, di sbagliato, ma si sta facendo ugualmente?

E’ un modo per limitare i danni creati dai parlamentari che si sono allontanati dall’Abruzzo ed hanno votato lo Sblocca Italia e dunque le trivelle? Si può dire e pensare tutto visto che siamo di fronte a situazioni limite e dove i grandi interessi guidano menti ed azioni.

E’ impossibile non rintracciare quantomeno comportamenti incoerenti e distanti dai cittadini, soprattutto in seno alla maggioranza Pd.

Il partito sul tema è bipolare, da una parte il Pd locale pare contrario al petrolio eppure i parlamentari a Roma lo benedicono e lo favoriscono ed è questo l’origine di tutti i mali.

I consiglieri regionali sono stati avvertiti chiaramente che quello che stavano per votare in aula non sta in piedi.

Basta leggere le due schede per l'istruttoria legislativa firmate dal dirigente Giovanni Giardino e dal funzionario Anna Caporale.

La proposta Mazzocca -Pietrucci di vietare le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nelle zone di mare poste entro le 12 miglia marine dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero della Regione Abruzzo fa acqua da tutte le parti. E dai buchi rischia di passarci pure una bella quantità di petrolio se è vero che questa proposta servirà a poco, giusto il tempo dell’impugnazione e della sentenza della Corte Costituzionale.

 O forse, e questa potrebbe essere addirittura la sconfitta più cocente, ci vorrà ancora  meno tempo per smascherare l’’inganno’ perché secondo alcuni esperti che frequentano le aule di giustizia la parola chiave che potrebbe di fatto aprire le porte ad Ombina è la ‘disapplicazione della legge’ ovvero  l'applicazione, in caso di conflitto fra due  norme, di un'altra legge o di un principio gerarchicamente superiore. Un istituto giuridico noto.

LO SCENARIO POSSIBILE

Dunque lo scenario potrebbe essere questo: il 14 la conferenza dei servizi potrebbe andare avanti per la propria strada infischiandosene della norma abruzzese palesemente incostituzionale  puntando tutto proprio sull’ istituto giuridico sopra richiamato. A quel punto che farà la Regione? Un ricorso al Tar avendo in tasca una legge farlocca?

Già, perché «le competenze amministrative in materia di rilascio dei titoli minerari in mare sono attribuite allo Stato» come si ricorda nella scheda tecnica del dirigente e del funzionario regionale.

Senza contare che ci sono contrasti pure con la normativa europea: «si violano i principi comunitari di libertà di circolazione delle persone e di stabilimento, di cui agli articoli 43 e 49 del trattato U.E».

Insomma pessima figura, legge incostituzionale all’unanimità e obiettivo non raggiunto?

E tutto questo pasticcio quando invece -se davvero ci fosse stata l’intenzione reale- soprattutto il PD abruzzese avrebbe potuto benissimo fare pressing o puntare i piedi con i vertici nazionali, sfiduciare i propri parlamentari, espellerli dal partito, insomma… fare qualcosa per far cambiare al Parlamento la legge nero petrolio ed il problema era bello che risolto.

Invece no, meglio fare “ammuina” con il referendum (sposato tra l’altro da 10 regioni la cui maggioranza è guidata dal Pd) e con i consigli straordinari inutili.

  IL PARCO DELLE DIMENTICANZE

Ma l’esame degli uffici legislativi regionali non lo passa nemmeno la proposta (rinviata dal Consiglio due sere fa) di istituire il Parco naturale regionale “Trabocchi del chietino” nel tratto di mare prospiciente la costa dei Comuni di San Vito Chietino e di Rocca San Giovanni.

E qui si vede subito che è stato un progetto frettoloso, magari un’idea dell’ultim’ora per tentare di salvare il salvabile perché ci si sarebbe scordati qualche passaggio fondamentale.

In pratica non è stato seguito tutto l’iter complesso che andava seguito: l’inoltro della proposta al Settore Beni Ambientali e Cultura - Ufficio Parchi e Riserve della Regione, il quale, nei trenta giorni successivi al ricevimento della stessa, previa verifica di ammissibilità, invia la proposta al Comitato tecnico-scientifico che deve rilasciare il parere obbligatorio in merito.

C’è poi la seconda fase costituita dal coinvolgimento delle Province, Comunità Montane e Comuni interessati alla istituzione dell’area protetta, i quali devono essere chiamati in sede di conferenza convocata dal Componente la Giunta regionale ad esprimere sul progetto di istituzione dell’area protetta, corredato dal parere del Comitato tecnico-scientifico, suggerimenti e proposte relativi alla redazione di un apposito documento di indirizzo.

«Non solo non si evince il rispetto della procedura sopra descritta», si legge nella scheda tecnica, «ma neppure si dà atto dell’avvenuto coinvolgimento né della competente struttura della Giunta regionale ai fini della preventiva verifica di ammissibilità, né degli enti locali interessati dall’istituzione del nuovo parco regionale, ciò nonostante l’art. 2 del p.d.l. espressamente istituisce il Parco ai sensi dell’art. 4 della citata L.R. n. 38/1996. Al  riguardo, pertanto, appare necessario, nella fattispecie in esame, coinvolgere nell’istruttoria del p.d.l. gli Enti locali il cui territorio ricade all’interno del Parco Regionale».

Anche su questo punto i politici erano stati allertati e avvertiti ma nulla di fatto. Meglio la sciatteria.

FARE IN FRETTA

«Ora è una vera e propria corsa contro il tempo», sostiene il comitato No Ombrina, «perché la legge dovrà essere riportata in commissione lunedì 12 ottobre, approvata martedì 13 e pubblicata sul BURA entro il 14. Ci è stato assicurato che si farà in tempo». Per i cittadini sarà facile valutare se e cosa è stato fatto visto che dagli autobus per il presidio per Roma gli attivisti potranno leggere direttamente il BURA e verificare se gli impegni sono stati mantenuti.

I comitati giudicano positivamente l’approvazione della proposta di legge alle Camere per la modifica dell’Art.35 del Decreto Sviluppo sui progetti entro le 12 miglia, che era una delle due proposte uscite dall’assemblea del Coordinamento del 30 agosto scorso (proposta presentata dal Movimento 5 Stelle, Sara Marcozzi) . «Riteniamo, infatti, che si stia continuando a girare attorno alle vere responsabilità che sono dell’attuale maggioranza in Parlamento. Basterebbero pochi deputati e senatori del PD delle regioni che hanno votato il referendum per cambiare le norme in alcuni giorni, visto che gran parte di queste regioni, come l’Abruzzo, sono dello stesso colore politico del governo nazionale. Una strada comoda e breve che, stranamente, non viene perseguita».

Alessandro Biancardi