LA SCALATA

Regione, il ‘trucchetto’ per scalare posizioni senza concorso

Operazione anomala ma nessuno fa rilievi

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Regione, il ‘trucchetto’ per scalare posizioni senza concorso

ABRUZZO. In tempo di crisi un lavoro certo è una manna dal cielo.

Ma talvolta anche con una poltrona sicura sotto al sedere si può aspirare a qualcosa di più, ad un avanzamento di carriera, ad uno stipendio più elevato.

Ma non è sempre facile. Prendiamo l’esempio della Regione Abruzzo. Con le attuali leggi (riforma Brunetta) ci sono limiti ben definiti e apparentemente invalicabili perchè si può scalare un gradino solo partecipando a selezioni aperte anche all'esterno.

Cioè possono essere riservati agli interni il 50% dei posti di un concorso pubblico (stesse prove per tutti non più concorsi riservati ai soli interni). E ci vuole anche il titolo di studio per il diverso e superiore grado a cui si aspira. Ad esempio se si ha il solo diploma di scuola media superiore non si può partecipare a selezioni per funzionari. Regole chiare e precise che dovrebbero servire a mettere al posto giusto le persone giuste, quelle ‘scolasticamente’ più preparate, con il caro e vecchio pezzo di carta ancora una volta protagonista e che riesce ad assicurare, giusto o no, possibilità in più di raggiungere certe vette.

Le regole del gioco sono queste: margine di manovra invalicabile a meno che non ci si metta d’impegno o si giochi d’astuzia. Perché come spesso accade in Italia una scorciatoia si può sempre trovare.  Serve un po’ di ingegno.

Fondamentale anche un altro tassello: la Regione Abruzzo da tempo non organizza più selezioni per l'accrescimento di carriera. Nell’era Chiodi, assessore Federica Carpineta, si bandì una selezione solo interna, cioè di quelle che Brunetta con la sua riforma ha definitivamente messo fuori gioco. Ma fu impugnata da funzionari già in servizio e tutto si è fermato.
Ma come detto un ‘sistemino’ c’è e la prova che funziona sarebbe nell’avanzamento di carriera di qualche dipendente noto, una ‘moglie di’ che sta facendo storcere qualche naso di troppo. Il malumore serpeggia tra i dipendenti che si chiedono se si faccia finta di non vedere o non si vede proprio.

Il gioco ce lo svela un addetto ai lavori: basta essere trasferiti per mobilità in un'Ater, nel caso verificato dalla nostra fonte quella di L'Aquila, un paio di mesi prima di una riorganizzazione disposta dall'Amministratore Unico e applicata dal direttore. Perchè in quell'ambito il dipendente trasferito con livello regionale C (applicato) sia inquadrato, senza concorsi e senza alcuna prova selettiva, al superiore livello di funzionario. Il gioco è fatto.

Ma non facciamolo sapere a Brunetta che potrebbe restarci parecchio male. E tutti gli altri di categoria C della Regione con laurea in tasca che attendono di potersi cimentare in una prova?

Attendono, appunto. Oppure possono trasferirsi all'Ater di L'Aquila. Intanto con il passaggio in questione c’è stato l’aumento di grado e pure l’aumento di stipendio per adeguarlo alla nuova mansione. Una promozione acquisita sul campo che però secondo alcuni non sarebbe affatto conforme alle regole.

Alessandra Lotti